Il senatore Orsomarso (Fdi) si racconta: «A Roma lavoriamo per narrare una Calabria straordinaria. Gli scontri con Occhiuto? Solo mugugni»
L’ex assessore al Turismo della Regione: «Il manifesto di Ventotene datato e superato, l’Europa è ferma a un secolo fa. La coalizione non è una prigione, ogni partito partecipa con le sue peculiarità. E Giorgia Meloni è oggettivamente la più solida e misurata leader del Continente»
di L. F.
Dai temi nazionali a quelli più strettamente legati alla Calabria fino ai rapporti con il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Una lunga intervista quella rilasciata dall’ex assessore al Turismo e oggi senatore di Fratelli d’Italia al nostro network.
Senatore Orsomarso, non si può certo dire che questo governo e questa maggioranza di centrodestra non stiano facendo discutere. Molti sono i temi che entrano nella polemica quotidiana. Diciamo che non vi state rilassando in Parlamento.
«Come al solito, quel che emerge sui media è una parte infinitesimale di quel che si fa al Senato ed alla Camera. Io, e parlo appena solo dei giorni scorsi, ho partecipato a riunioni continue in almeno tre Commissioni ed a sedute e votazioni in Aula; e su argomenti non certo secondari. Poi, purtroppo, anche quel poco che viene “a galla” è spesso la polemica meno importante, la lite, e non tanto fra partiti ma individuale, tra pochi esponenti delle due parti. Anche su questioni dirimenti per il buon funzionamento delle istituzioni e per la tutela dei cittadini, come la riforma della giustizia, sarebbe il caso di evitare toni truculenti e faziosi».
L’ultima polemica, quella sull’Europa, sul manifesto di Ventotene. Era proprio necessaria?
«Purtroppo si, e non per caso mi rammarico della diatriba, perché un documento comunque datato e superato, per fortuna, sia dai fatti concreti che dall’evoluzione della nostra storia – intendo nazionale ed europea, istituzionale, culturale e sociale – ed è stato utilizzato in una recente iniziativa in modo strumentale, come “aggregante” – unico, tra l’altro, delle differenti posizioni ed idee di chi vi ha aderito – non per avviare riflessioni e discussioni sui problemi più urgenti del presente e del futuro del nostro Paese, e del suo ruolo in Europa, bensì per polemizzare – strumentalmente ribadisco – col Governo. Ci sono, come noto, situazioni gravi e scelte decisive per i decenni a venire, che dovrebbero indurci a posizioni più equilibrate, a ponderare cosa fare e come farlo in materia economico-finanziaria, di politica industriale, di sicurezza interna ed estera. Andrebbe raggiunto un livello minimo di responsabilità comuni, come in Germania, dove hanno addirittura modificato un articolo costituzionale, e lo dico senza esprimere adesso, parere positivo o negativo su tali “epocali scelte teutoniche”. Invece qui siamo “fermi” a quasi un secolo fa. Ma il mondo è cambiato con un’accelerazione senza eguali».
All’interno della maggioranza è chiaro che le acque non sono tranquille. Benché in Italia nessuna maggioranza abbia mai governato in tranquillità. Però è sempre più evidente che Salvini giochi a ritagliarsi un proprio ruolo, a contestare la linea della premier e, a tratti, a giocare pure a fare il ministro degli esteri.
«È una coalizione, non una prigione; ogni sigla ha le proprie “peculiarità”, anche di elettorato ed insediamento territoriale e, non va dimenticato, adesioni a gruppi diversi nel Parlamento Europeo, e questo è un fattore divaricante. Però poi contano i fatti, al di là delle distinzioni, ma poi si montano polemiche utili per una citazione sui social, nei talk, sui giornali. I fatti ci dicono in Italia la coalizione rimane, e vota, sempre compatta agli appuntamento parlamentari decisivi. Il resto fa parte – anche se non si esagera certo – della libertà dei singoli e dei partiti. Aggiungerei poi che, nei fatti, è importante il lavoro del ministro degli Esteri Tajani – i risultati sono oggettivi – supportato anche dal nostro vice ministro, Edmondo Cirielli, che accompagna spesso in giro per il mondo il nostro Presidente della Repubblica Mattarella».
