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29/01/2026 ore 12.53
Politica

Frenata di Meloni sul Ponte (e sui poteri a Occhiuto e Schifani): il ciclone Harry investe il centrodestra

La premier decide un cambio di agenda durante la visita in Sicilia: rinviato il decreto sulla mega opera mentre è al vaglio la nomina di un super-commissario non politico «per la ricostruzione»

di Redazione Politica

Per Niscemi non verranno usati i soldi del Ponte sullo Stretto: lo giurano da Forza Italia, lo ripete il ministro della Protezione civile Nello Musumeci.

Intanto, però, non è aria di decreto Ponte: lo ha fatto capire Giorgia Meloni mentre si dirigeva, ieri, verso una Sicilia funestata dal maltempo, a una settimana dai primi danni. La premier ha inviato (lo riporta oggi Repubblica) a governo e maggioranza, tramite il suo staff, quella che sembra una doppia retromarcia (la seconda riguarda il condono edilizio suggerito in un emendamento cancellato ieri).

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Il primo tratto riguarda il decreto per il Ponte sullo Stretto. Richiesto da Salvini, che solo quattro giorni fa – era lunedì – ne aveva annunciato addirittura il varo nel Cdm di ieri. Invece, niente: il provvedimento non era nell’ordine del giorno spedito ai ministri. E, raccontano più fonti dell’esecutivo, sarà molto difficile ripescare la questione al fotofinish sotto la voce «varie ed eventuali». Non si tratta di una bocciatura netta, ma di una frenata, dettata anche dall’opportunità politica del momento.

Meloni sa che, nella regione squassata dal ciclone Harry, il Ponte è un tasto dolente. Non a caso l’opposizione – a cominciare da Elly Schlein – ha chiesto di recuperare i miliardi per la ricostruzione stornandoli dalla grande opera sognata dal capo leghista e cassata dalla Corte dei conti. Anche Angelo Bonelli, che ha incrociato la premier a Niscemi, si è rivolto a lei con la stessa prece: «Altro che Ponte, la vera grande infrastruttura da realizzare oggi è la messa in sicurezza dell’Italia». La risposta della premier? Un sorriso stirato e una stretta di mano. Stop.

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La Lega però considera irricevibile l’offerta: «Non si mischiano le mele con le pere», è il ragionamento che trapela dal Carroccio. Un conto sono gli investimenti, altro la spesa corrente, che può alimentare l’emergenza. Eppure, a destra, sottotraccia il dibattito resta aperto: prova ne è il voto segreto all’Ars, il parlamento siciliano, dove un pezzo di FdI e FI ha votato per deviare fondi dal collegamento sullo Stretto. Mossa su cui il governatore azzurro Renato Schifani non ha obiettato. Si vedrà.

Insomma, la vicenda Harry va maneggiata con cura e con un cambio di passo. Lunedì era saltata la conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Cdm lampo. Ieri, in aula, al posto di Musumeci – indaffarato in Sicilia – si è presentato a riferire il solito Luca Ciriani, ribattezzato dall’opposizione «ministro parafulmine», perché chiamato a metterci la faccia quando i titolari dei dicasteri nicchiano.

La stessa Meloni ha scelto di recarsi nell’isola solo martedì sera, dopo l’arrivo di Schlein e le critiche anche da ambienti nazional-popolari, vedi Fiorello. La Sicilia, come la Calabria, è un granaio di voti per il centrodestra, decisivo per le Politiche del ‘27.

Per rispondere alle attese di sfollati e danneggiati dal maltempo, il governo sa che dovrà stanziare molto di più dei 100 milioni iniziali: almeno 1 miliardo. Si lavora a un nuovo decreto, da qui a due settimane, che prevede sospensioni di imposte come Iva, ritenute e Imu. E dopo la nomina dei tre presidenti di regione a commissari «per l’emergenza», si lavora a un super-commissario «per la ricostruzione». Non un politico: l’idea è un profilo tecnico, sempre che Schifani e Occhiuto non salgano sulle barricate.

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