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03/05/2026 ore 07.51
Politica

Il governo Meloni è il secondo più longevo nella storia della Repubblica. Ma quante promesse sono state mantenute?

Restare per 1.288 giorni a Palazzo Chigi è un fatto oggettivo. Ma in questo lungo tempo cosa è stato fatto? La vita degli italiani non sembra aver imboccato la direzione promessa. In alcuni ambiti, anzi, emergono segnali di peggioramento: specie nella sanità

di Redazione Politica

E così il record è stato battuto. Il governo di Giorgia Meloni, il 2 maggio, è diventato il secondo per durata nella storia repubblicana. Un governo longevo, dunque. Ma la durata non coincide automaticamente con i risultati. La vera domanda è un’altra: in questi anni sono state mantenute le promesse della campagna elettorale? Il Paese è migliorato sul piano economico, istituzionale, sociale?

Conviene allora partire proprio da lì, da quelle promesse che hanno segnato la vittoria elettorale e aperto la strada al governo. Le promesse della campagna elettorale:

Stop alle accise sui carburanti
– Superamento della legge Fornero
– Taglio delle tasse e tetto costituzionale al 40%
Pensioni minime a 1.000 euro
Abbattimento delle liste d’attesa nella sanità
– Centri per migranti in Albania come “modello efficace”
– Realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina
– Riforme istituzionali: premierato ed elezione diretta

Queste le promesse scritte nel programma elettorale. Oggi, però, resta soprattutto un dato: la durata. Un record che esiste, ma che non basta a definire un buon governo.

Restare per 1.288 giorni a Palazzo Chigi è un fatto oggettivo. Uno dei governi più duraturi della Repubblica. Ma il punto è un altro: cosa è stato fatto in questo tempo? Quali impegni sono stati rispettati? E quali, invece, sono rimasti sulla carta? Gli italiani stanno meglio? Quanto costa oggi il carrello della spesa? E gli stipendi?

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La lista iniziale delle promesse, riletta oggi, offre già alcune risposte. Le accise, simbolo di una battaglia identitaria all’opposizione, sono ancora lì. La riforma delle pensioni non ha superato la Fornero e l’età pensionabile continua a crescere. Le tasse restano elevate. Le pensioni minime a mille euro non sono mai arrivate.

In concreto, la vita degli italiani non sembra aver imboccato la direzione promessa. In alcuni ambiti, anzi, emergono segnali di peggioramento. Il caso più evidente è la sanità.

L’annunciata svolta sulle liste d’attesa si è scontrata con una realtà fatta di ritardi cronici e cittadini costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato, pagando di tasca propria.

Un fallimento che pesa più di qualsiasi dato macroeconomico. Il sistema sanitario continua a soffrire per la carenza di personale, il sovraffollamento dei pronto soccorso e criticità strutturali sempre più evidenti.

Anche i grandi progetti simbolo restano incerti. I centri per migranti in Albania, presentati come soluzione innovativa, hanno prodotto risultati limitati a fronte di costi elevati, e la loro reale utilità resta oggetto di discussione.

Il Ponte sullo Stretto è ancora fermo tra annunci e rinvii, nonostante le ripetute dichiarazioni di avvio dei lavori. Nel frattempo, Sicilia e Calabria continuano a scontare ritardi infrastrutturali storici e l’assenza di collegamenti moderni ed efficienti.

Le riforme istituzionali, dal premierato all’elezione diretta, restano sulla carta. E sul fronte della giustizia, il referendum ha rappresentato una forte battuta d’arresto significativa per la maggioranza.

C’è, certamente, la stabilità. Un elemento non secondario in un Paese spesso segnato da governi fragili. Ma la stabilità, senza risultati concreti, rischia di trasformarsi in immobilismo.

Resta poi la questione morale: le inchieste che coinvolgono esponenti della maggioranza e le tensioni interne ai partiti contribuiscono a indebolire l’immagine complessiva del governo.

E qui si arriva al nodo politico. Più il tempo passa, più cresce la responsabilità. Dopo oltre tre anni, non esistono più alibi. Si governa, e si viene giudicati per ciò che si è fatto o non si è fatto.

Intanto i sondaggi più recenti raccontano un quadro diverso rispetto a pochi mesi fa: il vantaggio del centrodestra si è ridotto, mentre il cosiddetto Campo largo, almeno sulla carta, torna competitivo. Cala la fiducia nella premier, arretrano i partiti della maggioranza. Segnali che pesano.

Il record rivendicato da Giorgia Meloni ha dunque un doppio volto: da un lato la continuità, dall’altro il peso delle promesse mancate. Perché 1.288 giorni possono essere la prova della solidità. Oppure il tempo lungo di un’occasione perduta.