Incapaci di governare, riscrivono il voto: l’ossessione italiana della legge elettorale
La nuova proposta della maggioranza sembra seguire esattamente il vecchio chiodo fisso: modificare le regole del gioco nella speranza di correggere artificialmente la debolezza della politica
La vera illusione della politica italiana è che una legge elettorale possa sostituire la qualità della politica stessa.
Negli ultimi trent’anni l’Italia ha cambiato sistema elettorale quasi ossessivamente: Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum e ora l’ennesima riscrittura targata centrodestra. Ogni volta con la stessa promessa: «garantire stabilità». Ogni volta con lo stesso risultato: governi fragili, trasformismo parlamentare, coalizioni nate solo per vincere e poi esplose appena entrate a Palazzo Chigi.
La nuova proposta della maggioranza sembra muoversi esattamente dentro questa vecchia ossessione italiana: modificare le regole del gioco nella speranza di correggere artificialmente la debolezza della politica.
Tecnicamente il testo prova a costruire un equilibrio complicato:
• sistema proporzionale;
• premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato;
• soglia del 42%;
• abolizione del ballottaggio;
• liste bloccate senza preferenze;
• obbligo di indicare il candidato premier.
Ma dietro l’ingegneria parlamentare emerge una domanda molto più profonda: davvero il problema dell’Italia è la legge elettorale?
La risposta è no.
La Germania ha stabilità perché ha partiti strutturati. La Francia perché ha istituzioni forti e leadership riconoscibili. Il Regno Unito perché possiede una cultura politica consolidata. L’Italia invece continua a cambiare formule elettorali senza affrontare il nodo reale: partiti personali, coalizioni improvvisate, assenza di visione strategica e trasformismo cronico.
La stabilità non nasce dai premi di maggioranza. Nasce dalla credibilità politica.
E qui emerge la grande contraddizione italiana: quasi tutti i partiti, negli anni, hanno criticato le leggi elettorali scritte dagli avversari salvo poi tentare di costruirne una propria appena arrivati al governo.
Il centrosinistra difese il Porcellum fino a quando conveniva. Il Movimento 5 Stelle sostenne sistemi diversi a seconda della fase politica. La destra oggi accusa le opposizioni di ostruzionismo mentre tenta di accelerare una riforma che modifica profondamente gli equilibri istituzionali.
In realtà nessuno sembra voler affrontare il problema centrale: un sistema democratico non si stabilizza con artifici matematici ma con una politica capace di mantenere gli impegni presi con gli elettori.
E c’è un altro punto estremamente delicato.
Ancora una volta vengono mantenute le liste bloccate. Ancora una volta i cittadini non potranno scegliere direttamente i parlamentari. Ancora una volta saranno le segreterie di partito a nominare deputati e senatori.
Questo è forse l’aspetto più criticabile dell’intera riforma. Perché mentre si parla continuamente di governabilità, si continua a sacrificare la rappresentanza.
Una democrazia può anche sopportare governi instabili. Molto più difficile è sopportare cittadini che smettono di sentirsi rappresentati.
Ed è proprio qui che la politica italiana continua a inciampare: cerca scorciatoie istituzionali per compensare una crisi di fiducia che invece dovrebbe affrontare con serietà, competenza e credibilità.
La verità è che nessuna legge elettorale potrà mai sostituire la qualità della classe dirigente. La politica italiana continua a cambiare le regole perché non riesce più a cambiare sé stessa. Il punto più paradossale è proprio questo: la mediocrità politica. Ed è il vero motivo per cui i cittadini non vanno più a votare.