Il contrasto al caporalato in Consiglio regionale dopo Amendolara, l’opposizione: «Strage annunciata»
Occhiuto: «Non abbiamo aspettato la tragedia, attenzione ad autoflagellarci». Falcomatà attacca: «Le leggi esistevano e voi siete rimasti inerti. Dramma che si poteva evitare»
Al termine del dibattito sulle misure di contrasto al caporalato, allo sfruttamento del lavoro e alle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria il presidente della giunta regionale, ha mostrato di apprezzare il senso istituzionale che ha contraddistinto gli interventi ascoltati in aula. Non tutti per la verità, ma Occhiuto ribadisce: «Non abbiamo aspettato la tragedia, attenzione ad autoflagellarci». L’invito non è solo relativo al fatto di cronaca in sè, ma anche al tema dell’accoglienza con una regione che, dice, ha sempre dimostrato grande solidarietà.
«Oggi ne discutiamo come se fosse un problema soltanto calabrese. Nei decenni passati qualcosa è stata fatta per combattere il caporalato, a livello nazionale e regionale, ma oggi grazie a quegli interventi non sono più tanto le aziende agricole a ricorrere al caporalato, ma si annidano altre forme di sfruttamento che riguardano il trasporto, il cibo, l’alloggio con costi che finiscono per esaurire anche la paga del lavoratore. Qui va concentrata l’attenzione e noi stiamo cercando di farlo, vorremmo estendere il servizio di trasporto e se non bastano i mediatori linguistici stiamo lavorando ad una short list».
Poi il presidente chiede l’aiuto del Terzo settore, e ricordando la riunione di venerdì scorso a Reggio Calabria con il ministro Calderone, ha sostenuto che forse quello che manca è la capacità di mettere insieme l’attività di tutti quelli che hanno a che fare col tema del caporalato e del lavoro in generale.
C’è però poi un altro tema: «Manca un’offerta di lavoro per alcune attività, come l’agricoltura, il turismo e penso che dovremmo guardare ad una migrazione a domanda. Se possiamo scegliere... Il punto però è che bisogna offrire le condizioni per favorire una reale integrazione nella società, se non è così anche quel lavoro diventa oggetto della speculazione della criminalità».
Infine Occhiuto ha chiesto al Consiglio di capire il metodo una norma che dà la possibilità alla Regione di pagare il viaggio delle famiglie che devono riconoscere le vittime, sobbarcandosi anche il costo del rimpatrio dei corpi.
Occhiuto ha sostanzialmente completato un discorso avviato dai suoi assessori. Pasqualina Straface, titolare del Welfare - ha ricordato che il tavolo anti caporalato è stato riattivato già da qualche mese coinvolgendo diverse personalità. L’idea della cabina di regia permanente che monitori il fenomeno, come è stato avviato un piano abitativo e di trasporto. Con il progetto “Supreme 2” propone poi tre linee di intervento: socio assistenziali, uno che riguarda l’abitare e l’ultima che
Il progetto è già attivo e riguarda la Piana di Gioia Tauro e della Sibaritide. A proposito della situazione del reggino Straface chiarisce: «Insieme ai sindaci e al Prefetto vi comunico che siamo prossimi allo sgombero e allo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando. Verrà istituito un presidio con psicologi e mediatori culturali». Un incontro nei prossimi giorni darà il via al piano previsto, mentre diversi servizi sono già attivi anche nella sibaritide, dove però, ammette l’assessore «alcuni sindaci si girano dall’altra parte».
Da parte sua l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo ripercorre anche le indagini in corso, sostenendo che di certo la Calabria non può voltarsi dall’altra parte. «Non dobbiamo cedere a due tentazioni – avverte Gallo -, la criminalizzazione della nostra regione e del nostro settore agricolo, e la strumentalizzazione di chi dice che abbiamo le mani sporche di sangue. Il richiamo alla responsabilità deve essere comune». Poi, Gallo, rispetto a quanto previsto dalle leggi vigenti, ricorda che è prevista la confisca per i terreni di quelle aziende che sono coinvolte in episodi di caporalato, e che ciò ha spostato l’agire dei criminali su un sottobosco di illegalità. «Troviamo il modo di gestire questi fenomeni – conclude Gallo – aggiungendo nuove risorse anche quelle del fondo sociale europeo sui trasporti, mantenendo una corresponsabilità comune».
Il dibattito
Il primo a prendere la parola nel dibattito, è stato Ferdinando Laghi (Tridico Presidente). L’aula aveva appena osservato un minuto di silenzio per le vittime di Amendolara, dove sabato scorso è andata di scena la manifestazione di sindacati e lavoratori. Lo stesso consigliere parla di «un pomeriggio di testimonianza e di lotta», contro un caporalato che è solo «la punta di un iceberg contro cui si fa davvero troppo poco».
