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22/09/2026 ore 06.15
Politica

Da Pontida a Reggio Calabria, settimana cruciale per la legislatura: Salvini tra la rivolta del Nord e la sfida di Vannacci

Il voto del 27 e 28 settembre riguarda un solo seggio alla Camera, ma arriva subito dopo le tensioni emerse sul pratone e prima dell’appuntamento straordinario del Carroccio. Due vicende formalmente distinte che alimentano interrogativi sugli equilibri politici che porteranno al voto nazionale

di Redazione Politica

L’ipotesi più lineare porta a una conferma degli equilibri nel collegio calabrese, dove il centrodestra punta sul proprio radicamento e sulla mobilitazione costruita da Francesco Cannizzaro. Ma sette giorni dopo una Pontida attraversata dalle tensioni e con un congresso straordinario della Lega già annunciato, le suppletive diventano inevitabilmente qualcosa di più di una sfida per un seggio alla Camera. Nessun pronostico: soltanto una serie di incastri che potrebbe arrivare fino a Palazzo Chigi.

L’ipotesi più prudente, quella dalla quale occorre partire per non trasformare un’analisi politica in una previsione elettorale, racconta una partita destinata a chiudersi senza terremoti: il centrodestra mobilita il proprio elettorato a Reggio Calabria, il radicamento costruito negli anni da Francesco Cannizzaro pesa sulle urne e il primo esame elettorale di Futuro Nazionale ridimensiona, almeno in quel collegio, le aspettative alimentate dai sondaggi nazionali attorno a Roberto Vannacci. Può andare esattamente così. Lo stesso Cannizzaro ha caricato il voto di un significato politico nazionale, sostenendo che Reggio dovrebbe dimostrare la capacità del centrodestra di vincere anche senza Vannacci.

Ma la politica non procede sempre lungo la strada apparentemente più prevedibile e un’analisi, soprattutto a una settimana dal voto, deve contemplare anche ciò che potrebbe accadere qualora dalle urne arrivasse un segnale differente. Senza trasformarlo in previsione, senza attribuirgli probabilità che soltanto gli elettori potranno misurare e, soprattutto, senza dimenticare che domenica 27 e lunedì 28 settembre Reggio Calabria voterà appena una settimana dopo una Pontida nella quale Matteo Salvini ha compiuto una scelta tutt’altro che ordinaria: convocare per ottobre un congresso straordinario della Lega mentre dentro il partito torna apertamente la discussione sull’identità settentrionale, sul federalismo e sulla linea politica seguita dal segretario negli ultimi anni.

Oltre mille chilometri di distanza geografica finiscono così per accorciarsi nella mappa politica della prossima settimana. Dalla Padania a Reggio Calabria, due vicende apparentemente lontane convergono sulla stessa domanda: quale Lega arriverà alle elezioni del 2027, chi la guiderà e quale spazio conserverà il partito dentro un centrodestra che deve fare i conti anche con la nascita di Futuro Nazionale.

Pontida e una Lega che torna a parlare del Nord

Sul pratone simbolo della storia leghista le differenze non sono rimaste nascoste. Massimiliano Romeo ha proposto una Lega organizzata in forma confederale tra Nord, Centro e Sud; Attilio Fontana ha rivendicato la propria identità federalista; Luca Zaia ha ricordato che autonomia e federalismo costituiscono le ragioni originarie del movimento. Salvini ha risposto richiamando il partito all’unità e annunciando il congresso straordinario di ottobre. Nessuno dei principali esponenti critici ha finora presentato una candidatura alternativa alla segreteria e le stesse regole del congresso dovranno essere definite, circostanza che impedisce di descrivere quanto sta accadendo come una successione già aperta. Il confronto politico, però, ha ormai abbandonato le riunioni riservate ed è arrivato sul prato più simbolico della storia leghista.

La questione riguarda una trasformazione molto più profonda della leadership personale di Salvini. Il segretario prese un movimento costruito intorno alla questione settentrionale e lo trasformò progressivamente in una forza nazionale, fino al 34 per cento ottenuto alle Europee del 2019. Oggi quella strategia subisce pressioni provenienti da due direzioni differenti: una parte del mondo leghista domanda maggiore attenzione al Nord e ai territori, mentre Futuro Nazionale prova a occupare una porzione dello spazio politico nazionale che proprio la Lega salviniana aveva conquistato. Le rilevazioni nazionali più recenti fotografano inoltre un rapporto di forze profondamente diverso rispetto alla stagione del 2019, ma rimangono sondaggi e non possono essere trasformate in risultati elettorali prima che gli elettori votino.

Salvini ha scelto di non attendere. Il congresso straordinario gli consente di portare rapidamente il confronto dentro gli organismi del partito, in una fase nella quale nessuno dei suoi interlocutori interni ha ancora assunto formalmente il ruolo di sfidante. L’appuntamento di ottobre potrà servire a ricomporre la Lega e a rafforzare la legittimazione del segretario oppure diventare il luogo nel quale le diverse anime dovranno misurarsi apertamente. Prima del congresso, tuttavia, arriverà un voto che con le dinamiche interne del Carroccio non ha alcun rapporto formale, ma che difficilmente potrà essere ignorato nella discussione politica successiva.

Il laboratorio calabrese che guarda a Roma

Le suppletive sono nate da una vicenda completamente diversa: Cannizzaro ha lasciato Montecitorio dopo essere stato eletto sindaco di Reggio Calabria e il centrodestra ha candidato al suo posto Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia. Futuro Nazionale ha scelto invece Domenico Giannetta, già deputato e fino ad allora capogruppo forzista in Consiglio regionale, trasformando immediatamente una consultazione territoriale in una contesa osservata anche fuori dalla Calabria.

