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29/03/2026 ore 21.00
Politica

Giuseppe Conte e quella voglia di riscrivere la giustizia. Dopo il No rilancia la riforma partecipata

L’ex premier propone un nuovo percorso condiviso: confronto diffuso, tempi dei processi più rapidi e un’alternativa all’impianto del Governo puntata su efficienza e fiducia

di Fabrizio Flavio Quattrocchi

Nelle ore successive, dopo la netta vittoria del No, il cosiddetto campo largo torna a interrogarsi sul futuro della giustizia italiana. L’esito delle urne, letto da molti come un segnale di sfiducia verso riforme percepite come troppo radicali, apre ora uno spazio politico che alcune forze intendono riempire con una proposta alternativa. Tra queste, si muove con decisione Giuseppe Conte, che rilancia la necessità di una riforma, ma su basi profondamente diverse rispetto a quelle delineate dal governo guidato da Giorgia Meloni.

Conte, prima ancora che leader politico, rivendica la sua identità di giurista e docente ordinario di diritto privato all’Università di Firenze. Ed è proprio da questa impostazione tecnica che prende forma la sua visione: non uno stravolgimento dell’architettura costituzionale, bensì un intervento mirato sulla funzionalità del sistema.

Il nodo centrale, secondo l’ex premier, resta infatti quello della durata eccessiva dei processi, una criticità che incide direttamente sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Il rischio, sottolineano ambienti vicini al Movimento 5 Stelle, è che il No venga interpretato come una vittoria dell’immobilismo. Una lettura che Conte intende scongiurare proponendo un percorso partecipativo e diffuso.

Nelle prossime settimane, infatti, verranno istituiti circa cento punti di confronto in tutta Italia, ribattezzati simbolicamente “Agorà ateniesi”. Spazi aperti, nelle intenzioni, a cittadini, professionisti e operatori del settore, chiamati a contribuire con idee concrete: sociali, economiche, politiche e giuridiche.

L’obiettivo dichiarato è costruire un’alternativa credibile alla riforma Nordio, puntando su efficienza e accessibilità della giustizia, piuttosto che su interventi strutturali percepiti come divisivi. In questa prospettiva, Conte mantiene ferma una convinzione: la giustizia italiana ha bisogno di essere riformata, ma il metodo e la direzione devono essere radicalmente diversi da quelli intrapresi dall’attuale esecutivo.

Si apre così una nuova fase del confronto politico, in cui il tema della giustizia torna al centro del dibattito pubblico. E se da un lato il governo difende la propria linea, dall’altro l’opposizione prova a riorganizzarsi attorno a una proposta che faccia della partecipazione e dell’efficienza i suoi cardini. Il terreno di scontro è tracciato. Resta da capire se tale visione riuscirà a conquistare la fiducia dei cittadini.