Giorgia Meloni oltre il punto di non ritorno: il Paese reale ora guarda a Giuseppe Conte
Il vero banco di prova della premier non è tanto la politica estera quanto il crescente costo della vita e la perdita di potere d'acquisto delle famiglie. In questo contesto, il leader del M5S torna a guadagnare consenso come figura capace di intercettare il disagio economico e sociale di una parte dell'elettorato
Il punto di non ritorno Giorgia Meloni potrebbe averlo superato già da tempo, forse da almeno un anno, mentre la politica continuava a misurare la forza del governo attraverso i sondaggi, la stabilità della maggioranza e la presenza della premier ai vertici internazionali, dimenticando che il consenso, prima ancora di comparire nelle percentuali, si consuma nella vita quotidiana, quando una famiglia scopre che lo stipendio è rimasto più o meno lo stesso ma vale meno, che fare la spesa richiede rinunce che prima non erano necessarie, che riempire il serbatoio è tornato a essere una voce pesante del bilancio domestico e che arrivare alla fine del mese, per una parte del ceto medio oltre che per le fasce più fragili, non significa più amministrare il proprio reddito ma difendersi da una continua erosione del potere d’acquisto.
Meno Meloni, più Fratelli d’Italia: la premier non è più intoccabile, il sondaggio che racconta la trasformazione della destraÈ su questa Italia, non su quella delle conferenze internazionali, che Giorgia Meloni dovrebbe essere giudicata, perché occuparsi dell’Ucraina, del Medio Oriente, di Washington, di Bruxelles e della sicurezza europea appartiene naturalmente ai doveri di un presidente del Consiglio, ma quando il racconto della politica estera diventa enormemente più forte di quello dedicato alla condizione materiale del Paese si produce una distanza che nessuna comunicazione può cancellare, soprattutto se chi governa era arrivato a Palazzo Chigi promettendo esattamente il contrario, presentandosi come la voce di quelli che pagavano troppo, guadagnavano troppo poco e non si sentivano più ascoltati dal Palazzo.
Il problema per Meloni è proprio questo, perché dopo quasi quattro anni non può più governare come se fosse ancora all’opposizione e non può attribuire indefinitamente alla guerra, ai mercati, all’Europa o ai governi precedenti ogni difficoltà che entra nelle case degli italiani, dal momento che governare significa assumersi la responsabilità di proteggere il potere d’acquisto anche quando le cause della crisi arrivano dall’esterno, mentre continuare a spiegare perché un problema esiste senza riuscire a ridurne gli effetti sulla vita delle persone rischia di trasformare la leader che aveva conquistato il consenso combattendo il Palazzo nella rappresentante di quello stesso Palazzo.
È precisamente dentro questa frattura che Giuseppe Conte sta trovando uno spazio che ormai non può più essere considerato soltanto una suggestione, perché il sondaggio dell’Istituto Piepoli diffuso da In Onda il 20 agosto lo colloca al 36 per cento nella domanda sulla leadership del campo largo, davanti a Silvia Salis al 30 e soprattutto a Elly Schlein al 29, un risultato che naturalmente non predice le prossime elezioni ma dice qualcosa di politicamente rilevante: quando si chiede chi possa incarnare la guida dell’alternativa, il nome che emerge con maggiore forza non è quello della segretaria del principale partito d’opposizione, ma quello dell’ex presidente del Consiglio.
Politici italiani in vacanza: Meloni resta fedele alla Puglia, Mattarella sulle Dolomiti. Ma nessuno stacca davveroConte, del resto, possiede qualcosa che nessuno degli altri possibili antagonisti di Meloni può rivendicare nella stessa misura, perché gli italiani lo hanno già visto governare durante una delle stagioni più drammatiche della storia recente e possono discutere, criticare e persino bocciare il Reddito di cittadinanza, il Superbonus e molte delle scelte compiute dai suoi governi, ma nella memoria di una parte dell’elettorato è rimasta l’idea di un presidente del Consiglio che, quando milioni di persone rischiavano di perdere reddito e sicurezza, considerava compito dello Stato intervenire direttamente per evitare che chi aveva meno venisse lasciato indietro.
È questa memoria, molto più di qualsiasi operazione di Palazzo, che può trasformarsi nel vero problema politico di Giorgia Meloni, perché il confronto fra i due non sarebbe quello fra una premier e un oppositore che promette ciò che non ha mai sperimentato, ma fra due presidenti del Consiglio dei quali gli italiani possono confrontare priorità, decisioni e sensibilità sociali, chiedendosi semplicemente chi, quando ha avuto nelle proprie mani gli strumenti del governo, abbia dato loro maggiormente la sensazione di comprendere la fatica di vivere con uno stipendio normale.
Caso Delmastro, l’assist (involontario) di Meloni a Conte: la maggioranza gli restituisce il terreno della legalitàSilvia Salis, che nello stesso sondaggio raggiunge il 30 per cento e supera Schlein, rappresenta una novità che sarebbe sbagliato sottovalutare, soprattutto per la capacità di parlare a un elettorato più giovane e meno legato alle appartenenze tradizionali, ma fra l’emergere come figura nazionale e diventare una candidata credibile a Palazzo Chigi esiste ancora una distanza fatta di esperienza, conflitti e decisioni difficili, mentre Conte quella prova l’ha già affrontata e proprio per questo, in una fase nella quale la richiesta di protezione economica potrebbe tornare più forte della ricerca della novità, parte da una posizione completamente diversa.
Nessuno può sostenere seriamente che Meloni abbia già perso le prossime elezioni o che Conte sia destinato a vincerle, ma sarebbe altrettanto miope non vedere che qualcosa si sta muovendo sotto la superficie della politica italiana, perché se il costo della vita continuerà a essere percepito come distante dal racconto ottimistico del governo, la prossima campagna elettorale potrebbe non giocarsi sulle gaffe, sui vertici internazionali o sulle alleanze costruite nei palazzi, ma su un confronto molto più semplice e molto più pericoloso per chi governa: come vivevano gli italiani quando Conte era a Palazzo Chigi e come sentono di vivere oggi.
Se quella domanda dovesse diventare il centro della prossima stagione politica, allora il punto di non ritorno di Giorgia Meloni potrebbe non essere qualcosa che deve ancora arrivare, perché mentre il governo continuava a raccontare la propria forza e una parte del sistema mediatico guardava altrove, il Paese reale potrebbe avere già cominciato a cercare qualcuno che torni a mettere il costo della vita, gli stipendi e la protezione di chi ha meno davanti a tutto il resto, e il sondaggio Piepoli suggerisce che, almeno oggi, il primo nome al quale guarda quella parte dell’elettorato è Giuseppe Conte.