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12/10/2026 ore 10.30
Politica

Forza Italia, Tajani apre ai riformisti e blinda la guida: la convention di Milano riaccende il confronto interno

Tre giorni organizzati dai gruppi parlamentari azzurri per costruire le proposte sulla crescita e sulla prossima manovra. Il segretario ribadisce l’alternativa alla sinistra, Ronzulli chiede di coinvolgere tutta la squadra, Cirio e Occhiuto sollecitano partecipazione e ambizione. Sulla candidatura Perego resta il confronto con la Lega

di Franco Gemoli

Forza Italia si ritrova a Milano per costruire le proposte economiche da portare nella prossima legge di bilancio e preparare la propria offerta politica in vista delle elezioni. “L’ottimismo della volontà”, la convention nazionale promossa e organizzata dai gruppi parlamentari azzurri di Camera e Senato, si è svolta dal 9 all’11 ottobre allo Spazio Antologico degli East End Studios, in via Mecenate. Tre giornate di dibattiti e confronti sui temi della crescita, del lavoro, della competitività e dell’innovazione, con esponenti del partito, amministratori, rappresentanti delle imprese, studiosi e interlocutori della società civile.

La scelta di Milano tiene insieme il rapporto con il mondo produttivo e le radici del movimento fondato dall’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, richiama entrambi questi significati nel discorso conclusivo: la capitale economica del Paese come luogo nel quale discutere investimenti e sviluppo, ma anche la città in cui sono nati il fondatore e il suo progetto politico. La convention serve dunque a rivendicare il lavoro svolto e a definire le priorità da negoziare con gli alleati, mentre il dibattito interno restituisce una domanda ulteriore: quale Forza Italia dovrà affrontare la prossima stagione elettorale?

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L’apertura ai riformisti e il confine con la sinistra

Tajani indica negli azzurri la casa dei riformisti e dei moderati, ma accompagna l’invito con una delimitazione politica precisa. Nel passaggio rilanciato da Francesco Battistoni, deputato di Forza Italia e responsabile nazionale dell’organizzazione del partito, richiama l’identità cristiana, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista del movimento, respinge «i papocchi, gli inciuci, gli accordi» e ribadisce l’alternativa alla sinistra.

L’apertura serve ad allargare Forza Italia dentro il centrodestra, mantenendo ferma la collocazione della coalizione. Nell’intervista al quotidiano Il Messaggero pubblicata il 10 ottobre e ripresa dal sito del ministero degli Esteri, Tajani aveva già sostenuto la necessità di rafforzare la componente popolare del centrodestra, indicando la crescita e i diritti delle persone fra i tratti qualificanti della proposta azzurra. Convinto che la coalizione possa superare la soglia del 42 per cento, aveva aggiunto: «Vinceremo al centro».

La questione politica riguarda il modo in cui questa ambizione possa diventare riconoscibile. Per attrarre elettori liberali e moderati, il richiamo alle origini dovrà tradursi in scelte sul fisco, sulle libertà e sull’Europa, mostrando quale contributo specifico Forza Italia riesca a dare alle decisioni della maggioranza.

Ronzulli chiede una squadra, Tajani difende la linea

Il confronto sulla gestione del partito acquista sostanza con le parole di Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato e responsabile nazionale di Forza Italia per i rapporti con gli alleati. A margine dell’appuntamento milanese, spiegando il proprio appello a valorizzare competenze ed energie del movimento, afferma: «In questo momento non serve un partito mosso da 4 o 5 persone». Chiede il coinvolgimento dell’intera squadra, sostenendo insieme la necessità di evitare divisioni che renderebbero il partito meno attrattivo.

Il segretario rivendica invece il dovere di garantire l’identità azzurra e ribadisce che «la linea politica di Forza Italia non cambia», indicando nei congressi la sede nella quale esprimere eventuali posizioni alternative. Il suo richiamo si inserisce nel confronto interno, senza che sia possibile attribuirlo automaticamente a un singolo destinatario, e porta in primo piano il rapporto fra l’autorità della segreteria e il contributo degli altri dirigenti.

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte e vicesegretario nazionale di Forza Italia, riconosce che «Antonio Tajani è la nostra guida», ma rivendica la possibilità di esprimere le proprie idee per far crescere il movimento. Nel discorso riportato da Lo Spiffero, quotidiano online piemontese, ricorda che dopo la scomparsa di Berlusconi il partito ha dovuto imparare a camminare da solo: «La mappa sta a noi scriverla».

Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale azzurro, insiste sull’ambizione. Nelle dichiarazioni riportate dal quotidiano L’Identità invita tutti i dirigenti, sé stesso compreso, ad assumersi la responsabilità di innovare il partito, riconoscendo a Tajani il merito di averlo tenuto insieme dopo la morte del fondatore.

