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08/06/2026 ore 06.15
Politica

Il caporalato entra in Consiglio ma le leggi per contrastarlo esistono già, intanto gli altri problemi della Calabria restano fuori

Contro il fenomeno ci sono già norme sia regionali sia nazionali, andrebbero solo applicate. Intanto l’aula dimentica di affrontare il problema dei trasporti, del caro energia, delle povertà crescenti. Il tutto mentre le sirene da Roma per Occhiuto si fanno sempre più insistenti

di Massimo Clausi

La grande manifestazione contro il caporalato di Amendolara avrà una coda nel consiglio regionale di oggi. Il rischio, però, è che il dibattito in aula si trasformi in una maratona retorica in cui maggioranza e opposizione diranno cose sovrapponibili. In realtà le leggi contro lo sfruttamento dei braccianti agricoli esistono già. C’è quella nazionale (la 199 del 2016) che punisce l'intermediazione illecita, consente la confisca dei beni e prevede strumenti di protezione per le vittime che collaborano con la giustizia; c’è anche la legge regionale (n. 9 del 2018) che prevede una serie di strumenti (art. 37) contro il fenomeno. Infine c’è la legge che aveva presentato nella scorsa legislatura il capogruppo del M5s, Davide Tavernise e che oggi è stata nuovamente depositata dalla Barbuto che prevede l’istituzione di un registro delle imprese agricole virtuose.

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Tutte norme rimaste sulla carta perché il vero problema sono i controlli. Le imprese agricole sulla carta sono tutte a norma, con contratti però che prevedono un numero di giornate limitate rispetto a quelle effettivamente svolte sui campi. Altro fenomeno sono i pagamenti, indirizzati su carte prepagate formalmente intestate ai braccianti ma nei fatti nella disponibilità dei caporali.

Tutto questo per dire che il consiglio regionale si eserciterà in un dibattito con ogni probabilità senza succo. Allargando lo sguardo la nostra assemblea elettiva da quando è iniziata la legislatura, non ha mostrato grandi capacità legislative. L’unico sforzo fatto è stato quello della modifica dello Statuto regionale per allargare la giunta a nove componenti e introdurre la figura dei due sottosegretari. Su questo l’opposizione aveva annunciato una battaglia politica con una raccolta firme per presentare una legge abrogativa delle costose prerogative dei sottosegretari, ma i banchetti nessuno li ha visti.

Eppure la Calabria ha problemi serissimi. In un contesto generale di recessione economica, una delle regioni più povere del Paese ha problemi ancora più significativi.

In consiglio però non si è mai discusso di una vera politica industriale per il rilancio economico della Calabria. Così come sul delicato tema dei trasporti il dibattito è pari a zero. D’altronde la delega è nelle mani del bravo assessore Gianluca Gallo che però deve gestire anche l’importante settore dell'Agricoltura. Come fa a governare le due cose insieme è davvero un mistero, difatti i trasporti sono una materia così delicata che meriterebbe un’attenzione h24 che Gallo ovviamente non può dare. Così il dibattito sull’alta velocità si è spento, l’elettrificazione della linea ferroviaria jonica va avanti con ritardi incredibili rispetto al cronoprogramma originale, la questione del Tpl non è oggetto di discussione politica. E stiamo parlando della seconda voce del bilancio regionale dopo la sanità. Un settore fra l’altro che sarebbe un volano per tutta l’economia regionale, a partire dal turismo. Studi consolidati dimostrano che nelle città dove si ferma l’alta velocità il Pil aumenta fino a tre punti percentuali.

Nessuno però ne parla. Si preferisce parlare di sanità sulla quale è facile incontrare il consenso. Eppure anche questo tema meriterebbe ben altri approfondimenti. L’annunciata uscita dal commissariamento ancora non sembra essersi concretizzata, con il tavolo interministeriale di controllo che ha avanzato seri dubbi sulla veridicità del bilancio consolidato regionale a causa soprattutto di circa 23 bilanci mai approvati delle Asp di Cosenza e Reggio Calabria.

In tutto questo i calabresi soffrono per l’aumento delle bollette, in una regione che produce tantissima energia rinnovabile. Sul CorSera Roberto Occhiuto ammette che i parchi eolici sono stati un ostacolo ad investimenti nel settore del turismo e che di tutta questa energia prodotta ai calabresi non ne deriva granchè. Secondo lui il problema sta nella legislazione nazionale che non consente la piena applicazione delle tariffe zonali ovvero tariffe agganciate alla produzione locale di energia. Eppure lui stesso ha deciso di abrogare l’agenzia per l’energia varata nella scorsa legislatura e mai entrata in funzione. Lo scopo però era serio ovvero istituire una task force di esperti del settore per garantire ai calabresi royalties interessanti dal settore e favorire la costituzione di comunità energetiche. Mentre il Governo Meloni agita lo specchio per le allodole del ritorno al nucleare, qualcuno vuole affrontare questi temi?

Così come i temi legati allo spopolamento. Basta destinare fondi a chi va a vivere nei borghi se non si assicurano servizi ai paesi delle aree interne? E la povertà che si sta ogni giorno ampliando come si intende arginarla?

L’impressione è che l’attuale classe dirigente calabrese non sia all’altezza delle sfide che ci propongono in tempi difficili che stiamo vivendo. Roberto Occhiuto ha invece gli strumenti per farlo, ma le sirene sempre più insistenti provenienti da Roma sembrano distrarlo dal compito nonostante lui lo neghi con ostinazione.

allora è meglio esercitare retorica sul caporalato, senza considerare che in alcune zone della Calabria non c’è solo quel mercato di carne umana. Ma forse per accorgersene ci sarà bisogno di un nuovo e grave fatto di cronaca.