Fine vita, Scutellà lancia la sfida ad Occhiuto: «Parla di battaglie civili, allora ne discuta in Consiglio regionale»
A Roma la maggioranza di centrodestra ha affossato il testo rispedendolo nelle commissioni. La mossa politica spinge di fatto le singole Regioni a muoversi in autonomia e l’esponente del M5S manda segnali al presidente
Il ritorno in commissione alla Camera del testo sul fine vita, imposto dalla maggioranza di centrodestra, segna una battuta d'arresto per la definizione di una legge quadro nazionale. La scelta del Parlamento di affossare il dibattito centralizzato, spinge di fatto le singole Regioni a muoversi in autonomia, trasformando i territori nel vero terreno di scontro sulle decisioni per il percorso di cura e l'assistenza al suicidio. In Calabria il tema è entrato direttamente nell'agenda politica locale già da qualche giorno, innescando una polemica sulle responsabilità e sui ritardi accumulati dalla macchina istituzionale regionale.
A sollevare il caso è Elisa Scutellà, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle. Nel respingere le accuse di disinteresse rivolte alla minoranza, ha mirato direttamente al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, evidenziando lo scollamento tra le posizioni progressiste spesso esibite dal governatore e l'azione concreta della sua area politica.
«Portiamo il tema in consiglio regionale»
«Proprio quattro giorni fa, e ripeto quattro giorni fa, pubblicamente ho manifestato pieno sostegno all’associazione Luca Coscione sostenendo la raccolta firme d'iniziativa popolare che sta facendo» ha detto la consigliera pentastellata in un video sui propri canali social. Nel sostenere le proprie tesi, si è rivolta non tanto ai suoi compagni di viaggio della minoranza consiliare, ma direttamente al Governatore. Una sorta di sfida, finalizzata però a quella che ritiene una causa nobile
«Lancio un appello al presidente Roberto Occhiuto - ha detto -. In continuazione sostiene che il proprio partito, Forza Italia, debba cambiare rotta e debba occuparsi di quelle che sono le battaglie civili, così da garantire diritti a tutti. Essendo al vertice di una regione, può tranquillamente discuterne in Consiglio. Anzi gli chiedo di discuterne tutti insieme. Lavoriamoci e portiamo il risultato a casa».
La via regionale e lo stallo giuridico
La possibilità per le Regioni di legiferare in materia, pur in assenza di una legge statale, poggia su basi giuridiche precise, legate alla gestione delle procedure sanitarie locali. Tuttavia, la Calabria sconta un ritardo rispetto ad altre amministrazioni che hanno già recepito le indicazioni della Consulta. Regioni come Toscana e Sardegna dimostrano che i confini delle competenze regionali permettono di normare i tempi e le modalità di accesso al fine vita. L’ostacolo, in sostanza, non sarebbe tecnico-giuridico, ma politico.
Il quadro della situazione emerge chiaramente dall'analisi del costituzionalista del DESF-Unical, Ugo Adamo, che proprio ieri dal nostro network ha evidenziato l'inerzia locale e il valore dei precedenti amministrativi: «Siamo allo stallo e, con ogni probabilità, nello stallo resteremo. Almeno a livello statale. Questa inerzia neghittosa ha spinto alcune Regioni a intervenire direttamente, con proprie leggi – ha sottolineato in un passaggio -. Un intervento che la Corte costituzionale non ha ritenuto illegittimo, purché circoscritto agli aspetti organizzativi e procedurali dell’aiuto al suicidio in ambito regionale. Dopo il deposito della sentenza del 2025, molte Regioni si sono mosse con ancora maggiore decisione. Non tutte, però. All’appello manca ancora la Calabria...».