Giannetta rappresenta inoltre un caso politicamente particolare perché non arriva dall’esterno del centrodestra calabrese: ne ha fatto parte, ha ricoperto ruoli in Forza Italia ed è passato a Futuro Nazionale proprio per affrontare questa competizione. La sua candidatura ha provocato la reazione del presidente della Regione Roberto Occhiuto e dello stesso Cannizzaro, mentre Vannacci ha attribuito all’appuntamento un significato nazionale presentandolo come un primo banco di prova della nuova formazione.

Anche il centrodestra ha scelto di allargare il perimetro politico delle suppletive. A Reggio sono intervenuti esponenti nazionali, Fratelli d’Italia si è schierata accanto a Roscioli e Cannizzaro ha parlato di un «esperimento politico» attraverso il quale dimostrare la capacità della coalizione di prevalere senza Vannacci. Non occorre dunque attribuire dall’esterno alla consultazione un significato nazionale: sono stati gli stessi protagonisti della campagna elettorale a farlo.

La cautela rimane indispensabile. Una suppletiva in un collegio calabrese non misura il consenso nazionale di un partito: partecipazione, candidati, organizzazione territoriale, capacità di mobilitazione e caratteristiche della competizione rendono improprio trasformare automaticamente una percentuale ottenuta a Reggio Calabria nella proiezione di ciò che accadrebbe alle elezioni politiche. Proprio per questa ragione, il dato politicamente più osservato potrebbe non coincidere soltanto con il nome dell’eletto, ma riguardare anche la distribuzione dei consensi tra le diverse forze in campo.

Un risultato destinato a molte letture

Una conferma degli equilibri sui quali il centrodestra reggino ha costruito la propria campagna consentirebbe alla coalizione di leggere la consultazione come una verifica della propria capacità di tenuta territoriale, lasciando il primo esperimento di Futuro Nazionale nelle dimensioni stabilite dagli elettori. Sarebbe uno scenario coerente con il radicamento della coalizione nel collegio e con la capacità organizzativa rivendicata da Cannizzaro.

L’analisi deve però contemplare anche l’eventualità contraria, senza trasformarla in previsione: quale effetto politico produrrebbe una capacità di attrazione di Futuro Nazionale superiore alle aspettative dichiarate dal centrodestra locale? In quel caso il dato reggino verrebbe inevitabilmente discusso fuori dalla Calabria, entrerebbe nel confronto nazionale sulla nuova formazione di Vannacci e arriverebbe alla Lega proprio mentre il partito si prepara al congresso straordinario.

La posizione di Salvini presenta una complessità ulteriore, perché i due fronti che interrogano la sua strategia non sono sovrapponibili. Romeo, Fontana, Zaia e gli amministratori che chiedono maggiore centralità del Nord non rappresentano l’altra faccia di Vannacci e sarebbe sbagliato riunirli sotto una medesima regia politica. Il loro confronto si svolge dentro la Lega e riguarda identità, organizzazione, federalismo e rapporto con i territori; Futuro Nazionale compete invece dall’esterno e cerca un proprio spazio nell’elettorato della destra. Per strade differenti, tuttavia, entrambe le dinamiche pongono una domanda sulla strategia attraverso la quale Salvini ha trasformato il vecchio Carroccio in una forza nazionale.

Quando la partita arriva fino alla legislatura

A Palazzo Chigi l’obiettivo dichiarato rimane arrivare alla scadenza naturale del 2027. Nessun automatismo collega il risultato delle suppletive di Reggio Calabria alla durata del governo e attribuire a un singolo collegio il potere di decidere il futuro della legislatura significherebbe forzare i fatti. Giorgia Meloni ha ribadito pubblicamente di voler completare il mandato e, allo stato, questo rappresenta il dato politico dal quale partire.

Il quadro contiene però altri elementi che rendono particolarmente delicati gli equilibri interni alla maggioranza. La riforma elettorale ha superato il passaggio del Senato e dovrà tornare alla Camera dopo le modifiche apportate a Palazzo Madama; il sistema approvato prevede un impianto proporzionale e un premio per chi raggiunge la soglia prevista dalla legge. In una prospettiva nella quale ogni punto percentuale può incidere sulla composizione delle alleanze e sui rapporti di forza al loro interno, ciò che accade nell’area occupata dalla Lega e da Futuro Nazionale acquista inevitabilmente un significato che guarda alle politiche del 2027.

La domanda, allora, non riguarda il deputato che verrà eletto a Reggio Calabria ma la possibile concatenazione degli eventi: che cosa accadrebbe se dalle suppletive emergesse un dato inatteso, se quel dato alimentasse il confronto già aperto nella Lega e se il congresso straordinario di ottobre producesse un equilibrio politico diverso all’interno di uno dei partiti della maggioranza?

Sono ipotesi, e devono rimanere tali. Il percorso può interrompersi al primo passaggio: Reggio Calabria può confermare gli equilibri territoriali, il congresso può ricomporre le tensioni e Salvini può uscirne con una leadership confermata. Nessuno degli elementi disponibili consente oggi di anticipare un esito diverso.

La politica, tuttavia, non vive soltanto delle risposte già disponibili, ma anche delle domande che gli eventi aprono quando una serie di appuntamenti finisce per concentrarsi nello stesso momento. Una settimana iniziata sul prato di Pontida proseguirà quindi davanti alle urne dell’estremo Sud, non perché Reggio Calabria debba trasformarsi impropriamente in un’elezione nazionale, ma perché il risultato verrà inevitabilmente letto dentro un quadro molto più grande del singolo seggio parlamentare.

Tra la Padania e Reggio Calabria ci sono più di mille chilometri. Nei prossimi sette giorni, politicamente, potrebbero diventare pochissimi.