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13/07/2026 ore 13.33
Politica

Futuro nazionale, le ragioni del caos a Lamezia: nel partito che strizza l’occhio al fascismo gli iscritti chiedono «meritocrazia»

Due circoli rivendicano il primato in Calabria sia come numero di iscritti sia come anzianità di militanza e contestano la nomina di Furgiuele a coordinatore nazionale. «Lo scranno non può essere un merito, il partito lo abbiamo costruito noi prima che lui aderisse»

di Massimo Clausi

Pronti via ed è già bagarre. Nemmeno il tempo di radicarsi sul territorio che Futuro Nazionale subisce le prime divisioni dalle dimensioni tutte da interpretare. C'è chi dice che siano stati 600 i militanti di Lamezia Terme che hanno sbattuto le porte in faccia al Generale, per andare dove non si sa . Fonti interne dicono invece che la diaspora si sta pian piano sgonfiando e che 600 è numero esagerato. Il punto è che e il circolo 1067 conta 40 iscritti, il circolo 144 circa 200. I circoli vengono definiti con un numero progressivo in base all'adesione e vengono registrati sul portale del partito, in tutta Italia siamo arrivati ​​a 1670.

Futuro nazionale, caos a Lamezia dopo l’abbandono di due comitati. Furgiuele: «Il confronto si fa nelle sedi opportune»

Al centro della polemica c'è lui il “camerata” Domenico Furgiuele, quello che dal palco della prima uscita pubblica del movimento ha salutato tutti con l'appellativo del ventennio e ha ricordato un martire dei movimenti post fascisti come Sergio Ramelli. Dall'altro lato ci sono i dissidenti che non vogliono apparire formalmente dicendo che la scelta è stata collegiale e quindi nessuno vuole mettere faccia e firma a questa storia.

Da quello che abbiamo capito però Furgiuele è stato appena nominato coordinatore regionale del movimento. La nomina non sarebbe andata giù ai suoi concittadini con i quali da quanto si intuisce non è mai corso buon sangue. I rivoltisi dicono che il circolo di Lamezia è il più grande della Calabria e il primo ad essere stato istituito. Contestano quindi la nomina del deputato e soprattutto il metodo con cui è avvenuto senza ascoltare i famosi territori. A chi gli dice che in fondo in un partito che occhieggia al fascismo chiedere democrazia forse è un po' troppo, dai comitati rispondendo che «poche mele marce non possono rovinare tutto l'albero . I diktat non ci piacciono, noi siamo persone per bene che abbiamo sacrificato tempo per la costruzione del partito e di certo non siamo nostalgici. Se per qualcuno siamo di troppo, si tenessero le mele marce che inneggiano al Ventennio. Noi restituiamo le tessere e non vogliamo nemmeno indietro i soldi».

Vi è però che Furgiuele è punta di diamante dei vannacciani se non altro perché ha permesso al Futuro nazionale di costituire un gruppo parlamentare. Allora si parla di veti incrociati che il deputato avrebbe imposto contro il gruppo. Insomma una storia davvero intricata che non spaventa, e figurarsi, Furgiuele il quale l'ha commentata così «Sono sempre disponibile al confronto con chiunque. Ma il confronto si fa nelle sedi opportune e guardandosi negli occhi, non cercando prima le pagine dei giornali. Per il resto, parlano i numeri: da una parte una sala piena, dall'altra 34 preferenze».

Il deputato si riferisce evidentemente alla prima uscita pubblica del Movimento in Calabria a Lamezia dove dice erano presenti anche questi ipotetici rivoltosi. 34 invece sono le preferenze che ha avuto Gian Carlo Talarico come delegato per l'assemblea nazionale Calabria. Quest'ultimo però dice di non entrarci nulla nella diaspora in quanto appunto delegato all'assemblea nazionale e di non conoscere nemmeno Furgiuele, pur essendo iscritto al circolo 144 dei rivoltosi. Dall'altro circolo, invece, fanno sapere che lo scranno non è un valore e che il loro circolo è nato in maggio mentre il deputato ha aderito al partito lo scorso giugno . Furgiuele quindi si è seduto a tavola già imbandita, come si dice in Calabria, raccogliendo il lavoro di tesseramento fatto da altri.

Insomma il nuovo partito di Vannacci in Calabria nasce subito con le liturgie di uno dei vecchi partiti della Prima Repubblica. E siamo solo all'inizio. A chi, infine, chiede cosa faranno ora i fuoriusciti, nessuno sa dare una risposta. «È estate, penso andremo al mare - ci dice un iscritto - poi a settembre vedremo. Non è detto che dobbiamo per forza fare politica. Magari qualcuno continuerà, di certo non con il centrosinistra».