Che cosa c’entra Vannacci con Cernobbio? Il generale entra nel salotto buono con la Costituzione sotto esame
Il confronto con Mario Monti diventa uno scontro sul confine tra sovranismo, Costituzione e retorica politica, mentre l’evento certifica un dato: l’uomo che si definisce antisistema è ormai entrato nei luoghi simbolo del sistema
Che cosa c’entra Roberto Vannacci con Cernobbio? La domanda, a prima vista, sembra contenere già la risposta: nulla. Da una parte Villa d’Este, il lago di Como, gli amministratori delegati, i banchieri, i ministri e l’eleganza ovattata del Forum TEHA; dall’altra il generale che si definisce voce dello «scarto e della feccia», invoca la remigrazione e promette di rovesciare il tavolo dell’Europa. Possibilmente senza macchiare la tovaglia.
Eppure Vannacci a Cernobbio c’entra eccome. Perché quando l’antisistema comincia a pesare nei sondaggi, il sistema non lo lascia più fuori dal cancello: gli prepara il palco, gli sistema il microfono e gli offre come interlocutore Mario Monti. Altro che posto di blocco: ingresso principale e sala riservata.
Il generale è arrivato perfino con un giorno d’anticipo. Niente mimetica, naturalmente. A Villa d’Este la divisa d’ordinanza è la cravatta e l’unico assalto previsto è quello al buffet. Fotografi, strette di mano, sorrisi e il benvenuto dell’amministratore delegato del gruppo TEHA, Valerio De Molli: «Siamo tra amici». Una frase perfetta per inaugurare la conversione dell’incursore nel salotto buono.
Dopo aver promesso di sorprendere Cernobbio con il «buonsenso», Vannacci ha scoperto che anche l’élite economica, ogni tanto, ama farsi sorprendere. Specialmente da chi porta voti. E se li porta in quantità sufficiente, nessuno gli domanda neppure di lasciarli all’ingresso.
La sua presenza aveva già provocato la diserzione di Carlo Calenda, contrario al «trattamento preferenziale» riservato al leader di Futuro Nazionale. Gli organizzatori hanno rivendicato la natura pluralista del Forum. Ed è difficile contestare il diritto di invitare e ascoltare chiunque. Resta però il dato politico: l’uomo presentato come estraneo ai riti dell’establishment è diventato il protagonista più atteso della manifestazione. Cernobbio non lo ha invitato perché è un generale. Lo ha invitato perché è ormai un generale con percentuali elettorali.
Il “ReBorn Europe” del generale
Nel confronto dedicato al progetto europeo tra integrazione e sovranità, Vannacci ha lanciato la sua formula: «Più che un ReArm Europe servirebbe un ReBorn Europe». Un’Europa rinata, dunque, fondata sulle nazioni e meno incline a impartire direttive. Anche Bruxelles, nel disegno del generale, dovrebbe eseguire una giravolta e mettersi sull’attenti.
Vannacci ha difeso il principio dell’unanimità come garanzia, denunciato la perdita di competitività dell’Unione e indicato nella denatalità il pericolo più grave: «Se vogliamo un futuro migliore per le prossime generazioni, dobbiamo anche pensare di generarle».
Ha poi accusato Bruxelles di incoerenza sull’Ucraina, perché alcuni Paesi europei continuano ad acquistare gas dalla Russia mentre sostengono Kiev. «L’ideologia ha prevaricato la competitività», ha affermato, sostenendo che l’Europa abbia fissato scadenze e regole prima di verificare se l’industria fosse in grado di sopportarle.
Una parte del suo discorso contiene critiche condivise anche fuori dal perimetro sovranista: burocrazia, declino industriale, energia, natalità e distanza tra istituzioni europee e cittadini. Il problema arriva quando dalle diagnosi si passa alla cura. Perché nel bagaglio portato idealmente dal generale a Villa d’Este non c’è soltanto un’altra idea d’Europa. C’è il programma di Futuro Nazionale. E quello, ai controlli, suona più di un metal detector.
