Fusioni dei Comuni, la mossa a sorpresa della Regione Calabria: cancellare la legge sui fondi (e il referendum)
Il centrodestra vuole archiviare la norma del 2006 che prevedeva incentivi alle unioni «perché superata nei fatti da un'evoluzione normativa nazionale». Nel testo della proposta emerge che dal 2014 nella legge di bilancio regionale non è mai stata stanziata alcuna risorsa
Tra i firmatari ci sono anche Pierluigi Caputo e Angelo Brutto. Il primo fu il fautore e l’attore principale del tentativo di fusione di Cosenza con Rende e Castrolibero. Il secondo fu un sostenitore della città unica insieme al suo partito, salvo poi frenare all’ultima curva in vista del referendum del primo dicembre 2024 che sancì il tramonto dell’idea di un nuovo centro di governo da 110mila abitanti nel capoluogo bruzio. Oggi i capigruppo di Occhiuto Presidente e di Fratelli d’Italia in Regione sono gli estensori, con Vito Pitaro (Noi Moderati), Giuseppe Mattiani (Lega) e Domenico Giannetta (Forza Italia), di una proposta di legge che mira all’abrogazione integrale della legge regionale numero 15 del 2006. Esattamente quella che per quasi vent’anni è stata la cornice normativa che ha disciplinato il riordino territoriale, la promozione delle gestioni associate e gli incentivi finanziari per le fusioni tra i Comuni.
Il cuore della relazione illustrativa non usa giri di parole per descriverne il destino. Il legislatore regionale rivendica apertamente una scelta di campo che risale a oltre un decennio fa: «A decorrere dal 2014 nella legge di bilancio regionale alcuna risorsa è stata stanziata ai fini della concessione dei contributi previsti dalla legge, il che evidenzia la volontà legislativa della Regione di renderla inapplicabile, atteso che la concessione dei contributi ivi previsti era subordinata all’entità dei relativi stanziamenti di bilancio».
Questo passaggio è cruciale per comprendere la strategia della Cittadella. La mancata allocazione di fondi sul capitolo specifico non è stata una svista tecnica, ma una deliberata scelta politica. Senza ossigeno finanziario, la Regione non ha nemmeno potuto adottare il Programma regionale di riordino territoriale previsto dall'articolo 20, che avrebbe dovuto contenere i criteri per la corresponsione degli incentivi. In sintesi, per gli estensori della proposta, la legge è rimasta una scatola vuota, superata nei fatti da un'evoluzione normativa nazionale che ha progressivamente avocato a sé la materia delle gestioni associate e delle fusioni.
L’ombra del referendum e l’eredità della "grande Cosenza"
Dalla Legge Delrio (n. 56/2014) fino al recente DL 44/2023 e al Milleproroghe 2026, lo Stato ha messo in campo strumenti finanziari ben più cospicui: contributi straordinari fino a quindici anni dalla fusione, risorse dal Fondo di solidarietà comunale non inferiori a 60 milioni annui e deroghe ai vincoli assunzionali per i nuovi enti. In questo scenario, l’iniziativa legislativa si pone l'obiettivo di "fare pulizia" normativa, eliminando una legge regionale che non ha più trovato applicazione concreta nel bilancio calabrese dal 2013.
Non si può analizzare l'abrogazione della legge 15/2006 senza incrociare quello che fu il violento dibattito sul referendum consultivo per la creazione della "grande Cosenza". In quell'occasione, la geografia del voto mostrò un territorio spaccato: se a Cosenza la volontà di procedere alla fusione prevalse largamente con una pioggia di "Sì", lo stesso non accadde a Rende e Castrolibero, dove le resistenze locali ebbero la meglio a margine di vere e proprie barricate politiche.
La debacle segnò un evidente passo falso per la maggioranza regionale di centrodestra, che oggi, con l'abrogazione della legge del 2006, può chiudere definitivamente i conti con quella stagione. Il tutto semplificando il quadro normativo a favore di una gestione più centralizzata dei processi di fusione, meno dipendente dagli umori (e dai quorum) dei territori coinvolti. Fermo restando che il referendum consultivo è comunque previsto dalla legge nazionale.
I sospetti di Stasi a Corigliano Rossano, a Casali del Manco Pisani è perplessa
Se da un lato la Regione accelera per l'abrogazione, dall'altro si leva la voce di chi quella fusione l'ha vissuta e oggi chiede conto degli impegni presi. Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano, ha affidato ad un video social la sua ferma opposizione alla mossa legislativa. Stasi ha rivelato di aver inviato, lo scorso 9 luglio, un’istanza di diffida alla Regione per chiedere il riconoscimento dei contributi previsti, sottolineando come la Regione Calabria non abbia erogato "un centesimo" al suo Comune dal 2018 ad oggi. «Non voglio pensare che questa idea di abrogazione (datata 27 luglio) sia la risposta alle mie rimostranze, perché questo sarebbe da istituzioni canaglie» ha tuonato.
Stasi ha inoltre evidenziato un paradosso politico. «Il sindaco sbaglia nove volte su dieci, alle volte capita anche al consigliere regionale di sbagliare, ma tra questi firmatari c'erano fra i più ardenti promotori di altre fusioni, in particolare della fusione fra Cosenza, Rende e Castrolibero – ha detto -. Quindi sono persone che conoscono l'importanza di una ristrutturazione istituzionale del territorio attraverso la fusione dei comuni. Mi sembra piuttosto strano e abbastanza incoerente, che si voglia abolire tale legge».
Più o meno sulla stessa lunghezza d'onda si pone la prima cittadina di Casali del Manco Francesca Pisani, l'altro grande comune nato da fusione in Calabria. Le sue dichiarazioni mettono in luce la valenza sociale e non solo amministrativa degli incentivi regionali. «L’Italia è formata da tanti piccoli comuni e da molti borghi che fanno fatica ad erogare servizi di qualità. Vien da sé che, non potendo garantirli, non hanno motivo di esistere. Ritengo pertanto che le fusioni vadano incentivate anche alla luce dello spopolamento delle aree interne nel Meridione del Paese, di cui spesso parliamo in convegni e talk. Facile, di conseguenza, immedesimarsi in un sindaco: un conto è sapere che oltre al contributo statale sarebbero garantiti anche i fondi regionali, un altro è non averli. Fino ad oggi - ha concluso - con la legge 15 del 2006, qualcuno magari sarebbe stato incentivato ad avventurarsi in un percorso come quello di Casali del Manco e di Corigliano Rossano».