Il riconoscimento della leadership convive quindi con una richiesta di partecipazione alle scelte. Non emerge da questi interventi una candidatura alternativa dichiarata alla segreteria, ma un confronto sul modo di esercitare la guida: Ronzulli chiede una squadra più coinvolta, Cirio difende il contributo delle diverse sensibilità, Occhiuto sollecita maggiore slancio. La stabilità costruita dopo Berlusconi viene riconosciuta; la discussione riguarda ciò che occorre aggiungerle per tornare a crescere.

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Milano, la candidatura Perego misura il rapporto con la Lega

Il confronto con gli alleati trova una verifica concreta nella corsa a sindaco di Milano. Tajani conferma la proposta di Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa ed esponente di Forza Italia, sostenendo che interpreti lo spirito della città. La candidatura resta da condividere con il resto della coalizione, mentre la Lega insiste sulle primarie qualora il tavolo politico non trovi un’intesa.

La tensione era già emersa nelle dichiarazioni di Alessandro Sorte, deputato e segretario regionale lombardo di Forza Italia, che aveva evocato la possibilità di competere senza il Carroccio in caso di mancato accordo. Una prospettiva rimasta sul piano polemico, sulla quale è intervenuto Ignazio La Russa, presidente del Senato ed esponente di Fratelli d’Italia, invitando a evitare il muro contro muro e a non liquidare la richiesta leghista.

Il confronto riguarda il candidato e il metodo, ma anche il peso dei partiti nella coalizione. Gli azzurri rivendicano l’iniziativa nella città simbolo della propria storia, mentre la Lega propone di sottoporre i diversi nomi al giudizio degli elettori. L’unità viene richiamata da tutti; la sintesi, al termine della convention, resta da costruire.

Il confine su Vannacci e la ricerca del consenso moderato

La discussione sull’identità riguarda anche Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale ed ex generale dell’Esercito. Ronzulli sostiene che la vittoria elettorale non debba comportare lo snaturamento della coalizione e contesta gli attacchi del leader di Futuro Nazionale alla maggioranza e le scelte parlamentari del suo partito.

L’apertura ai riformisti e la distanza dalla destra radicale possono essere lette come due aspetti della ricerca di un consenso moderato più ampio. Occhiuto insiste da tempo su questa direzione, sostenendo che inseguire Vannacci comprometterebbe la capacità del centrodestra di attrarre elettori liberali. La verifica sarà capire quanto questa impostazione possa diventare una strategia condivisa, oltre la rivendicazione di ciascuna componente della coalizione.

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Dalla no tax area ai salari: la prova della manovra

La legge di bilancio sarà il primo terreno sul quale misurare le ambizioni emerse a Milano. Tajani annuncia una no tax area per agevolare i giovani fino a 35 anni, la detassazione delle tredicesime anche per i pensionati e un beneficio fiscale sulle spese per le cure da riconoscere nell’anno in cui vengono sostenute. Sono proposte da portare al confronto con gli alleati, delle quali restano da definire coperture, destinatari e strumenti normativi.

Il segretario ribadisce inoltre la contrarietà alla patrimoniale e, sul contributo di banche, assicurazioni e grandi aziende, difende il metodo del dialogo, rivendicando risultati che giudica migliori rispetto all’imposizione di nuove tasse sugli extraprofitti. La tutela degli investimenti viene così presentata come parte della risposta ai bisogni di famiglie e imprese.

La convention ha affrontato anche il problema di come aumentare i redditi prima ancora di ridurne il prelievo fiscale. Letizia Moratti, eurodeputata di Forza Italia nel gruppo del Partito popolare europeo e presidente della Consulta nazionale azzurra, collega la crescita delle retribuzioni alla produttività. Antonio D’Amato, presidente della Fondazione Mezzogiorno e amministratore delegato di Seda International Packaging Group, intervenuto nel confronto sul rapporto fra salari e produttività, richiama la competitività industriale e l’occupazione qualificata come condizioni per retribuzioni più elevate.

Tenere insieme sgravi fiscali, investimenti e salari sarà la misura del progetto economico azzurro, oltre che del suo peso nel governo. Il dialogo con il mondo produttivo dovrà tradursi in proposte approvate, risorse individuate ed effetti che i cittadini possano riconoscere.

Milano lascia aperte tre partite che si condizionano a vicenda: la partecipazione alla guida del partito, il rapporto con gli alleati e la capacità di conquistare nuovi elettori. Tajani ha ribadito la linea, una parte del gruppo dirigente ha chiesto di contribuire alle scelte e la coalizione deve ancora trovare l’accordo sulla città. L’ottimismo della volontà ha dato il titolo alla convention; il peso di Forza Italia si misurerà adesso nella capacità di trasformare quelle intenzioni in decisioni, perché la fedeltà a un’identità politica diventa convincente quando riesce a produrre qualcosa anche fuori dalla sala degli applausi.