Gas, bollette e caro vita: Meloni davanti all’inverno più difficile, il rischio di finire come Renzi
L’Europa entra nella stagione fredda con le riserve ai minimi degli ultimi quindici anni. In Italia l’inflazione sale al 4,2% e il governo valuta nuovi interventi sui carburanti. Per la premier la sfida non è soltanto economica: è la tenuta del consenso
Il problema di Giorgia Meloni non è soltanto trovare il gas necessario per affrontare l’inverno, ma impedire che una nuova stagione di rincari finisca per consumare il rapporto di fiducia tra il governo e gli italiani. Mentre l’Europa si prepara ai mesi più freddi con le riserve energetiche ai livelli più bassi degli ultimi quindici anni, nel nostro Paese milioni di famiglie continuano a fare i conti con bollette, carburanti e generi alimentari sempre più costosi. La stabilità politica rivendicata dalla presidente del Consiglio rischia così di misurarsi con una realtà molto meno rassicurante: quella degli stipendi che non tengono il passo con i prezzi e di un potere d’acquisto che si assottiglia.
I numeri raccontano una situazione difficile. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre l’inflazione italiana ha raggiunto il 4,2%, rispetto al 3,3% di agosto, con i prodotti energetici aumentati del 22,3% su base annua. L’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, Arera, ha annunciato per il quarto trimestre un incremento del 37,3% della bolletta elettrica per i circa tre milioni di clienti vulnerabili ancora serviti nel regime di Maggior Tutela. Un aumento che non riguarda indistintamente tutte le utenze, ma che restituisce la dimensione delle pressioni sui bilanci domestici.
La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) ha calcolato che, dall’inizio della crisi iraniana fino alla fine di settembre, il caro energia ha comportato per famiglie e imprese italiane un costo aggiuntivo di circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. Quasi la metà deriva dai carburanti, mentre il resto si distribuisce tra elettricità e gas. Risorse sottratte ai consumi, agli investimenti e, inevitabilmente, alla capacità delle famiglie di affrontare le spese quotidiane.
L’Europa ha meno gas, l’Italia più scorte ma non è al riparo dai rincari
Il nuovo allarme arriva dal rapporto pubblicato l’8 ottobre da Entsog, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto del gas, e dall’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa). All’inizio di ottobre i depositi europei risultavano pieni per circa il 72%, il livello più basso registrato in questo periodo dell’anno dal 2011. Germania e Paesi Bassi si trovano in condizioni particolarmente delicate, con riserve inferiori al 60%.
La situazione italiana è migliore. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe riportati dall’agenzia di stampa Ansa, il 6 ottobre gli stoccaggi nazionali avevano superato l’88%, avvicinandosi all’obiettivo del 90% previsto entro la fine del mese. Una condizione che offre maggiori garanzie sulla disponibilità fisica del gas, senza tuttavia proteggere automaticamente cittadini e imprese dalle oscillazioni dei prezzi internazionali.
La Commissione europea ritiene che le infrastrutture siano sufficientemente flessibili per soddisfare la domanda durante l’inverno, ma le tensioni sui mercati restano elevate. L’Ieefa avverte che, in uno scenario sfavorevole, l’Unione potrebbe dover ridurre i consumi invernali di gas del 7%, anche per effetto del progressivo divieto delle importazioni di gas naturale liquefatto dalla Russia. Compensare le minori riserve con acquisti aggiuntivi potrebbe costare circa tre miliardi di euro.
Sul mercato pesa inoltre la crisi nel Golfo, che ha compromesso una delle principali rotte mondiali del gas liquefatto. A complicare ulteriormente il quadro è il ruolo degli Stati Uniti di Donald Trump, chiamati a decidere sull’applicazione di nuove sanzioni nei confronti di soggetti coinvolti nel settore energetico russo. La società Novatek, che controlla il grande impianto di Yamal nell’Artico, è al centro di una partita nella quale sicurezza energetica, interessi commerciali e rapporti geopolitici si sovrappongono.
Caro carburanti, Conte attacca Meloni: «Dovremmo anche dire grazie? Non facciamoci prendere in giro»Carburanti e bollette, le scelte del governo diventano decisive
Per il governo italiano la questione è ormai politica oltre che economica. Meloni, intervenendo il 7 ottobre al vertice dei Paesi mediterranei dell’Unione europea a Spalato, ha confermato che l’esecutivo sta valutando il ricorso alle accise mobili per contenere i prezzi dei carburanti, indicando una disponibilità di circa 170 milioni di euro maturata a settembre. La scelta riguarda anche il momento in cui utilizzare queste risorse, considerando che gli ultimi sconti fiscali temporanei sono scaduti e che il governo deve decidere come intervenire nuovamente.
L’esecutivo può rivendicare di aver adottato provvedimenti per attenuare gli aumenti e di aver mantenuto un livello relativamente elevato di scorte nazionali. Resta però aperta la questione dell’efficacia e della durata delle misure, soprattutto se le tensioni internazionali dovessero proseguire durante l’inverno. Un conto è fronteggiare un’emergenza limitata nel tempo, un altro è sostenere per mesi famiglie e imprese sottoposte a rincari ripetuti.
Il problema si estende ben oltre i distributori di benzina. Quando aumentano energia e trasporti, crescono anche i costi di produzione e distribuzione dei beni, con possibili ripercussioni sui prezzi al consumo. Per una famiglia che dispone di un reddito fisso, ogni incremento delle spese essenziali riduce lo spazio per tutto il resto. È su questo terreno che la politica economica del governo viene giudicata, indipendentemente dalle spiegazioni sulle responsabilità internazionali della crisi.
Il rischio politico per Meloni e il precedente di Matteo Renzi
La presidente del Consiglio conserva una maggioranza parlamentare e una posizione centrale nel centrodestra, ma la solidità dei numeri nelle istituzioni non garantisce automaticamente la continuità del consenso nell’elettorato. Le difficoltà economiche possono produrre un logoramento graduale, meno visibile delle crisi di governo ma potenzialmente altrettanto significativo quando gli elettori tornano alle urne.
Il precedente di Matteo Renzi, già presidente del Consiglio e oggi leader di Italia Viva, suggerisce una riflessione, pur nella profonda diversità delle rispettive esperienze politiche. Renzi arrivò a Palazzo Chigi con una forte capacità di iniziativa, un’immagine di leadership e un consenso che sembrava destinato a consolidarsi. La sua parabola dimostrò tuttavia quanto rapidamente possa cambiare il rapporto tra un leader e il Paese, fino alla sconfitta referendaria del 2016 e alle successive difficoltà elettorali.
Per Meloni non esiste oggi un destino analogo già scritto, né sarebbe corretto stabilire un’equivalenza tra due stagioni politiche così diverse. Il rischio, semmai, è quello di una progressiva distanza tra il racconto della stabilità e la percezione delle condizioni materiali di vita. Una distanza che potrebbe diventare politicamente rilevante se l’inverno dovesse portare nuovi rincari senza risposte considerate sufficienti.
La presidente del Consiglio ha davanti una prova che non si risolve soltanto nei rapporti con Bruxelles, Washington o nei delicati equilibri della maggioranza. Riguarda la capacità di proteggere il potere d’acquisto, sostenere le attività produttive e offrire prospettive a chi vede aumentare le spese più rapidamente delle proprie entrate.
Perché una maggioranza può anche restare solida in Parlamento mentre comincia a indebolirsi nel Paese. E quando le famiglie non riescono più a sostenere il costo della vita, il rischio per chi governa non è soltanto perdere consenso: è accorgersene troppo tardi.