Il capogruppo dem Ernesto Alecci si è invece detto «dispiaciuto» di non vedere colleghi della maggioranza alla manifestazione di Amendolara: «bastano trenta secondi sui tg nazionali – incalza - per rimettere in discussione l’immagine della Calabria straordinaria che state narrando». Poi, l’esponente del Pd propone come successo in altre regioni l’introduzione di una “certificazione di qualità” per le aziende che così dimostri il rispetto delle regole in ogni ambito e anche sui lavoratori.
«Bisogna aspettare la prossima tragedia per renderci conto che abbiamo una tra le leggi più avanzate di contrasto al caporalato in Calabria?» – si domanda retoricamente Enzo Bruno (Tp) rivolgendosi al presidente Occhiuto. Per lui è necessario affrontare il tema in maniera più ampia e non solo come un fatto di cronaca, chiedendo la convocazione della Commissione anti ‘ndrangheta per un ciclo di audizioni che coinvolga i soggetti che sono già indicati dalla legge in questione. Dalla maggioranza è Elisabetta Santojanni (FI) a ricordare di aver già affrontato il tema del contrasto al lavoro nero nella Sesta Commissione Agricoltura che presiede.
Filomena Greco (Cr-Iv) ammette di non aver partecipato alla manifestazione di sabato, perché i problemi si risolvono in maniera diversa: «Va bene la solidarietà, ma mi sono sentita male al pensiero di andare lì sapendo che c’è una legge esistente ma inapplicata». Le imprese, secondo Greco, devono garantire la legalità e buone condizioni lavorative alle maestranze, ma la politica deve fare la sua parte fornendo loro gli strumenti per farlo.
Per Giuseppe Mattiani (Lega) il problema coinvolge le forze dell’ordine e il tema della sicurezza: «La soluzione non è quella delle porte aperte all’immigrazione. Diciamo “si” invece al modello immaginato dal presidente Occhiuto in Tunisia».
Rosellina Madeo (Pd) da parte sua parla di «strage annunciata» dicendosi fiera di aver partecipato alla Commissione di venerdì e alla manifestazione di sabato. «Non è vero che abbiamo tutti la stessa responsabilità»
Per Elisa Scutellà (M5s) non è più tempo dei “faremo” o “diremo”; per lei serve concretezza: «Se le proposte di legge ci sono allora vuol dire che non funzionano. Manca un momento di controllo e di vigilanza. L’altro problema è rappresentato dai flussi migratori di cui si parla in prossimità di ogni tornata elettorale». Il riferimento è all’intervento di Mattiani che definisce «inappropriato» quanto un comizio in questo delicato momento.
Per Riccardo Rosa (Nm) nulla di quello che è accaduto pone ombre sulla gestione dell’Agricoltura in Calabria. Rosa contesta la strumentalizzazione politica dell’opposizione su una manifestazione fatta in Calabria per lavoratori che in realtà non lavoravano nella nostra regione ma in Basilicata. Accusa restituita al mittente dalla pentastellata Elisabetta Barbuto che ricorda anche come una legge presentata da Tavernise nella scorsa legislatura sia stata affossata: «Il problema - dice – è la prevenzione».
Al dibattito partecipano anche il dem Giuseppe Ranuccio e il forzista Sergio Ferrari, e l’ex sindaco reggino Giuseppe Falcomatà secondo cui non si può far finta di scoprire la realtà solo quando succedono le tragedie, «come se non sapessimo dell’esistenza delle baraccopoli, o fiumi di denunce e inchieste giudiziarie, di inchieste parlamentari e appelli dei sindacati». Insomma «il dibattito non si può esaurire con l’elogio dell’imprenditoria sana e onesta calabrese», piuttosto per l’esponente dem si dovrebbe ragionare sulla legge n°9 del 2018 che prevede tutta una serie di obblighi da parte dell’Ente che ha rilanciato l’attività di contrasto al caporalato con un tavolo quasi permanente con l’assessorato allora guidato da Tilde Minasi e ripreso da Pasqualina Straface: «Troppi tavoli – propone Falcomatà – sintetizzate, perché le leggi esistevano e voi siete rimasti inerti. Era una tragedia che si poteva evitare applicando quella legge».
Per Domenico Giannetta (FI) però è giusto dire che il problema non è un problema calabrese, ma nazionale. «La battaglia contro il caporalato è una battaglia per l’agricoltura, nella consapevolezza che il caporalato non è un problema solo di ordine pubblico». Per questo, Giannetta benedice l’intenzione di Occhiuto di costituirsi parte civile nel processo che verrà. Daniela Iiriti (FdI) boccia l’approccio di Falcomatà al tema sostenendo che «se c’è un colpevole siamo tutti colpevoli», ognuno con la responsabilità che ha avuto ricoprendo il proprio ruolo.