Il referendum infiamma Perfidia, Scutellà (M5S): «Per fortuna Nordio aiuta il No». Greco (Lega): «A sinistra qualcuno voterà Sì»
Nel talk condotto da Antonella Grippo emerge lo scontro tra i consiglieri regionali. L’avvocato Bernardo distingue tra riforma della giustizia e dell’ordinamento giudiziario, Castagna si dice «un osservatore» mentre Ranucci boccia la casta politica: «Fa solo finte riforme»
Il referendum sulla riforma costituzionale, lungi dall’aver catalizzato un dibattito fatto di tecnicismi, ha scatenato, nel corso della scorsa puntata di Perfidia, un bipolarismo di opinioni raramente visto. È in questo clima che si è svolto un acceso confronto televisivo, nel quale posizioni politiche e giuridiche si sono intrecciate con toni spesso accesi e momenti di forte tensione.
Ospiti del talk (riguarda su LaC Play): Orlandino Greco (Lega), Francesco Bernardo (avvocato), Elisa Scutellà (Movimento 5 Stelle) e Roberto Castagna (sindacalista).
Ad aprire il confronto è stato Orlandino Greco, che ha voluto subito chiarire la posizione del centrodestra. Greco sostiene, esattamente come già affermato nel corso della trasmissione da Mulè, che questa non è una riforma di Forza Italia, ma riguarda tutti i partiti del centrodestra.
La scalata di Occhiuto a Forza Italia, Giorgio Mulè a Perfidia: «Roberto non è uomo che si arrampica»La replica di Elisa Scutellà non tarda ad arrivare e sorprende per un inatteso punto di contatto: «Per la prima volta sono d’accordo con Orlandino Greco. Questa non è una riforma della giustizia, bensì una riforma politica.»
A intervenire è poi l’avvocato Francesco Bernardo, che introduce una distinzione tecnica: «Questa è la riforma dell’ordinamento giudiziario. Non è la riforma della giustizia.»
Le sue parole accendono immediatamente il confronto: scattano le scintille tra Bernardo e la Scutellà.
A tentare di riportare la discussione su un piano più riflessivo è il sindacalista Roberto Castagna: «Questa è la riforma della magistratura. Io non sono un sostenitore né dell’una né dell’altra parte. Io sono un osservatore che è in crisi su come dovrà comportarsi nelle urne.»
Greco torna quindi sul piano politico e ribadisce la compattezza dello schieramento di governo: «La destra è tutta unita nel votare sì; a sinistra invece vi sono più posizioni: qualche esponente voterà no, alcuni voteranno anche sì.»
La discussione si arricchisce poi di una battuta pungente. Scutellà regala una perfidia sottile a Nordio: «Il ministro Nordio è il più grande sostenitore del No.»
Subito dopo l’esponente pentastellata affonda su un altro fronte politico: «Io penso che Tajani sia tra i ministri più imbarazzanti. Nel momento in cui gli viene chiesto quale sia la posizione dell’Italia in merito alla guerra, la risposta è: è quella dell’Europa.»
Il dibattito si sposta quindi sul piano regionale. Sul ruolo dell’opposizione a Palazzo Campanella, la Scutellà risponde che c’è una gran bella opposizione.
Non si fa attendere la replica di Greco: «L’opposizione è quella che dà stimolo. “Falcomatà fa melina”: che opposizione è quella?»
Nel corso della trasmissione interviene in collegamento anche il giornalista Rai di Report, Sigfrido Ranucci. Il suo intervento è diretto: parla di casta riferendosi alla politica. «Ogni riforma che i cittadini hanno visto in questi anni è stata una riforma fittizia.»
A questo punto Antonella Grippo chiede: «La casta è soltanto la politica o vi sono altre caste, come ad esempio la magistratura?»
Bernardo risponde dicendo che in effetti esistono altre caste, e non soltanto quella politica.
Il clima torna rapidamente a scaldarsi: nuovo scontro tra Scutellà e Orlandino Greco sul ruolo della casta politica.
Ancora Roberto Castagna prova a offrire una lettura storica della vicenda: «Ciò che è avvenuto con Mani Pulite ha sconquassato la politica italiana. Oggi si pone una riforma per tentare di riequilibrare i due poteri. La domanda da farci è: questa riforma riequilibra o squilibra i poteri?»
Sulla stessa linea di riflessione istituzionale interviene nuovamente Bernardo: «Tutti dicono che la politica vuole toccare la magistratura, ma la politica è già dentro la magistratura. Il sorteggio è importante, perché ci sono magistrati che oggi hanno paura di affermare di essere per il sì.»
Tra i momenti più attesi dal pubblico arriva poi lo spazio dedicato allo “sputtanello”. Questa volta vede la Grippo scagliarsi contro le affermazioni fatte in settimana dal giornalista Aldo Cazzullo, il quale ha affermato che quella di Sal Da Vinci sia una canzone della camorra.
«Ma la camorra si è evoluta, non usa più le canzonette», dice la Grippo, aggiungendo con ironia che Cazzullo dovrebbe fare una ricognizione dei gusti musicali della camorra.
La puntata si chiude con l’editoriale del generale Graziano, sempre puntuale, preciso, colto, raffinato ma allo stesso tempo sfruculiante.
A restare impressa, tuttavia, è soprattutto la conduzione della trasmissione. Antonella Grippo dimostra ancora una volta una notevole capacità di tenere insieme posizioni profondamente diverse, gestendo con equilibrio un confronto spesso acceso e ricco di momenti di tensione. Il ritmo serrato del dibattito, la varietà degli interventi e la presenza di ospiti provenienti da ambiti differenti hanno reso la puntata particolarmente intensa.
In questo contesto, il grande sforzo di Antonella Grippo emerge con chiarezza: guidare una discussione così complessa, senza perdere il filo del confronto e lasciando spazio a tutte le voci, è segno di una conduzione attenta e di un lavoro giornalistico serio. Un impegno che merita di essere riconosciuto e che conferma la centralità del suo ruolo nel costruire un dibattito televisivo vivo, plurale e capace di parlare direttamente ai telespettatori.