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05/09/2026 ore 06.15
Politica

Elezioni anticipate, Meloni ci pensa e il lapsus di Cannizzaro conferma: il logoramento spinge il Governo alle urne

Il sindaco di Reggio, parlando della candidatura di Roscioli, ha detto che lo avrebbe sostituito per quattro-cinque mesi ovvero fino ad aprile. La premier valuta di accorpare Politiche e Amministrative. In Calabria c’è attesa per le mosse di Roberto Occhiuto: si candiderà o no?

di Massimo Clausi
Stefano Caofei

La parola chiave è logoramento. Un pericolo gravissimo in politica, in questo momento temuto sia a destra, preoccupata dell’ascesa di Vannacci, sia a sinistra, con la Schlein circondata da alleati che mirano a consumare la sua leadership. Il rimedio è solo uno: elezioni anticipate in primavera.

La legislatura sta per raggiungere il giro di boa che interessa tutti ovvero il diritto al trattamento pensionistico su base contributiva che scatta per i parlamentari al primo mandato il 14 aprile (del 2027, ndr). Subito dopo quindi si può votare senza indispettire nessuno.

Giorgia Meloni ci sta pensando sul serio anche perché ha paura di trascorrere un anno (da qui alla scadenza naturale della legislatura) in cui i suoi alleati per distinguersi in chiave elettorale gli uni dagli altri finiscono per gettare ombre di confusione sul Governo. Un esempio lampante si è avuto con la vicenda delle influenze russe sulle elezioni. Il vicepremier nonché ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha parlato di possibili tentativi di Mosca. Lo ha detto non alla fine di una bisboccia fra amici, bensì a margine della riunione dei ministri degli Esteri Ue in Irlanda che si è tenuta all’indomani dei sabotaggi nell’aeroporto di Lipsia. Gli ha fatto subito eco l’altro vicepremier, ovvero Matteo Salvini, «Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io - ha osservato - ma non voglio mancare d'intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non ho l'ansia che i russi invadano Tor Bella Monaca..». Insomma uno l’ancia l’allarme, l’altro sminuisce e tira anche una frecciata al collega lasciando intendere che magari è in possesso di informazioni che non condivide in Consiglio dei Ministri.

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Se il clima è questo allora è normale che la Meloni, raggiunto anche il traguardo del record di longevità al Governo, abbia fretta di recarsi alle urne perché più i giorni passano più vede gli alleati crollare a vantaggio di Vannacci. L’altro giorno su Il Foglio, Salvatore Merlo scriveva di un adagio che ormai circola nei corridoi della politica: meglio tirare le cuoia che tirare Salvini. Un modo per dire che più passa il tempo più Salvini si vede erodere il consenso da Vannacci, ma anche dalla stessa Meloni e ogni tentativo di superare entrambi a destra si rivela deleterio anche per la fronda ormai inarrestabile che arriva dal Nord.

Ovviamente siamo in una Repubblica parlamentare quindi la Meloni non può decidere da sola (come fece ad esempio Roberto Occhiuto) quando votare. È obbligatorio un passaggio dal Quirinale che con ogni probabilità chiederà di formalizzare la crisi in Parlamento. Per farlo senza particolari contraccolpi d’immagine, la Meloni sta pensando di giustificare le elezioni anticipate di qualche mese con un election day con le amministrative. Diventerebbe un turno elettorale molto interessante perché andranno al voto molte grandi città: Roma, Milano, Napoli, Bologna e Firenze. In Calabria andranno al voto due capoluoghi importanti come Cosenza e Catanzaro. È vero che il centrodestra sembra in svantaggio nelle amministrative, ma la concomitanza delle Politiche potrebbe fare da traino ai candidati.

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Del resto che si respiri aria di elezioni anticipate non è un mistero per nessuno. Qualche settimana fa lo ha ammesso anche il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, con un lapsus freudiano. Incalzato dai giornalisti sul perché della candidatura di Fabio Roscioli alle suppletive, l’ex deputato, dopo aver rivendicato di aver imposto lui la candidatura, ha detto che tutto questo polverone è quasi inutile perché il tesoriere di Forza Italia sostituirà Cannizzaro «solo per 4-5 mesi, poi lui chiaramente non penso che abbia problemi essendo colui il quale firmerà le liste di potersi candidare alle politiche nella sua Roma piuttosto che in un'altra regione».

Lo diceva esattamente dieci giorni fa e facendo i calcoli i quattro-cinque mesi scadono proprio a ridosso della primavera. Lapsus freudiano, appunto. Confermato anche da alcuni retroscenisti del calibro di Francesco Verderami che parlano di colloqui intensi con il Pd e un accordo di massima con la Schlein preoccupata che il dibattito sulla leadership del campo progressista logori lei e la coalizione. La data del voto potrebbe essere il 18 aprile o il 23 maggio. Si vedrà.

In Calabria con particolare attenzione perché si è anche in attesa di capire se le giuste ambizioni nazionali di Roberto Occhiuto lo porteranno a candidarsi nonostante le sue smentite o lo spingeranno a giocarsi le sue carte da Catanzaro. Nel primo caso la Calabria potrebbe conoscere un’ulteriore coda elettorale e tornare al voto per la quarta volta in sei anni.