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16/10/2026 ore 11.18
Politica

La Calabria perde un collegamento con la Germania: Ryanair lascia Brema e cancella il volo per Lamezia Terme

La Calabria perderà dalla primavera 2027 il collegamento tra Lamezia Terme e Brema, dopo la decisione di Ryanair di abbandonare lo scalo tedesco. Una scelta commerciale che riapre il dibattito sulla stabilità delle rotte internazionali e sul futuro del sistema aeroportuale regionale

di Franco Gemoli

La Calabria conquista nuovi collegamenti aerei, prova ad allargare i propri orizzonti internazionali e investe sull'accessibilità del territorio, ma deve fare i conti con una realtà che nessuna campagna promozionale può cancellare: le compagnie aeree decidono dove volare sulla base delle proprie convenienze commerciali e possono abbandonare una destinazione anche dopo averla inserita nei programmi di espansione. L'ultimo caso riguarda Ryanair, il principale vettore low cost europeo, che ha annunciato l'uscita dall'aeroporto tedesco di Brema a partire dalla stagione estiva 2027, trascinando nella cancellazione anche il collegamento con Lamezia Terme.

La notizia assume un significato particolare perché il volo tra la città tedesca e lo scalo calabrese era stato inserito nella programmazione invernale 2026-2027, con due frequenze settimanali a partire dal 25 ottobre. Una rotta destinata, dunque, ad avere una vita breve: l'ultimo collegamento è programmato per il 26 marzo 2027, mentre dal mese successivo Ryanair non opererà più da Brema. Non si tratta soltanto della consueta riduzione stagionale delle frequenze, ma della conseguenza di una decisione aziendale che riguarda l'intero aeroporto tedesco.

Ryanair abbandona Brema: Lamezia tra le destinazioni cancellate

La decisione è stata ufficializzata dalla compagnia irlandese l'8 ottobre 2026 e riguarda la cessazione di tutte le operazioni da e per Brema con l'avvio della stagione estiva 2027. Ryanair attribuisce la scelta agli elevati costi aeroportuali e fiscali applicati in Germania, considerati incompatibili con il proprio modello commerciale, fondato su tariffe contenute, elevati volumi di passeggeri e una gestione particolarmente rigorosa dei costi operativi.

Secondo quanto ricostruito dal Messaggero, che il 15 ottobre ha dedicato un approfondimento all'abbandono di tredici aeroporti da parte del vettore tra il 2026 e il 2027, Lamezia Terme figura tra le ultime sei destinazioni ancora servite da Brema, insieme ad Alicante, Londra Stansted, Malaga, Palma di Maiorca e Zara. Tutti collegamenti destinati a interrompersi con l'uscita della compagnia dallo scalo tedesco.

Il dato più significativo riguarda proprio la storia recente dell'aeroporto di Brema. Ryanair vi opera da diciannove anni, ma la capacità offerta si è progressivamente ridotta: dagli 1,8 milioni di posti di andata e ritorno del 2010 ai circa 478mila del 2025. Nel 2026, tuttavia, la compagnia aveva registrato una ripresa dell'8%, favorita anche dall'introduzione del collegamento con Lamezia Terme e dal potenziamento di alcune rotte. Una crescita che non è bastata a modificare la decisione di abbandonare completamente lo scalo.

Il paradosso è evidente: una nuova rotta può contribuire al rilancio dell'offerta aeroportuale e, pochi mesi dopo, scomparire non per una valutazione specifica della destinazione, ma per una scelta strategica che investe l'intera base operativa. Non esistono, allo stato, elementi sufficienti per sostenere che il collegamento con Lamezia fosse economicamente insostenibile. La motivazione dichiarata da Ryanair riguarda i costi complessivi delle operazioni a Brema.

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Dalla Germania alla Calabria, il problema della continuità

La cancellazione del collegamento con Brema non equivale a una crisi dell'aeroporto di Lamezia Terme, né autorizza a sostenere che Ryanair stia ridimensionando complessivamente la propria presenza in Calabria. Sarebbe una conclusione non supportata dai fatti. La vicenda, però, mette in evidenza una fragilità strutturale che riguarda soprattutto i territori periferici, dove la disponibilità di collegamenti diretti può incidere in maniera determinante sulla mobilità dei residenti, sull'attrattività turistica e sulle relazioni economiche con l'estero.

