Cisal sostiene l’emendamento al Decreto Lavoro, il segretario Cavallaro: «Passo decisivo per definire il giusto salario»
Il responsabile nazionale del sindacato difende la norma sul Tec e critica le opposizioni: «Posizioni contraddittorie e strumentali»
La Cisal esprime pieno sostegno all’emendamento dei relatori al Decreto Lavoro del 1° maggio, ritenendolo un tassello fondamentale per completare la definizione del cosiddetto Tec e per garantire un quadro più chiaro nella determinazione del giusto salario.
A sottolinearlo è il segretario generale della confederazione, Francesco Cavallaro, che in una nota evidenzia come il provvedimento rappresenti un intervento necessario per evitare fenomeni di deregolamentazione nel mercato del lavoro.
«La Cisal, confederazione comparativamente maggiormente rappresentativa, condivide pienamente l’emendamento del Governo al Decreto lavoro del 1° maggio, con cui si indicano gli istituti utili a definire la nozione di Tec; esso va nella giusta direzione e si pone come il necessario completamento per una definizione compiuta di giusto salario, anche al fine di evitare la deregolamentazione più selvaggia del settore», afferma Cavallaro.
Nel mirino della confederazione finiscono le critiche rivolte al nuovo testo da parte di alcune organizzazioni e soggetti del mondo sindacale. Secondo la Cisal, le contestazioni rivolte all’intervento legislativo risultano incoerenti rispetto alle posizioni sostenute in passato sul tema delle retribuzioni minime.
«La Cisal è sorpresa dalle dichiarazioni di coloro che criticano il nuovo testo e affermano che il legislatore non debba occuparsi della definizione del Tec, sostenendo che quest’ultimo dovrebbe essere disciplinato esclusivamente dalla contrattazione sindacale», osserva il segretario generale.
Una posizione che, secondo Cavallaro, entra in contraddizione con le richieste avanzate dagli stessi soggetti in materia di salario minimo. «Tale schieramento sembra contraddire se stesso, dal momento che in larga parte è composto dagli stessi soggetti che sostengono l’idea che si debba fissare per legge la misura del compenso minimo delle retribuzioni».
La Cisal ricorda inoltre che la norma non nasce in contrapposizione alla contrattazione collettiva, ma ne rappresenta piuttosto una sintesi normativa. «La norma è la risultante della contrattazione collettiva già esistente e, ad esempio, ripercorre i contenuti dell’accordo interconfederale del 2018», evidenzia Cavallaro.
Da qui la critica finale a chi si oppone all’emendamento. Secondo il leader della confederazione, dietro le contestazioni vi sarebbe il tentativo di concentrare la regolazione del settore nelle mani di pochi soggetti, escludendo il ruolo del legislatore.
«Chi è contrario all’emendamento sembra muoversi in modo del tutto strumentale e vorrebbe, forse, introdurre una sorta di “regime della contrattazione collettiva” che lasci la regolamentazione del settore solo a pochi soggetti; il tutto pretendendo di estromettere completamente il legislatore», conclude il segretario generale della Cisal.