Forza Italia pronta a una scissione ma a pilotarla sarebbe la stessa famiglia Berlusconi per rilanciare il partito
Da Arcore si manovra per liberare spazi in modo da avere almeno due terzi dei futuri parlamentari espressione diretta della famiglia e controllare così il partito. Sullo sfondo resta la questione della leadership con Roberto Occhiuto in pole position ma la suggestione di un Berlusconi capolista rimane
La pugnalata di Domenico Giannetta alle spalle di Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro ha acceso nuovamente i riflettori sullo stato di salute di Forza Italia. Nessuno fino a qualche giorno fa poteva solo lontanamente immaginare che anche in Calabria si sarebbero aperte crepe nel fortino creato da Occhiuto e Cannizzaro. Eppure il capogruppo regionale ha deciso di lasciare gli Azzurri per candidarsi con Vannacci alle suppletive di Reggio Calabria. Una mossa che al di là delle rassicurazioni di Cannizzaro e dello stesso Tajani mette in difficoltà il partito.
Ma è solo la punta dell’iceberg. I forzisti nei sondaggi arrancano e per un partito che sui sondaggi è nato la questione non è affatto di poco conto. Sui territori cresce il malumore per la fase congressuale. Laddove si è svolta si sono celebrati semplici congressi ratifica, senza nessuna competizione, in cui sono state elette figure vicine al segretario. Abbiamo già avuto modo di definire quello calabrese una celebrazione per i due reggenti del partito più che un congresso vero e proprio.
Ma i malumori crescono nei territori. In Campania, ben quattro parlamentari (Pino Bicchielli, Annarita Patriarca, Francesco Silvestro e Raffaele De Rosa) hanno firmato un documento denunciando un partito regionale allo sbando, chiedendo il “ripristino della democrazia interna”. Il casus belli è sempre il congresso regionale che si dovrebbe tenere il 9 settembre, un mercoledì, nei giorni del voto sulla nuova legge elettorale. E in cui l’unico candidato è il coordinatore uscente, il capo delegazione di FI al Parlamento europeo Fulvio Martusciello.
In Basilicata, intanto, l’ha scritto Il Fatto, i ras locali sono riusciti a far decadere come coordinatrice la ministra Casellati e anche qui ci si avvia al congresso con l’investitura-formalità del presidente Bardi, altro fedelissimo di Tajani. In Sicilia, invece, prosegue il lavoro del commissario regionale Nino Minardo che allontana l’assise (che a quel punto potrebbe tenersi dopo le prossime amministrative). Il congresso piemontese, ad oggi, non risulta ancora convocato. In Calabria aumentano le indiscrezioni secondo cui l’operazione Giannetta si sospetta essere stata agevolata, se non pilotata, da fuoco amico.
Se questo è il quadro c’è chi arriva a scrivere che i malumori nel partito sono talmente tanti che potrebbe addirittura profilarsi una scissione con una pattuglia di parlamentari pronta a transitare nel gruppo Misto e vedere poi in un secondo momento dove trovare casa. Almeno secondo alcune ricostruzioni giornalistiche.
E’ preso però per pronunciare il de profundis del partito. E’ vero che i forzisti nei sondaggi arrancano, ma comunque si attestano intorno all’8% nonostante la leadership di Antonio Tajani che di certo non brilla e non trascina.
Ecco allora che si ripropone il tema del rinnovamento del partito che Marina Berlusconi agita da tempo. Secondo alcuni rumors l'eventuale scissione è proprio manovrata dalla famiglia Berlusconi che vorrebbe in questo modo non solo sbarazzarsi di vecchi arnesi non più utili al partito, ma anche trovare lo spazio necessario per rinverdirlo con persone vicine alla famiglia. I Berlusconi chiedono che il peso dei futuri eletti, a loro grati, sia almeno dei due terzi: tanto serve per tenere il partito in mano. Il resto andrà ai territori per dare spazio alle forze locali. Un compromesso difficile da accettare per chi non sta nelle grazie della famiglia e ancor meno sostenibile se i numeri si ridurranno come eletti. Ma proprio in quest’ottica si inquadra l’operazione Roscioli paracadutato a Reggio.
Certo, resta il nodo della futura leadership. Tajani ha ormai fatto il suo tempo ed è palesemente agli sgoccioli della sua esperienza, Roberto Occhiuto spinge e ha buone possibilità di spuntarla. Ma nulla è ancora scritto. Indiscrezioni dicono che i Berlusconi potrebbero tirare fuori il classico coniglio dal cilindro. Sullo sfondo poi resta la grande suggestione: un Berlusconi capolista che prenda in mano le redini del partito. Per ora è prematuro, ma in politica mai dire mai. Per ora in Forza Italia si fanno le pulizie.