E poi c’è la Meloni.
«Su tutti. Non a caso guida la coalizione di Governo, ed è riconosciuto il suo straordinario lavoro. A partire dai dati economici e dell’occupazione, fino al piano internazionale, è oggettivamente la più solida e misurata leader europea, e questo non lo diciamo noi che saremmo di parte, ma la stampa mondiale».
La Calabria vista da lontano. Da assessore regionale al Senato. Qualcuno ha parlato di allontanamento dalla regione per un cattivo rapporto col presidente Occhiuto. Ma sarà vero?
«Io? Sono capogruppo in Commissione Finanze, responsabile comparto Banche in FdI, vicepresidente Commissione Scienza e Tecnologia nell’Assemblea parlamentari della Nato (e vado spesso all’estero), da poco eletto vicepresidente della neonata Commissione di Inchiesta sui sistemi bancario, assicurativo, finanziario. Incarichi molto “tecnici”, pieni di responsabilità del tutto lampanti, e per cui occorre studiare ed essere preparati. E francamente dovrei anche “prevaricare” sui consiglieri regionali, e ben tre solo in provincia di Cosenza? Senza contare i nostri assessori e presidenti di Commissioni».
Quindi, nessun problema con il presidente Occhiuto, ma veramente?
«Non vedo proprio perché il non essere fisicamente presente in Cittadella, a Catanzaro, significhi avere problemi col presidente Occhiuto».
A metà legislatura possiamo trarre un primo bilancio. Le accuse che si fanno al presidente è di agire troppo in solitaria. Di non ascoltare la sua maggioranza. E nemmeno la sua giunta.
«Non vorrei che queste “accuse” – se davvero sono state mosse – riguardino, tanto per dire, la sanità perché se il presidente è commissario nominato dal Governo, è lui che deve confrontarsi coi vertici della “neonata” Azienda Zero, del Dipartimento regionale, del Ministero, coi dirigenti di Asp ed Aziende ospedaliere. Non so se debba, ogni volta, convocare “tavoli intergovernativi” –passatemi l’espressione – prima di decidere in questo settore cruciale, magari sui famosi medici cubani. Non ascolta la coalizione? Eppure ci sono quelli che ho elencato prima – quindi capigruppo, presidenti di commissioni, cariche istituzionali del consiglio regionale e gli assessori poi – che sono comunque a contatto con lui e che hanno avuto il suo consenso per essere lì».
Ma non mi dica che veramente non c’è nessun problema. Perché non è credibile.
«Qualche “mugugno” ci sarà pure, è fisiologico – intendiamoci – ma preconizzare sfracelli e “autosabotaggi” penso sia eccessivo. Anche perché su diverse materie la Regione si sta muovendo bene, e non va negato. Tra l’altro mi sembra che alcune “bombe sociali” si stiano disinnescando, con percorsi difficili ovviamente ma già avviati: penso a quelle che concernono i lavoratori dei call center, i precari. Aggiungo che ho vissuto esperienza di diretta collaborazione con il presidente Occhiuto, nominato da lui su indicazione del mio partito a livello nazionale, e posso testimoniare – come più volte detto – che ho esercitato le deleghe da lui affidatemi nella piena libertà, ovviamente informandolo costantemente delle linee di indirizzo e di programmazione condivise preliminarmente e poi approvate in giunta come per gli altri colleghi».
Vi sentite ancora?
«Lo sento sempre ancora oggi, ovviamente, quando abbiamo da condividere azioni che interessano il mio ruolo di parlamentare che lavora a supporto dell’azione dell’intero governo regionale o più in generale per valutazioni politiche sul centrodestra. Roberto ha una forte personalità, io altrettanto, ed entrambi – insieme agli altri colleghi parlamentari e gruppi regionali – lavoriamo ogni giorno per mettere la nostra esperienza, i ruoli che i cittadini ci hanno affidato e direi anche l’amore indefesso verso una regione spesso narrata troppo male o misconosciuta che noi invece crediamo sia straordinaria».