Ciclone Harry, mentre la Calabria aspetta la Cittadella la Sicilia ha già le risorse per ripartire
Il presidente della Regione Siciliana Schifani annuncia «Non avremo problemi di copertura finanziaria»: 72 milioni già pronti e una rimodulazione dei fondi europei. La Cittadella invece brancola nel buio e la relazione del presidente Occhiuto in Consiglio Regionale non porta nessuna novità a parte le briciole arrivate dal Governo
Ci si aspettava qualcosa, anzi molto di più, dalla relazione del presidente Roberto Occhiuto nel Consiglio Regionale di ieri, il primo dopo la devastazione portata al territorio calabrese dal Ciclone Harry e arrivato a poche ore dal Consiglio dei Ministri che ha sì ratificato lo stato di emergenza ma che ha destinato 100 milioni per la prima risposta in tutte e tre le regioni, circa 33 milioni di euro a regione. Un primo intervento per lavori in somma urgenza, hanno precisato tutti, ma ben poche risorse rispetto a quanto ci si aspettava: l’attesa era di circa 200 milioni, per un totale di quasi 70 milioni per ogni regione, ma la cifra uscita dal CdM è stata decisamente inferiore alle attese.
Dichiarato lo stato di emergenza nazionale per Calabria, Sicilia e Sardegna: via libera ai primi 100 milioni dopo il ciclone HarryD’altronde sin dalle prime battute il mantra era stato chiaro: ciò che filtrava da Palazzo Chigi era che al netto delle risorse emergenziali, mai fatte mancare durante le fasi più critiche, era all’interno dei territori che era necessario ricercare le economie disponibili, anche alla luce della grande concentrazione di risorse economiche da parte dell’UE nelle due regioni. Infatti, su questa strada si è mossa sin da subito la Regione Siciliana, a differenza degli omologhi calabresi che ancora non hanno presentato a sindaci, comuni e imprese colpite con quali strumenti si ripartirà dopo le mareggiate e gli allagamenti.
Le richieste danni: la Sicilia chiede 1,2 miliardi, la Calabria 300 milioni
Quello che è emerso, in modo netto, è la totale diversità di approccio da parte di Sicilia e Calabria all’emergenza. La Regione Siciliana ha, sin da subito, lavorato sul campo alla quantificazione del danno precisando che allo stato attuale vi sono richieste per un miliardo e 200 milioni di euro. Una richiesta importante, ma giustificata dalle pesanti devastazioni subite sulla costa.
La Regione Calabria, invece, ha presentato in questa prima fase iniziale una conta dei danni che si attesta sui 300 milioni: una cifra apparsa a tutti gli osservatori molto bassa, forse anche incomprensibile alla luce dei danni patiti dalle coste. Basti pensare alla Locride, le cui coste sono state flagellate e nelle quali diversi lungomari sono interamente da ricostruire: nelle ultime ore il presidente Occhiuto ha parlato di “prima stima”, facendo intendere che la richiesta può alzarsi, ma stride la differenza enorme tra quanto richiesto dalle due regioni.
Fondi europei rimodulati e 70 milioni subito: la Sicilia è già ripartita
Quello che più di tutto balza all’occhio, però, è la differenza di approccio tra la Regione Siciliana e gli uffici di Germaneto. Sin da subito, in Sicilia si è lavorato alla ricerca delle risorse utili per poter ripartire da subito e già da ieri, prima del Consiglio dei Ministri, è emersa in maniera chiara la posizione del presidente Renato Schifani: non vogliamo soldi, vogliamo certezza dei tempi e mano libera sulle procedure per i lavori, anche attraverso procedure semplificate ed emergenziali. “Mi sento di dire in maniera semi-ottimistica – ha detto Schifani ai giornalisti - che non avremo problemi di coperture finanziarie perché ci rivarremo anche sul Fondo di solidarietà europea, sull'Fsc, sulla rimodulazione dei fondi sociali di coesione, i fondi nazionali e quelli regionali che non mancheranno. Il problema, la vera scommessa di questa disgrazia, è quella dei tempi».
La Sicilia, dunque, ha già individuato le risorse da utilizzare per partire subito e bene nel tentativo di salvare la stagione estiva e di limitare sin da subito i disagi in quei centri costieri che vivono di turismo 12 mesi l’anno. Per questo, sono stati già messi sul tavolo con fondi di bilancio be 72 milioni, che si sommano quindi ai 33 del Governo e che andranno a cumularsi con la rimodulazione dei fondi europei.
