“Il futuro della giustizia a Roma”, Andrea Gentile per il Sì: «Rafforzare la magistratura per un vero Stato di diritto»
Alla Camera dibattito promosso da POL, presieduta dal giovane cosentino Enrico Maria Perrone, ACE e da PA Journal. Il membro della Commissione Affari Costituzionali: «La riforma sulla separazione delle carriere completa il percorso iniziato nel 1988 e garantisce autonomia ai giudici»
Si è svolto oggi, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, il convegno dal titolo “Il futuro della giustizia”, incontro dedicato alla riforma costituzionale della giustizia e promosso da POL, ACE e PA Journal.
L’iniziativa è stata organizzata con il coinvolgimento delle associazioni studentesche dell’Università Luiss Guido Carli, su impulso dello studente originario di Cosenza Enrico Maria Perrone, presidente di POL, che ha introdotto i lavori. Al centro il tema della separazione delle carriere e il richiamo alla partecipazione democratica.
Il convegno si è inserito nel percorso di approfondimento e confronto pubblico in vista del referendum del 22 e 23 prossimi, con particolare attenzione al tema della partecipazione democratica delle nuove generazioni.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti Giulio Prosperetti, vicepresidente della Corte Costituzionale; Marcello Cecchetti, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università Luiss “Guido Carli”; Francesca Scopelliti, presidente del comitato Cittadini per il Sì; Valerio De Gioia, giudice penale.
I saluti istituzionali sono stati affidati all’onorevole Francesco Battistoni, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera e all’onorevole Andrea Gentile, membro della Commissione Affari Costituzionali. La moderazione del convegno è stata curata da Marialaura Vinciguerra, referente Giurisprudenza ACE, Matilde Carminati, referente Scienze Politiche ACE, e Rocco Arno, referente Giurisprudenza ACE.
Nel suo intervento, Andrea Gentile ha richiamato l’attenzione sull’importanza della partecipazione al referendum, rivolgendosi in particolare ai giovani e sottolineando la centralità della giustizia come bene fondamentale del Paese.
“La giustizia è un bene fondamentale del nostro Paese e la partecipazione alla battaglia referendaria rappresenta oggi una responsabilità democratica che chiama tutti, a partire dai giovani, a un impegno diretto e consapevole”, ha dichiarato Gentile.
“Stato di diritto e democrazia sono legati dalle stesse sorti”, ha aggiunto il parlamentare, soffermandosi sul principio della separazione delle carriere e sulla necessità di completare un percorso di riforma dell’organizzazione giudiziaria già avviato con il codice del 1988 e con la successiva modifica dell’articolo 111 della Costituzione.
“La vera anomalia italiana non è rappresentata da chi sostiene il Sì, ma dal fatto che il percorso di riforma della giustizia avviato negli anni passati è rimasto incompiuto. Si è fatta una riforma monca e oggi occorre chiudere quel percorso”, ha evidenziato.
Nel medesimo quadro, Gentile ha definito la riforma “giusta e opportuna”, qualificando il principio della separazione delle carriere, con i relativi corollari ordinamentali, come “un atto di civiltà giuridica verso un Paese che merita una giustizia finalmente giusta”.
Rivolgendosi alle nuove generazioni, il deputato ha inoltre sottolineato il valore del loro coinvolgimento nel confronto pubblico: “I giovani sono il motore della libertà e della democrazia, devono essere protagonisti di questa fase riformatrice e dare piena attuazione ai principi del giusto processo e del diritto di difesa”.
Nel corso dell’intervento è stata inoltre ribadita la necessità di garantire un sistema capace di assicurare pienamente il giusto processo, il diritto di difesa, l’autonomia dei giudici e il rafforzamento della magistratura, anche e soprattutto attraverso un superamento delle dinamiche correntizie interne: “I giudici devono essere pienamente autonomi e la magistratura deve rafforzarsi. Rafforzare la magistratura significa rafforzare lo Stato di diritto”, ha affermato Gentile.
È stato infine richiamato dal deputato azzurro il principio della presunzione di innocenza, quale presidio da accertare nella sede propria del processo penale, nel rispetto dei principi dei sistemi democratici: “La presunzione di innocenza non può essere smarrita nel dibattito pubblico o limitata da logiche accusatorie, ma deve trovare il suo naturale snodo nel processo penale, come accade in tutti i Paesi civili e democratici”, ha concluso.