Monti porta la Costituzione al tavolo
Mario Monti non ha atteso molto prima di aprire quel bagaglio. E dentro non ha trovato soltanto sovranità e competitività.
«Il suo programma in molti punti viola la Costituzione, la Carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione europea, la parità di genere e tante altre cose», ha contestato l’ex presidente del Consiglio. Poi l’affondo: «Combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo».
Monti ha precisato di non vedere in Vannacci la ricostituzione del Partito fascista, ma qualcosa di più sottile: «La narrativa, la retorica, lo spirito del fascismo», fondati sull’idea di una superiorità italiana e sulla costruzione di un Paese che si considera perennemente umiliato dagli altri. Non un nuovo regime alle porte, dunque, ma una vecchia grammatica politica rimessa a nuovo. Una sorta di restauro conservativo, con abbondante uso dei social.
Il programma di Futuro Nazionale propone, tra le altre cose, l’abrogazione delle unioni civili, il divieto dei contenuti televisivi definiti “genderisti” e “omosessualisti” in una fascia protetta estesa fino alle 23, il riconoscimento giuridico del concepito, una stretta sull’interruzione volontaria di gravidanza, la priorità agli italiani nell’accesso ad alcune prestazioni sociali e il rifiuto delle quote e dell’alternanza di genere nelle liste elettorali.
Prevede anche l’educazione alla difesa nelle scuole superiori e avanza l’ipotesi del “voto plurimo”: schede aggiuntive ai genitori in rappresentanza dei figli minorenni. Una proposta che, per essere realizzata, richiederebbe la modifica dell’articolo 48 della Costituzione, secondo il quale il voto è personale ed eguale. Nel progetto di Futuro Nazionale, invece, anche la scheda elettorale sembra destinata a diventare formato famiglia.
Non tutte queste proposte possono essere liquidate automaticamente come incostituzionali: alcune richiederebbero modifiche legislative, altre una revisione della Carta, altre ancora potrebbero finire davanti alla Corte costituzionale, che rischierebbe di dover lavorare a tempo pieno sul programma del generale.
Nel loro insieme, però, pongono interrogativi difficili da eludere sul principio di uguaglianza, sulla libertà di espressione, sulla parità tra uomini e donne e sulla natura personale ed eguale del voto.
Ed è precisamente qui che il sipario elegante di Cernobbio si apre sulla scena politica vera. Il generale parla di sovranità, ma la prima sovranità con cui dovrebbe confrontarsi è quella della Costituzione italiana. La Carta non è una direttiva di Bruxelles: non si può rispedire al mittente, disapplicare con una circolare o congedare per scarso patriottismo. È il terreno sul quale anche chi vuole cambiare radicalmente il Paese deve muoversi.
L’antisistema servito a Villa d’Este
Alla fine, dunque, che cosa c’entra Vannacci con Cernobbio? C’entra perché il Forum non ospita soltanto chi rappresenta il potere presente, ma anche chi potrebbe condizionare quello futuro. Il generale porta pubblico, consenso, polemiche e forse voti sufficienti a decidere la sorte della prossima maggioranza. Per questo il salotto buono, dopo averlo osservato da lontano, gli ha aperto la porta. E, per sicurezza, gli ha anche tenuto il posto.
Vannacci può continuare a presentarsi come l’uomo che combatte le élite. Ma da oggi dovrà farlo ricordando di essere stato accolto dalla più celebre delle élite italiane, davanti al lago, tra i grandi dell’economia e con Mario Monti come sparring partner.
L’antisistema è entrato a Villa d’Este. Non ha abbattuto il sistema, non ancora almeno. Per il momento si è accomodato in prima fila ed ha scoperto che, quando i sondaggi salgono, persino il Palazzo trova sempre una sedia libera.