Ciclone Harry, quali fondi userà la Calabria? Ancora tanti i dubbi e la confusione
Eppure, la situazione della Sicilia e della Calabria dal punto di vista della strutturazione dei fondi europei è molto simile: entrambe sono due regioni in quello che si chiamava Obiettivo Convergenza, quindi godono di molte più risorse rispetto alla gran parte degli altri territori italiani. Inoltre, entrambe possono attingere a moltissime risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione ed a grossa disponibilità del PNRR. Quindi, combinando i programmi, è possibile dare una risposta certa e rapida sia sul fronte della ricostruzione che su quello della mitigazione del rischio (per il quale, lo ricordiamo ancora una volta, ci sono progetti e fondi fermi da dieci anni in Cittadella che nessuno ha speso): eppure, chi oggi si aspettava una risposta più articolata in Consiglio Regionale è rimasto deluso.
Ciclone Harry, fermi da dieci anni alla Regione i progetti che avrebbero potuto salvare la costa jonicaNulla è stato detto nella relazione del presidente Occhiuto, che ha ripetuto ancora una volta quanto già noto da ore (i 100 milioni del Governo, i 300 milioni di danni, l’impegno per la mitigazione del rischio e per il ripascimento delle coste) senza dare però nuovi dettagli. Anzi, proprio nella massima assise regionale ci si sarebbe aspettato un piano di risposta articolato, grazie al quale sindaci e comuni avrebbero potuto dormire sonni tranquilli. Invece nessuna rimodulazione ancora in atto, nessuna individuazione di risorse (e dire che solo a pochi chilometri di distanza in linea d’aria ci hanno fatto vedere come si fa) né tantomeno stanziamenti di risorse proprie, ché il bilancio della Regione è già bello e ingessato.
Ciclone Harry al centro del Consiglio regionale, Occhiuto: «Primi 100 milioni per le urgenze, dal Governo l’impegno a inviare nuovi fondi»Toccherà alla nuova autorità di gestione, un dirigente autorevole e di grande esperienza come Menotti Lucchetta, intervenire rapidamente per dare risposte ai territori, ai sindaci ed alle tante imprese colpite: il margine per poter intervenire, anche grazie alla revisione di metà mandato (lo ha detto a Viterbo qualche giorno fa il commissario agli affari regionali della Commissione Europea Raffaele Fitto), è ampio e permetterà di risolvere due problemi in uno. Trovare una copertura alle spese per ripartire e garantire una crescita importante nelle percentuali di spesa di un programma, il POR 21-27, che ancora arranca a livelli bassissimi.
Il Fondo Europeo di Solidarietà: tempi lunghi e limiti incerti
Un capitolo a parte merita, invece, il Fondo Europeo di Solidarietà: invocato sin dalle prime ore da Cannizzaro e Princi come lo strumento da attivare per rispondere alla crisi, in realtà è tutto tranne che una risposta rapida e non è neanche detto che per la Calabria possa essere attivabile.
Il FES, infatti, si attiva solo a determinate condizioni: devono essere dichiarati danni a livello regionale (se si vuole attivare in procedure separate) per almeno 1,5% del PIL regionale. Parliamo di circa 600 milioni, ben lontani dai 300 milioni dichiarati dalla Calabria (motivo per il quale, sin da subito, la Sicilia ha alzato la posta delle richieste).
Inoltre, la procedura ha tempi decisamente lontani da quelli richiesti per gestire un’emergenza. Ci vogliono 12 settimane (quindi almeno 4 mesi) per la ricognizione dei danni, da 9 a 12 mesi per l’approvazione (che deve tra l’altro passare per un voto in seduta plenaria del Parlamento Europeo, che deve approvare e ratificare la congruità della richiesta) e poi 18 mesi massimo per spendere le risorse. Non la panacea invocata da tutti quanti, quindi, ma una procedura ben specifica già utilizzata in Italia (nelle alluvioni in Toscana ed Emilia Romagna, ad esempio) e che ha portato in dote qualche centinaio di milioni. Tempi lunghi, quindi, e risorse ancora poco chiare (addirittura con il dubbio che possano essere usate): intanto i lidi sono distrutti, i sindaci stanno mettendo in sicurezza i lungomari con quel poco che hanno e la stagione estiva si avvicina. Improvvisare, quindi, non è più concesso.