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08/01/2026 ore 06.15
Politica

Il mini-vitalizio e la buonuscita, in Calabria per i consiglieri regionali privilegi da capogiro: con 7.200 euro ne guadagnano 20mila

Investimento molto redditizio per i non rieletti che con 150 euro al mese portano a casa un invidiabile trattamento di fine mandato (oltre alla “pensioncina”). Il caso della Commissione Riforme: in tutto il 2025 ha lavorato per un’ora

di Pablo Petrasso

Immaginate che qualcuno vi proponga di versare 150 euro al mese per quattro anni in cambio di quattro assegni da 5.100 euro alla fine del ciclo. Molto probabilmente non prendereste sul serio l’offerta: 7.200 euro per ottenerne più di 20mila. Qualcuno penserebbe a una truffa, neppure i promotori finanziari più spregiudicati (e sospetti) propongono di triplicare il capitale. Lo fa, invece, il Consiglio regionale con il trattamento di fine mandato per i suoi inquilini. Tutto codificato per legge nel 2019: lo scopo è accompagnare in maniera dolce l’addio a Palazzo Campanella con una pensioncina (comunque buttala via), per quanto di entità non paragonabile ai vecchi vitalizi, e con una buonuscita (5.100 euro per ciascun anno di mandato svolto, quattro nel caso dell’ultima legislatura). Entrambi investimenti ad altissimo rendimento.

Superare il trauma con 20mila euro

Facciamo due conti. Per il trattamento di fine mandato il versamento mensile è minimo: il 3% dell’indennità di carica.

Una cifra tra 100 e 150 euro euro al mese in cambio del “premio” finale di 5100 euro maturati ogni anno. Tutti gli inquilini del Palazzo non rieletti nell’ultima tornata hanno diritto a un gruzzolo di poco superiore a 20mila euro: 4 anni di permanenza in Consiglio regionale moltiplicati per 5100 euro come vuole la legge e che arriveranno a prescindere dalla pensione differita.

Un paracadute la cui erogazione è iniziata nei giorni scorsi: non sono proprio bruscolini, uno scivolamento morbido verso il ritorno a una vita “normale”. In ogni caso una buonuscita che un lavoratore qualunque tirerebbe su in più di 10 anni, altro che quattro.

Qualcuno ha rinunciato al bonus: Davide Tavernise, ex consigliere regionale del Movimento Cinquestelle, ha detto no al trattamento di fine mandato nel 2021: «Si può fare politica anche rinunciando a qualche privilegio – ha detto –, in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando questa rinuncia è solo un piccolo gesto di equità sociale nei confronti dei cittadini della Calabria»

Una pensioncina facile facile

Anche l’indennità differita è un ottimo investimento: un versamento mensile modesto per un vitalizio che sarà anche molto meno vantaggioso rispetto ai vecchi standard ma è sempre molto più di quanto spetta a un lavoratore “normale”. Anche in questo caso qualche esempio può aiutare: un consigliere regionale matura in 5 anni una pensione di 980 euro al mese che potrà percepire a 65 anni, dai quali si scala un anno ogni 12 mesi di carica fino a un massimo di 10.

Alcune sono già partite e si cumulano con eventuali assegni vitalizi già maturati con le vecchie leggi. Altro privilegio difficile da riscuotere fuori dal Palazzo.

Si tratta, in soldoni, una pensione da incassare a partire dal 65esimo anno di età. Idea nata nel 2019 tra le polemiche per riallineare la Calabria alle altre Regioni: l'indennità è riservata ai consiglieri che abbiano esercitato il loro mandato per almeno 5 anni, anche non consecutivi. Chi ha non raggiunto i cinque anni di anzianità può richiedere il rimborso dei contributi versati, oppure continuare a versarli fino a maturare un quinquennio di contributi.

Succede alla fine di ogni legislatura: gli inquilini del Palazzo possono richiedere agli uffici del Consiglio di continuare a pagare ogni 30 giorni la loro "rata" – poco più di 400 euro, cioè l'8,35 per cento del loro stipendio lordo base mensile (5.100 euro) - per maturare il diritto alla pensioncina. In questo caso avviene perché la legislatura è stata interrotta in anticipo e manca circa un anno per arrivare ai cinque canonici di versamenti.

Per raggiungere la fatidica quota, dunque, sarà necessario continuare a versare 450 euro per circa un anno: poco male, nel giro di 5 mesi l’investimento sarà ripagato. Insomma, la fine della legislatura sarà pure stata traumatica ma i paracadute non mancano e i consiglieri regionali ne hanno addirittura due. Per i calabresi “normali” non funziona esattamente allo stesso modo.

Comissione Riforme, un’ora di lavoro in un anno

Saranno pure privilegiati ma lavorano dalla mattina alla sera, si dirà. Argomento ad alto tasso di populismo. I numeri, però, aiutano a orientarsi. LaC News24 si era già occupata dell’impegno dei consiglieri regionali nelle varie commissioni, che dovrebbero essere il cuore di Palazzo Campanella. Allora, in una sorta di check trimestrale, l’analisi aveva restituito un contrasto evidente tra riunioni monstre (le 7 ore e passa per discutere del futuro della Centrale del Mercure) e blitz mattutini o pomeridiani di pochi minuti. La meno impegnata? La Riforme, governata da Giuseppe Mattiani, consigliere regionale della Lega. Nel check effettuato a marzo, la commissione si era riunita – fino a quel momento – una sola volta, proprio il 31 di quel mese e per 7 minuti. Nel resto dell’anno sono arrivate altre riunioni ma non è che l’impegno sia stato titanico. Pochi minuti per volta, tanto da dare fiato agli alfieri dell’antipolitica e all’idea che molte decisioni maturino fuori dalle sedi istituzionali.

Insomma, fino allo strappo di Roberto Occhiuto che ha chiuso la legislatura, la Riforme si è riunita altre tre volte (16 aprile, 19 giugno e 15 luglio): rispettivamente per 6, 22 e 28 minuti. Fa esattamente un’ora e 7 minuti nel corso del 2025. Risultati: tre volte su quattro “trattazione rinviata”. O la Calabria non ha bisogno di riforme oppure si decidono altrove. Il Consiglio conta il giusto: l’importante è uscire muniti di un paracadute economico o due.

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