Il dopo Pnrr visto da Stasi: «Non disperdere le competenze maturate e dare ai Comuni i fondi bloccati per decenni»
Il sindaco di Corigliano Rossano è intervenuto alla Festa dell’Unità a Lamezia: «Si trasformi il know-how in un modello stabile, utilizzandolo per superare quei pantani burocratici che hanno impedito a risorse già disponibili di trasformarsi in opere»
«Il Pnrr ha rappresentato una straordinaria palestra amministrativa per i Comuni italiani». È da questa considerazione che Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, è partito nel corso del suo intervento alla Festa Regionale dell’Unità del Partito Democratico, che si è svolta a Lamezia Terme il 18 e 19 settembre. Stasi ha partecipato al panel dedicato agli enti locali insieme ai colleghi Franz Caruso, Mariateresa Fragomeni ed Enzo Romeo, al consigliere regionale Ernesto Alecci e al senatore Alessandro Alfieri.
Al centro del confronto, il futuro della programmazione dopo il Pnrr, il ruolo dei Comuni e i ritardi nell’utilizzo delle risorse ordinarie ed europee. «Il Piano doveva rappresentare una programmazione straordinaria per la ripresa dopo il Covid, senza assorbire o rallentare la programmazione ordinaria e, in particolare, l’utilizzo dei fondi europei e di coesione», ha sottolineato Stasi. In Calabria, invece, «questi anni sono stati caratterizzati da fortissimi ritardi nell’attuazione della programmazione regionale».
Il sindaco di Corigliano Rossano ha citato come esempio Agenda Urbana, che riguarda i maggiori poli urbani della Calabria. «Le convenzioni per gli interventi sono state firmate con 4 anni di ritardo e le interlocuzioni rispetto alle strategie ed ai fondi 2021-2027, a fine 2026, non sono nemmeno iniziate».
Allo stesso tempo, ha evidenziato Stasi, i Comuni hanno dovuto affrontare una sfida amministrativa di dimensioni inedite. «Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, al 17 maggio 2026 risultavano 89.175 progetti Pnrr attuati direttamente dai Comuni e dalle loro forme associative, per circa 25,5 miliardi di euro di risorse Pnrr, che diventano 34,5 miliardi considerando l’insieme delle fonti pubbliche di finanziamento».
«Ed esiste un dato ancora più significativo: tra il 2019 e il 2025 la spesa in conto capitale dei Comuni è più che raddoppiata, passando da 10,7 a circa 25 miliardi di euro», ha aggiunto il sindaco. Un dato che, secondo Stasi, rappresenta «una prova concreta della capacità degli enti locali di trasformare le risorse in progettazione, gare, cantieri e servizi, senza interrompere la normale attività di investimento».
Da qui la proposta avanzata dal sindaco di Corigliano Rossano: «Non disperdere il know-how maturato negli uffici comunali grazie al Pnrr, ma trasformarlo in un modello stabile, utilizzandolo per superare quei pantani burocratici che per anni hanno impedito a risorse già disponibili di trasformarsi in opere».
Uno dei settori indicati da Stasi è quello del dissesto idrogeologico. «In Calabria parliamo di circa 505 milioni di euro di interventi e risorse che da anni attendono di essere concretamente trasformati in cantieri, nell’ambito della programmazione affidata alla struttura commissariale».
«E non stiamo parlando di una questione secondaria», ha proseguito il sindaco, richiamando i dati di Ispra: «7.463 Comuni italiani, pari al 94,5% del totale, sono interessati da aree a pericolosità da frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. In Calabria la percentuale raggiunge il 100% dei Comuni, mentre le aree a maggiore pericolosità per frane e alluvioni rappresentano il 19,2% del territorio nazionale».
Altro capitolo indicato da Stasi è quello della depurazione. «L’Italia è ancora interessata da procedure europee in materia di collettamento, fognatura e depurazione, alcune delle quali risalgono addirittura al 2004 e al 2009, e numerosi interventi interessano ancora la Calabria». Una situazione che porta il sindaco a osservare: «È difficile considerare realmente “straordinaria” una gestione commissariale quando l’emergenza e le relative procedure finiscono per attraversare decenni».
Lo stesso problema, secondo Stasi, riguarda «l’ingegnerizzazione delle reti idriche, l’erosione costiera, la messa in sicurezza del territorio e altri programmi nei quali troppo spesso trascorrono anni tra il finanziamento dell'intervento e l’apertura di un cantiere».
La proposta, precisa il sindaco, non è quella di chiedere nuove risorse per gli enti locali. «Non è chiedere maggiori trasferimenti ai Comuni. È utilizzare bene e rapidamente i fondi che già esistono». Secondo Stasi, il Pnrr avrebbe dimostrato che «affidando ai Comuni risorse, obiettivi, scadenze e responsabilità precise, gli enti locali sono in grado di realizzare una mole straordinaria di investimenti».
Per il sindaco di Corigliano Rossano, dunque, il passaggio alla fase successiva al Pnrr dovrebbe partire dall’esperienza maturata in questi anni. «Il “dopo Pnrr” dovrebbe partire proprio da questa esperienza: affidare ai territori anche le risorse che da troppo tempo non riescono a trasformarsi in opere, mantenendo controlli rigorosi, obiettivi verificabili, cronoprogrammi stringenti e responsabilità precise».
Al termine del suo intervento, Stasi ha ringraziato il Partito Democratico regionale per l’invito e per aver promosso «un momento di confronto sui problemi concreti dei territori».