Il voto cambia pelle: oggi contano più identità e valori che l’economia. E questo cambia tutto nella politica italiana
La ricerca SWG ispirata al volume La stagione dell’identità evidenzia una svolta culturale: il 47% degli italiani considera prioritaria la difesa di valori e appartenenza, mentre il 39% mette al primo posto le condizioni economiche
Ormai non c’è più dubbio: la politica italiana è profondamente cambiata. Per la prima volta l’identità pesa più dell’economia e delle altre voci nel determinare la scelta di voto.
Sarà un ritorno alla paura del diverso, saranno nuovi e vecchi pregiudizi, sarà quello strisciante razzismo che non è mai mancato nella nostra società. A confermarlo è l’ultima ricerca di SWG, condotta su un campione nazionale di 1.400 maggiorenni e ispirata al volume di Domenico Petrolo La stagione dell’identità, che abbiamo presentato qualche tempo fa su queste pagine.
Secondo lo studio, quasi la metà degli italiani — il 47% — ritiene che un partito debba anzitutto difendere identità, valori e appartenenza. Sono numeri elevati, che rivelano paure e preoccupazioni rispetto a un modello sociale profondamente mutato nell’ultimo decennio.
A fronte di ciò, il 39% indica come prioritaria la capacità di migliorare le condizioni economiche.
Il divario non è enorme, ma è la prima volta che la difesa dell’identità compie, seppure simbolicamente, un sorpasso: fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginarlo.
La portata del cambiamento emerge ancora di più considerando le differenze generazionali e territoriali rilevate dallo studio. Tra i più giovani aumenta in modo marcato l’attenzione ai temi identitari. Lo stesso avviene nelle aree urbane, mentre nelle fasce d’età medio-alte rimane centrale la dimensione economica.
Non si tratta quindi di un cambiamento uniforme, ma di una frattura che attraversa la società italiana e ridisegna le mappe del consenso politico.
Questi dati sono destinati a incidere profondamente sulla vita politica e sociale del Paese.
Finora il consenso dei partiti si è costruito attorno alla necessità di lavoro stabile, salari garantiti e tutela delle pensioni; il welfare ha pesato in modo decisivo. Ora tutto cambia: una larga parte degli italiani chiede più sicurezza, pretende la difesa dell’identità culturale e rivendica il senso di appartenenza. Di conseguenza invoca la tutela dei propri valori.
Lo scontro politico, in vista delle prossime elezioni, si sposta su un terreno minato, dove tutto può accadere. Dipenderà da come i partiti sapranno interpretare questi dati e dare risposte adeguate, evitando strumentalizzazioni ed esasperazioni. Perché nella società c’è già una forte fibrillazione e i segnali di violenza e odio si fanno più forti.
La competizione politica si sposta dunque dal terreno economico a quello culturale, toccando emozioni, simboli e identità che possono inasprire il confronto.
Lo studio fotografa anche un diffuso disagio sociale: quattro italiani su dieci dichiarano di non sentirsi rispettati e valorizzati, percentuale che cresce significativamente tra chi percepisce un peggioramento della propria condizione economica negli ultimi anni.
È questo sentimento di smarrimento che alimenta la domanda di riconoscimento e rafforza le forze politiche capaci di intercettare paure, appartenenze e bisogni identitari. Lo studio evidenzia inoltre percezioni diverse delle minacce: nell’elettorato di sinistra prevale la preoccupazione per il ritorno del fascismo, mentre a destra pesano soprattutto l’immigrazione islamica e la critica alla cultura “woke”.
Il sondaggio SWG offre dunque più di una semplice fotografia elettorale: segnala una svolta culturale che potrebbe influenzare le prossime campagne, modificare le priorità dei partiti, cambiare i registri del discorso pubblico e ridefinire il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Se i dati venissero confermati anche in futuro, per conquistare consenso non basterà più promettere crescita economica, salari e pensioni: soprattutto fra i più giovani sarà sempre più necessario rispondere al bisogno di identità, sicurezza e appartenenza.