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03/02/2026 ore 12.38
Politica

Furgiuele dopo il caos alla Camera con CasaPound: «Io soldato di Vannacci? Ridicolo, ma rispetto il generale»

Il parlamentare calabrese torna sulla conferenza sulla remigrazione bloccata alla Camera dall’opposizione: «Era un atto legittimo e comunque dopo lo stop abbiamo raccolto 90mila firme in tre giorni. Le critiche dalla Lega? Pazienza, non sono qui per autocensurarmi» 

di Riccardo Montanaro

Il caos al Parlamento per la conferenza sulla Remigrazione assieme a esponenti di movimenti post-fascisti ha posto il parlamentare calabrese Domenico Furgiuele al centro dei riflettori. Dopo l’occupazione da parte di alcuni parlamentari di centrosinistra della sala in cui avrebbe dovuto parlare assieme a CasaPound, Furgiuele ha cercato di far entrare i suoi ospiti alla Camera ma anche quel tentativo non è andato a buon fine. A distanza di giorni dalle polemiche lo abbiamo intervistato.

Onorevole Furgiuele, ha passato degli ultimi giorni movimentati per usare un eufemismo…partiamo dall’inizio, la sua intenzione qual era? Cos’aveva organizzato?

«Avevo organizzato un atto legittimo, previsto dalla legge e dalla Costituzione: dare voce a cittadini che hanno promosso una proposta di legge di iniziativa popolare. Non uno show, ma un momento politico serio. A qualcuno, però, l’idea che il popolo parli senza chiedere permesso dà evidentemente fastidio».

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Non l’hanno fatta parlare. Se avesse potuto farlo, cosa avrebbe detto?

«Avrei detto una cosa semplice: la remigrazione è una questione di sicurezza. Non è uno slogan, è un dato di realtà. Avrei detto che l’immigrazione incontrollata produce degrado, insicurezza e conflitto sociale, e che ignorarlo per ideologia è irresponsabile».

Questo tentativo di censura non ha finito per aiutare la raccolta firme?

«Altro che aiuto: è stato un boomerang clamoroso. In tre giorni oltre 90.000 firme. Hanno tentato di fermare un fiume con una diga di cartone e sono stati travolti. Quando si prova a zittire un’idea, la si rende più forte».

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Lei parla di una legge che viene dal popolo e non dai “salotti Ztl”. C’è chi parla però di “salotti nostalgici” in questo caso.

«È la solita caricatura. Quando non si hanno argomenti, si agitano fantasmi. Qui non c’è nostalgia, c’è gente reale che vive nelle periferie, nelle stazioni, nei quartieri dimenticati. I veri salotti sono quelli di chi predica accoglienza stando lontano dai problemi».

Alcuni promotori hanno parlato di “mafia antifascista”. Si dissocia?

«Io non faccio processi alle intenzioni, ma giudico i fatti. E i fatti dicono che si è impedito un atto politico legittimo usando la forza dei numeri e il pretesto della sicurezza. Ognuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni».

Sul fronte interno, Fontana e Molinari avrebbero auspicato un suo ripensamento.

«Io rispetto i ruoli, ma non accetto veti politici mascherati da prudenza. Sono stato eletto per rappresentare i cittadini, non per autocensurarmi. Se difendere il diritto di parola è un problema, allora il problema è ben più grande».

Il generale Vannacci l’ha difesa apertamente. Qualcuno l’ha definita un suo “soldato”.

«È una definizione ridicola. Non sono il soldato di nessuno. Difendo le mie idee e rispetto chi, come Vannacci, non si piega al pensiero unico. Evidentemente dà fastidio chi non abbassa la testa. Possono impedire una conferenza stampa, ma non fermeranno un popolo. Le firme lo dimostrano. Continueremo, senza chiedere permesso a chi vorrebbe decidere quali idee sono ammesse e quali no. La partita è appena cominciata».

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