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16/01/2026 ore 16.36
Politica

Emergenza sanità, approvata all’unanimità la legge per riportare medici pensionati in corsia. Occhiuto: qui anche buona sanità

Aula divisa sui contenuti, ma unita nel voto finale sulla norma per fronteggiare l’emergenza negli ospedali. Critiche dalla minoranza, difesa dell’azione di governo da parte della maggioranza, via libera anche all’emendamento sulla radiodiagnostica

di Silvio Cacciatore

È stata approvata all’unanimità dopo una lunga discussione in aula la legge per garantire la continuità dei servizi sanitari regionali, provvedimento nato per fronteggiare l’emergenza di personale medico e assicurare la tenuta dei reparti più esposti. Un testo definito da più parti necessario, inserito dentro un quadro che continua a essere segnato da criticità strutturali, tensioni politiche e pressioni crescenti dai territori.

I lavori di Palazzo Campanella, con all’unico punto all’ordine del giorno la legge sull’emergenza sanitaria, sono iniziati con circa quaranta minuti di ritardo, alle 12.40. L’Aula si è aperta con il cordoglio dell’Assemblea al vicepresidente della Regione Filippo Mancuso per la scomparsa della madre. Subito dopo, un minuto di raccoglimento in memoria delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana.

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A introdurre la proposta di legge regionale è stato il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, che ha illustrato il perimetro della legge, pensata per consentire alle aziende sanitarie di ricorrere temporaneamente a medici in quiescenza e garantire la continuità assistenziale nei reparti chiave. Un intervento tecnico, accompagnato dalla consapevolezza dei limiti imposti dal commissariamento e dalla natura emergenziale del provvedimento.

Spazio al dibattito, dunque, durato circa due ore. Il primo intervento politico è stato quello di Ferdinando Laghi (Tridico Presidente), che ha annunciato un voto favorevole e «di coscienza», rivendicando una scelta legata alla responsabilità civile e professionale. Per Laghi la legge non rappresenta la soluzione definitiva, ma evita un vuoto operativo che, nelle condizioni attuali, rischierebbe di assumere dimensioni critiche.

Gli fa eco più dura Giuseppe Ranuccio (Pd), che ha accusato la maggioranza di correre ai ripari dopo il clamore mediatico e le proteste dei territori. Secondo il consigliere dem, l’Aula avrebbe dovuto discutere una riforma strutturale, mentre il testo in esame resta una risposta emergenziale e giuridicamente fragile. Filomena Greco (Casa Riformisti – Italia Viva) ha collocato il dibattito dentro il conflitto tra narrazione e realtà, sostenendo il provvedimento per senso di responsabilità e invitando a «chiudere qualche canale TikTok e aprire canali tecnici» per dare risposte concrete ai cittadini.

Primo intervento dalla maggioranza con Rosaria Succurro (Occhiuto Presidente), che ha difeso la linea del governo regionale, richiamando gli anni difficili ereditati dalla sanità calabrese, il ruolo strategico della formazione medica e il contributo dei medici cubani nel garantire la continuità dei servizi. Un percorso, ha spiegato, che richiede tempo e scelte progressive.

A replicare alla Succurro, per il Movimento 5 Stelle, Elisa Scutellà ha parlato di una sanità che cambia volto a seconda del territorio, sostenendo che il diritto alla salute in Calabria dipende ancora dal luogo in cui si vive. La collega Elisabetta Maria Barbuto, subito dopo, ha definito il provvedimento un «giubbotto di salvataggio», annunciando comunque un voto favorevole per senso di responsabilità.

La consigliera Daniela Iiriti (Fratelli d’Italia) ha rivendicato il lavoro di riorganizzazione in corso, sottolineando la necessità di tutelare i presidi territoriali e confermando la proroga dei medici in quiescenza come misura indispensabile per il 2026.

Infuocato l’intervento del capogruppo dem Ernesto Alecci, che ha spostato il focus sull’organizzazione del sistema sanitario, citando esempi concreti di inefficienze tecnologiche e gestionali, dai macchinari obsoleti ai ritardi nelle forniture sanitarie, parlando di un deficit amministrativo che pesa quanto la carenza di personale.

A seguire il consigliere Vincenzo Bruno (Tridico Presidente) ha chiesto la convocazione di un Consiglio regionale ad hoc sulla sanità, sostenendo che il problema riguarda l’intero sistema e non può essere ridotto a singole emergenze. Ha comunque annunciato voto favorevole, pur evidenziando i rischi giuridici legati al commissariamento.

Per Domenico Giannetta (Forza Italia) la legge rappresenta una risposta concreta al grido d’allarme dei territori. Ha invitato l’Aula a sostenere l’appello del presidente Occhiuto per attrarre nuovi medici e a evitare un clima di allarmismo che rischia di aggravare la sfiducia. Replica Rosellina Madeo (Pd), che ha definito il testo «l’unica soluzione percorribile», pur giudicandola non la più opportuna, chiedendo maggiore attenzione alla qualità degli investimenti e alla sicurezza delle strutture ospedaliere.

Dalla Lega, Giuseppe Mattiani ha difeso l’azione del governo regionale, ricordando assunzioni, investimenti, nuove ambulanze e cantieri ospedalieri, sostenendo che il provvedimento rafforza la stabilità del sistema sanitario in una fase delicata.

L’intervento politicamente più acceso è stato quello di Giuseppe Falcomatà (Pd), che ha parlato di un «sottosopra alla Stranger Things», contestando l’assenza di dati sugli organici e criticando la gestione dei piani assunzionali. La stoccata più forte è arrivata sulla Facoltà di Medicina di Reggio Calabria, definita «dispersa in Libia», simbolo, secondo Falcomatà, di una programmazione mai decollata.

Ultimo intervento quello di Riccardo Rosa (Noi Moderati), che ha invitato a un approccio costruttivo, difendendo la legge come strumento indispensabile per le aree interne e accusando l’opposizione – polemizzando in particolare con la dichiarazione del capogruppo dem Alecci – di concentrarsi eccessivamente sulla polemica mediatica.

A chiudere il dibattito è stato il governatore Roberto Occhiuto, che ha ringraziato l’Aula per il clima unitario e ha ammesso apertamente che la sanità calabrese non funziona come dovrebbe, ricordando però i passi avanti compiuti su bilanci, stabilizzazioni, PNRR e Azienda Zero. Il presidente ha rivendicato la scelta dei medici cubani, definendola decisiva per evitare la chiusura di reparti, e ha ribadito l’obiettivo di uscire dal commissariamento a condizioni sostenibili, senza accettare piani di rientro penalizzanti per la Regione.

Occhiuto ha invitato la politica a evitare una narrazione esclusivamente negativa, sostenendo che esistono anche sacche di buona sanità in Calabria che meritano fiducia e valorizzazione.

Sul piano normativo, l’Aula ha approvato l’emendamento presentato da Marco Polimeni (Forza Italia), che ha esteso alle aree della radiodiagnostica la possibilità di conferire incarichi a medici in quiescenza, rafforzando l’impianto operativo della legge. Tutti gli articoli sono stati votati favorevolmente e il testo è stato approvato all’unanimità nel suo complesso, con autorizzazione al coordinamento formale.

Alle 15.45 circa è dichiarata chiusa una seduta lunga, tesa e politicamente densa, che ha fotografato una sanità ancora in affanno, ma anche la volontà trasversale dell’Aula di evitare nuovi vuoti assistenziali. Ora la partita si sposta dall’emiciclo agli ospedali, dove le scelte votate oggi saranno chiamate a misurarsi con la realtà quotidiana dei territori.

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