Cosa succederà dopo il referendum: Giorgia Meloni ha davanti a sé due strade, ma conserva un colpo a sorpresa
Probabile che in caso di vittoria del Sì, approfitterà del vantaggio andando a elezioni anticipate dopo aver approvato la nuova legge elettorale. Nel centrosinistra Schlein perderebbe la leadership (anche nel Pd). La tentazione di un Governo di unità nazionale in caso di vittoria del No
Quando mancano ormai 5 giorni al voto sulla riforma della giustizia, nei palazzi della politica italiana si affinano agende e strategie per il post voto. Gli appelli a non politicizzare la scelta sul referendum ovviamente sono mera retorica perché il voto avrà, eccome, il suo peso politico.
Due, ovviamente sono gli scenari principali post voto, con un terzo meno probabile sullo sfondo.
Il primo è se dovesse vincere il Sì. Giorgia Meloni porterebbe a casa una vittoria politica evidente dalla quale i partiti al governo si presenteranno più forti e con più argomenti in loro sostegno. La Meloni potrebbe decidere di sfruttare al massimo il momento e, dopo l'approvazione della legge elettorale, decidere di andare al voto anticipato per cogliere al massimo il vantaggio competitivo. Anche perché legati alla riforma della giustizia ci sono poi le leggi attuative che comportano scelte mica da poco come l'elenco laico per il Csm e per l'Alta Corte disciplinare.
Riforma e referendum, scontro totale: Meloni rilancia il Sì, Pd e M5S dicono NoIl nodo centrale resta proprio la legge elettorale alla quale si sta lavorando da mesi ma pare si sia intruppata sul problema delle preferenze che Fratelli d'Italia vorrebbe introdurre ad ogni costo, con qualche scetticismo, invece, fra gli alleati. In questo quadro i riflessi si amplieranno a raggiera su tutto il Paese. Ad esempio in caso di elezioni anticipate, sarà interessante vedere se il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, si lascerà tentare da una candidatura o aspetterà invece il voto delle Europee che ci sarà un anno prima della scadenza naturale della legislatura anticipata.
Ma l'aspetto politico più interessante, in caso di vittoria del Sì, si svilupperà decisamente nel centrosinistra. Elly Schlein sta puntando forte sull'esito del voto cercando in tutti i modi di intestarsi la battaglia anche attraverso un lungo tour in stile convention americana. Ma il problema è che i franchi tiratori del partito sono dietro l'angolo e aspettano l'eventuale sconfitta al referendum per celebrare il de profundis di questa segreteria.
Il senatore di FdI e i “consigli” per convincere a votare Sì: «Utilizzate il solito sistema clientelare… t’ho fatto un favore»Non è un mistero che all'interno del Pd siano tanti coloro che, nel segreto dell'urna, voteranno sì alla riforma. In tutta Italia sono nati i comitati di sinistra per il Sì e ci sono molti esponenti dem che non stanno facendo campagna elettorale e non si stanno sbilanciando, ma notoriamente sono pronti a votare No. Una situazione di cui vorrebbe approfittare anche Giuseppe Conte che in queste settimane ha elaborato una strategia politica più sottile. Niente comizi di piazza, ma confronto con esponenti del Governo quasi a rappresentarsi come unico contraltare possibile (uno molto acceso si è svolto all'Unical a Cosenza fra lui e Giorgio Mulè ad esempio). Insomma tutto questo per dire che la Schlein si gioca molto in questa vicenda ovvero la leadership nel suo partito e anche più complessivamente nel campo largo. Sullo sfondo ci sono vecchie e nuove figure del partito che scalpitano come Stefano Bonaccini o il sindaco di Genova, Silvia Salis.
Se dovesse prevalere il No, lo scenario politico sarebbe diverso e per la Meloni sarebbero possibili due opzioni. La prima è quella di aspettare la scadenza naturale della legislatura e far passare così l'effetto referendum. Questo consentirebbe di trovare con più calma un accordo con gli alleati sulla legge elettorale e tranquillizzare anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella ha fatto intendere ai partiti del governo che non apprezzerebbe se anche questa legge elettorale fosse approvata troppo a ridosso delle elezioni. Dall'altro lato la Schlein verrebbe riconfermata nella sua leadership e chiederebbe certamente a gran voce il ricorso al voto immediato.
Oltre questa ipotesi, però, ce n'è un'altra che è maturata negli ultimi giorni, a causa dei venti di guerra. La Meloni potrebbe rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato e chiedere una nuova fiducia alle Camere sulla base di una sorta di Governo di unità nazionale dovuto dalla straordinaria emergenza geo-politica e dai rincari del prezzo del petrolio che ne sono conseguiti.
In questa direzione potrebbe chiedere, come ha già fatto timidamente nelle comunicazioni alle Camere di qualche giorno fa, un aiuto alle forze di opposizione. Con questo schieramento allevierebbe un po' la tensione sul governo per la sconfitta al referendum e si preparerebbe alle nuove elezioni, magari ridimensionando alcuni alleati attuali, visti più come fastidio che come risorsa.