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24/06/2026 ore 08.50
Politica

Ferro contro Murone, ma FdI non lascia la maggioranza: Lamezia resta in ostaggio

Il partito attacca il sindaco e ne contesta l’operato, ma evita la rottura definitiva. Una posizione che trasforma ogni voto in una trattativa e rischia di paralizzare l’attività amministrativa

di Raffaele Florio

La notizia non è più che il sindaco Mario Murone governi male o che l’opposizione, con l’ex candidata sindaca Doris Lo Moro, ne chieda conto per un’amministrazione definita «senza risultati». Quella è normale dinamica democratica. La vera notizia, il fatto politico macroscopico che sta paralizzando Lamezia Terme, è il capolavoro di cinismo firmato da Wanda Ferro e da Fratelli d’Italia. Un gioco di prestigio basato su una formula tanto geometrica quanto indecente: tenere un piede dentro e uno fuori dal palazzo.

Ricapitoliamo la scena per capire il livello della farsa. La coordinatrice regionale del partito di Meloni convoca i giornalisti con lo spiegamento di forze delle grandi occasioni – parlamentari e consiglieri regionali al seguito – per lanciare il solenne anatema: la fiducia al sindaco è finita, il rapporto è irrimediabilmente compromesso.

In qualunque Paese civile, a una dichiarazione del genere seguono due opzioni: il ritiro degli assessori della propria cordata e il passaggio immediato all’opposizione. Ma non alle nostre latitudini, e certamente non nella ditta Fratelli d’Italia. La Ferro, infatti, con una giravolta logica da brividi, si affretta a specificare: «Non siamo qui a ritirare le truppe. I nostri consiglieri comunali restano liberi di valutare».

È il manifesto politico del “tengo famiglia”. Sfiduciano il sindaco a parole, ma nei fatti restano aggrappati alla maggioranza.

La Ferro giura che non è una questione di posti, che lo strappo «non nasce dalla mancata nomina di un assessore» (ogni riferimento al siluramento dell’avvocato Materasso è puramente casuale), bensì da un nobile «deterioramento del metodo di gestione delle relazioni». Ci crediamo sulla fiducia. Peccato che l’effetto pratico di questo bizzarro “metodo” sia devastante per la città. Cosa significa, infatti, restare dentro a “valutare atto per atto”?

Significa una cosa sola: trasformare l’aula consiliare in un mercato rionale del ricatto politico permanente. Da oggi in poi, il sindaco Murone non guiderà più una giunta, ma un comitato d’affari istituzionale. Per approvare un bilancio, un piano urbanistico, la manutenzione delle strade o la gestione dei rifiuti, il primo cittadino dovrà presentarsi con il cappello in mano ai consiglieri di Fratelli d’Italia e negoziare. Cliccare sul pulsante del voto favorevole avrà un prezzo, politico o di poltrona, che la comunità finirà per pagare.

Questo è il vero danno immediato che Wanda Ferro sta infliggendo a Lamezia. Per non assumersi la responsabilità di staccare la spina e ridare la parola agli elettori – ammettendo nei fatti il fallimento della propria coalizione – FdI preferisce la strategia del logoramento subacqueo. Condanna la quarta città della Calabria alla paralisi totale, all’immobilismo burocratico, a un’agonia senza fine.

Fanno l’opposizione nelle conferenze stampa e il governo nei corridoi. Si professano “patrioti”, ma davanti alla scelta tra la coerenza e la conservazione del potere, scelgono sempre la seconda. E Lamezia, nel frattempo, affonda.