Furgiuele lascia la Lega e segue Vannacci: «Ritorno a Camelot, non riconosco più il Carroccio»
Il deputato calabrese rompe dopo dodici anni con il partito di Salvini e annuncia l'adesione a Futuro Nazionale. Nel lungo post su Facebook accusa la Lega di aver rinnegato le proprie radici, critica l'apertura ai temi Lgbt e il sostegno all'Ucraina, scegliendo il progetto politico del generale Roberto Vannacci
«Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere il coraggio di lasciare ciò che si ama quando non lo si riconosce più». Con queste parole il deputato calabrese Domenico Furgiuele ha annunciato la sua uscita dalla Lega, alla quale aveva giurato fedeltà qualche mese fa, mettendo fine a un percorso politico durato dodici anni e aprendo un nuovo capitolo al fianco del generale Roberto Vannacci e del movimento Futuro Nazionale.
L'annuncio arriva attraverso un lungo post pubblicato sui social e significativamente intitolato "Ritorno a Camelot", un manifesto politico e personale nel quale Furgiuele rivendica il ritorno alle proprie radici ideologiche e denuncia quella che considera una trasformazione irreversibile del partito guidato da Matteo Salvini. Il titolo del post certamente non cita un brano di Roby Facchinetti e Stefano D'Orazio, piuttosto richiama i nomi dei raduni di estrema destra che si rifanno al mito di Re Artù.
«Ho cercato motivi per restare, ma non ne ho trovati»
Il parlamentare racconta di una scelta maturata nel tempo e rinviata più volte. Già a febbraio, spiega, aveva deciso di concedere un'ultima possibilità alla nuova fase del partito, confidando nelle rassicurazioni del segretario nazionale.
«Ho cercato dentro di me e nel confronto con chi si sta occupando del partito negli ultimi tempi motivi per restare, ma non ne ho trovati. Ho chiesto alla mia comunità militante di trovare una motivazione, un appiglio per restare, ma nulla. Troppa l'amarezza, troppa la delusione».
Parole che segnano una rottura politica ma anche identitaria, maturata – secondo il deputato – di fronte a una Lega che avrebbe progressivamente abbandonato i principi che avevano caratterizzato la sua evoluzione nazionale nel Mezzogiorno.
L'attacco alla nuova Lega: «Ha rinnegato dodici anni di storia»
Nel suo intervento Furgiuele traccia un netto confine tra la Lega che lo aveva accolto nel 2014 e quella di oggi.
«La Lega nella quale entrai non è più quella di oggi. Almeno non alle nostre latitudini. È una Lega che si definisce post ideologica, che rinnega un percorso di dodici anni».
Il deputato critica apertamente alcune delle scelte politiche e culturali del partito, contestando quelli che definisce «manifesti ideologici che aprono ai capricci Lgbt» e il sostegno italiano all'Ucraina, accusando il partito di «prendere i soldi degli italiani e mandarli a Zelensky».
Una presa di posizione che si inserisce nel solco della linea politica rappresentata da Roberto Vannacci, sempre più punto di riferimento per l'ala identitaria e sovranista che guarda con diffidenza all'evoluzione moderata del centrodestra.
«Scelgo Vannacci, scelgo la trincea»
Furgiuele presenta la sua adesione a Futuro Nazionale come una scelta di militanza e non di convenienza.
«Non ho mai scelto la comodità. Scelgo ancora una volta l'Idea. Scelgo ancora una volta la trincea. Scelgo ancora una volta il combattimento. Scelgo il generale Roberto Vannacci».
Nel messaggio rivolge anche un saluto ai deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, indicati come compagni di questo nuovo percorso politico, con la convinzione che altri amministratori e militanti possano seguirli.
«Da oggi inizia una nuova strada. Una strada che guarda al domani senza rinnegare ciò che siamo stati».
Il "ritorno a Camelot"
La metafora scelta per raccontare la propria svolta politica non è casuale. Per Furgiuele il "ritorno a Camelot" non rappresenta la nostalgia di un passato irrecuperabile, ma il recupero di valori che considera fondanti.
«Non il ritorno a un passato impossibile da ricostruire, ma il ritorno alle sorgenti: l'onore, la fedeltà alla parola data, il coraggio, il servizio alla comunità, il legame tra le generazioni, l'identità e la tradizione».
Il parlamentare ricorda anche il proprio approdo nella Lega, quando nel Sud Italia il simbolo del Carroccio era ancora guardato con sospetto.
«In Calabria portare il simbolo della Lega significava caricarsi sulle spalle pregiudizi, ostilità e diffidenze. Ma non ho mai cercato la strada più semplice».
«Muore il politico moderato, rinasce un soldato dell'Idea»
La parte finale del documento assume i toni di un vero e proprio manifesto identitario.
Furgiuele sostiene di voler archiviare definitivamente la stagione della moderazione politica, accusando il centrodestra di essere troppo spesso «soggiogato dal pensiero unico» e dai vincoli di «un'Europa costruita sul politicamente corretto».
«Oggi muore il politico costretto nella moderazione di un centrodestra troppo spesso soggiogato dal pensiero unico. Muore il politico che nel Centro-Sud ha rischiato di essere fagocitato da una balena bianca vecchia, stanca, morente, concentrata sul potere per il potere».
Infine la dichiarazione che sintetizza il senso della sua scelta:
«Oggi rinasce un soldato dell'Idea. Perché avere un'ideologia significa avere un'identità. Significa sapere chi si è, da dove si viene e dove si vuole andare».