Forum Ambrosetti, Giorgetti ammette: «Non siamo stati fenomeni». Schlein: «Rimettere in moto il Paese»
Il ministro dell’Economia vede il Pil vicino all’1% e invita gli imprenditori a considerare i salari un investimento. La leader del Pd punta su lavoro, energia ed Europa. Salvini chiede uno scostamento di bilancio e il contributo delle banche, Conte propone un fondo nazionale per lo sviluppo e Renzi attacca i «principianti del galleggiamento»
Un’Italia rimasta in superficie nonostante le guerre, i dazi e le tensioni internazionali, ma ancora alla ricerca di una crescita capace di arrivare nelle tasche delle famiglie e di trasformarsi in salari, investimenti e nuove opportunità. È l’immagine emersa dall’ultima giornata del Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove governo e opposizioni hanno presentato ricette profondamente diverse, partendo però dalla stessa consapevolezza: la stabilità politica, da sola, non basta più.
La dichiarazione destinata a lasciare il segno è arrivata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha rivendicato la tenuta del sistema italiano senza nascondere i limiti dell’azione del governo: «Non siamo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento», ha affermato, sintetizzando con una frase insolitamente realistica i risultati ottenuti in una fase condizionata dalla guerra commerciale, dai dazi e dalla nuova crisi in Medio Oriente.
«L’economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente», ha spiegato il ministro, ricordando che, rispetto alla previsione iniziale di una crescita dello 0,6%, il Paese ha già acquisito uno 0,8% e che, se le condizioni resteranno favorevoli, «potremmo avvicinarci all’1%», sebbene la stima debba essere accompagnata da «tutte le cautele del caso» per la fragilità dello scenario internazionale.
Il prossimo 22 settembre si scoprirà inoltre se il deficit italiano sarà superiore o inferiore, anche soltanto di un millesimo, alla soglia del 3% che determinerà la permanenza del Paese nella procedura europea. «Prendo atto delle regole, sono quelle e quindi dobbiamo accettarle», ha osservato Giorgetti, rivendicando una prudenza sui conti pubblici che lo ha portato a frenare le richieste di Matteo Salvini per un nuovo scostamento di bilancio e una tassa straordinaria sulle banche.
Il ministro ha però riconosciuto uno dei problemi maggiormente avvertiti dalle famiglie, quello delle retribuzioni, sottolineando che «sul tema dei salari non ci può essere solo il governo», perché anche gli imprenditori devono considerarli «una delle prime forme di investimento per far ripartire il ciclo». La prossima legge di Bilancio, ha aggiunto, dovrà prestare particolare attenzione al «deserto demografico che bussa alla porta» e introdurre regole capaci di richiamare i talenti andati all’estero.
A questa rappresentazione di un’Italia riuscita a non affondare Elly Schlein ha contrapposto la necessità di «rimettere in moto questo Paese», indicando tre priorità: «Accelerare sulla decarbonizzazione per abbattere il costo dell’energia, rilanciare gli investimenti e migliorare la qualità del lavoro».
La segretaria del Partito democratico ha chiesto innanzitutto di abbandonare il disfattismo sull’Europa e di compiere un nuovo salto verso l’integrazione: «Bisogna superare l’unanimità, perché non si riesce a governare neanche un condominio con l’unanimità, figurarsi una comunità che tiene insieme ventisette Stati membri diversi».
Schlein ha accusato il governo italiano di non avere sostenuto il superamento del diritto di veto, sostenendo che «così l’Europa verrà messa ai margini» e chiedendo maggiori investimenti comuni per rilanciare l’economia. «Quale Paese europeo da solo può affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale?», ha domandato, spiegando che l’alternativa è ritrovare un’autonomia strategica oppure «mettersi nelle mani di Stati Uniti o Cina».
La leader del Pd ha inoltre respinto la corsa al riarmo dei singoli Stati, perché «ventisette eserciti scoordinati non aumentano la deterrenza», proponendo una vera difesa comune europea insieme a maggiori investimenti sulle energie rinnovabili, sulle reti, sulle batterie e sulla riduzione della povertà energetica.
Le differenze non attraversano soltanto il confine tra maggioranza e opposizione. Salvini ha sostenuto che «lo scostamento di bilancio è doveroso», chiedendo anche un contributo straordinario alle grandi banche e una revisione delle regole europee sulla transizione ecologica. «Il Green Deal sull’auto è una follia», ha affermato il leader della Lega, accusando la regolamentazione europea di avere vincolato le aziende e ridotto la competitività del continente.
Una posizione molto più espansiva rispetto alla prudenza di Giorgetti e differente anche dalla linea di Antonio Tajani, secondo il quale banche, assicurazioni e grandi imprese energetiche devono certamente offrire un contributo nei momenti di difficoltà, ma attraverso soluzioni concordate e anticipazioni fiscali, perché «assaltare le banche è roba da banditi».
Sul fronte delle opposizioni, Giuseppe Conte ha descritto un’Italia segnata dalla debolezza della crescita, dal calo dei salari reali, dalle difficoltà dei consumi e dall’espansione del lavoro povero: «Il governo sbandiera tanti successi, ma la stabilità è un’aggravante rispetto a ciò che si poteva fare e non si è fatto».
Il leader del Movimento Cinque Stelle si è detto «più determinato che mai» nel proporre un «fondo sovrano nazionale di sviluppo», alimentato dal patrimonio pubblico e dal risparmio privato su base volontaria, con il quale finanziare la crescita, investire sul capitale umano, sostenere le piccole e medie imprese e preservare il modello sociale.
Conte ha ribadito anche la propria contrarietà all’aumento della spesa militare, perché «l’Europa non si avvantaggia con l’escalation» e le risorse destinate al riarmo vengono sottratte agli investimenti civili, alla sanità, al lavoro e alle politiche sociali.
Matteo Renzi ha invece attaccato direttamente il governo ricordando che «il 43,1% è la pressione fiscale dell’Italia» e che, secondo i dati citati dall’ex presidente del Consiglio, tra il 2022 e il 2026 la perdita del potere d’acquisto avrebbe raggiunto l’8,6%.
Alla definizione utilizzata dal ministro dell’Economia ha risposto con una battuta ancora più dura: «Questo è stato un governo di principianti del galleggiamento». Secondo Renzi, la stabilità politica avrebbe potuto consentire all’Italia di esercitare una leadership più forte in Europa, mentre l’esecutivo avrebbe trascurato le grandi sfide dell’innovazione: «Questo governo discute di tutto, ma non di intelligenza artificiale, quantum computing e robotica».
Da Cernobbio non è quindi uscita una sola ricetta, ma almeno cinque idee diverse di Paese. Giorgetti rivendica di avere mantenuto l’Italia in superficie attraverso la stabilità dei conti, Schlein vuole darle un nuovo motore europeo, Salvini propone di liberarla dai vincoli e ricorrere al deficit, Conte chiede di spostare risorse dal riarmo allo sviluppo, mentre Renzi accusa il governo di avere trasformato la stabilità in immobilismo.
La metafora della barca scelta dal ministro dell’Economia contiene così il vero interrogativo politico lasciato dal Forum Ambrosetti: dopo essere riuscita a non affondare, l’Italia dovrà decidere quale rotta seguire, con quali risorse affrontare il viaggio e, soprattutto, chi dovrà sostenerne il costo.