Frenare l’emorragia di giovani in fuga, ecco la legge sulla “tornanza” proposta da Orrico: «Così rilanciamo la Calabria con le esperienze di ritorno»
Ispirata ad un progetto di alcuni ragazzi pugliesi, la legge verrà costruita dopo aver effettuato una ricognizione sui reali bisogni di quelli che decidono di tornare nella loro terra d’origine
di Massimo Clausi
Si fa presto a dire ai ragazzi calabresi di restare nella loro terra. La realtà, però, è quella emersa dai recenti dati dell’Osservatorio JobPricing, sono infatti le regioni meridionali quelle in cui si registrano le retribuzioni minori.
La Calabria è passata dai 27.297 euro in media lordi del 2023 ai 28.010 del 2024. Una progressione di 713 euro lordi all’anno che hanno, tuttavia, lasciato la regione sul penultimo gradino della graduatoria nazionale.
Bassi salari, lavori precari, bassi contributi previdenziali. Una spirale che di certo non facilita la scelta di costruire il proprio futuro a queste latitudini. La deputata del M5s, Anna Laura Orrico, si è posta il problema di come frenare questa continua emorragia e sta lavorando ad una proposta di legge che ha chiamato della “tornanza”.
Orrico, da dove nasce l'idea?
«L’idea nasce dall’osservazione della realtà, di una realtà, quella dei cosiddetti “tornanti”. Si tratta di persone comuni, professionisti, imprenditori, che hanno maturato esperienza fuori regione o all'estero e hanno deciso, ad un certo punto, di tornare nei luoghi d'origine per restituire qualcosa al proprio territorio, investendo in nuove forme di impresa e lavoro, spesso utilizzando l'innovazione tecnologica, per rilanciare attività culturali, di accoglienza, di recupero della terra. I fautori del progetto “La Tornanza” – Antonio Prota, Flavio Albano e Marcello Benevento in primis – hanno messo nero su bianco questo fenomeno con un libro, hanno poi dato il via ad una rete di soggetti interessati al tema e celebrato un forum nazionale tenutosi a Bari lo scorso febbraio. Le nostre strade si sono incrociate visto il mio pregresso impegno istituzionale per la rigenerazione dei nostri borghi, delle aree marginali, delle nostre aree interne che ora oserei invece definire aree dal potenziale, ancora, inespresso».
Che riscontri state avendo?
«Non so se dire “clamorosamente” ma, personalmente, sto avendo dei riscontri quasi giornalieri. E molti altri, per quanto ne so, li stanno avendo i promotori del progetto La Tornanza, pugliesi di origine. C’è chi è già tornato, chi vorrebbe farlo, chi vuole avere la libertà di fare entrambe le cose. E tutti sono interessati a questo gran parlare che si sta facendo, soprattutto al Sud, perché alla base del percorso che vogliamo intraprendere, c’è una visione. Ovvero che una parte di futuro si costruisce anche tornando e che la crescita diventa esponenziale innanzitutto grazie alla circolazione delle idee, delle esperienze, del sapere. Dal network di persone volenterose e competenti che hanno voglia di cambiare paradigma».
In concreto che strumenti pensate di mettere in campo per fare tornare chi è stato all'estero?
«Siamo del parere che è divenuto essenziale dare vita ad una legge nazionale sulla “Tornanza”, quindi stiamo pensando ad una cornice legislativa che fornisca misure e strumenti in grado di supportare i protagonisti di questo autentico fenomeno sociale. Un provvedimento normativo in tal senso sarebbe un catalizzatore in grado di favorire la rigenerazione delle comunità locali, contrastare lo spopolamento e valorizzare il patrimonio culturale e naturale di interi territori».
Mi spieghi meglio però come intendete procedere…
«Il cammino che vogliamo avviare deve essere però un percorso condiviso che parta dalla mappatura del fenomeno e dall’ascolto. Contiamo di girare il Paese per registrare proposte e suggerimenti, concentrandoci sui bisogni. Solo allora presenteremo la proposta di legge che abbiamo in mente. Ci auguriamo che non sia un lavoro solitario poiché riteniamo che la battaglia sia trasversale, attuale, concreta. Sono le nostre intelligenze, le nostre risorse umane, i nostri figli che andandosene hanno desertificato i territori e soltanto attraverso il confronto contiamo di invertire rotta e creare occasioni tali da rendere attrattivi i piccoli paesi per giovani, famiglie e, perché no, anche i nomadi digitali».