Per la Calabria, collegarsi direttamente alla Germania significa intercettare non soltanto una parte del mercato turistico europeo, ma anche offrire opportunità di viaggio ai calabresi residenti all'estero, alle loro famiglie e a quanti mantengono rapporti personali o professionali con il territorio d'origine. La chiusura di una rotta non determina automaticamente l'isolamento di una regione, soprattutto quando esistono collegamenti alternativi, ma può rendere gli spostamenti più complicati, aumentare i tempi di percorrenza e ridurre le possibilità di scelta dei passeggeri.

Il caso di Brema dimostra inoltre quanto le decisioni assunte in un altro Paese possano produrre conseguenze immediate sulla rete aeroportuale calabrese. La Germania applica determinate condizioni economiche, Ryanair decide di ritirarsi e una destinazione italiana perde un collegamento diretto. Una catena di effetti sulla quale la Regione Calabria e la società di gestione degli aeroporti non hanno necessariamente un potere decisionale diretto, ma rispetto alla quale possono programmare politiche di diversificazione e continuità dell'offerta.

La strategia di Ryanair: i voli si spostano dove conviene

Il ritiro da Brema si inserisce in una più ampia riorganizzazione della rete europea di Ryanair. L'analisi pubblicata dal Messaggero individua tredici aeroporti interessati da cessazioni dei collegamenti tra il 2026 e il 2027, distribuiti tra Spagna, Francia, Portogallo, Giordania, Turchia, Grecia, Serbia e Germania. Le motivazioni non sono identiche: in alcuni casi pesano i costi aeroportuali e fiscali, in altri intervengono condizioni geopolitiche, come per i collegamenti con Amman, sospesi nel contesto della guerra in Medio Oriente.

Il principio commerciale rimane tuttavia riconoscibile. Ryanair concentra la propria capacità sugli aeroporti che offrono condizioni economiche considerate più favorevoli, mentre riduce o elimina i collegamenti quando ritiene che gli aeromobili possano garantire risultati migliori altrove. Non è necessario che una singola rotta sia in perdita perché venga cancellata: può essere sufficiente che altre destinazioni assicurino prospettive di rendimento superiori.

La compagnia utilizza inoltre il proprio peso nel mercato europeo per sollecitare aeroporti e governi a contenere tasse e oneri operativi. Una strategia perfettamente comprensibile dal punto di vista industriale, ma che pone un interrogativo alle istituzioni pubbliche: fino a che punto le politiche di sviluppo territoriale possono dipendere dalle decisioni di un operatore privato che conserva piena libertà di ridistribuire la propria capacità?

Aeroporti calabresi, il ruolo della Regione e gli investimenti pubblici

La questione riguarda inevitabilmente anche la Regione guidata dal presidente Roberto Occhiuto, che ha attribuito al rilancio degli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone un ruolo importante nella strategia di sviluppo turistico e infrastrutturale della Calabria. L'ampliamento dei collegamenti, la capacità di attrarre compagnie e la promozione internazionale del territorio rappresentano obiettivi legittimi e rilevanti, soprattutto per una regione che continua a scontare difficoltà nei trasporti ferroviari e stradali.

Il punto, tuttavia, non è soltanto quanti voli vengano annunciati, ma quanti collegamenti riescano a consolidarsi nel tempo e quali condizioni ne favoriscano la permanenza. L'apertura di una nuova rotta produce visibilità, genera aspettative e può contribuire all'economia locale, ma il suo valore strategico cresce soprattutto quando diventa un servizio stabile, capace di costruire flussi di passeggeri e relazioni durature con il territorio.

In questo quadro assume particolare importanza la trasparenza degli accordi commerciali e delle eventuali iniziative di promozione finanziate con risorse pubbliche. Non vi sono elementi, nella documentazione finora esaminata, per affermare che la specifica rotta Lamezia–Brema abbia beneficiato di un contributo regionale diretto. Sarebbe quindi improprio collegare automaticamente la cancellazione del volo a un investimento pubblico perduto. Rimane però legittimo chiedere quali strumenti siano stati predisposti per garantire la continuità dei collegamenti sostenuti dalle politiche regionali e come venga misurato il loro rendimento nel medio periodo.

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Il nodo politico: attrarre nuovi voli non basta, bisogna mantenerli

La vicenda di Brema offre una lezione che va oltre la singola destinazione tedesca. Un aeroporto può crescere nel numero dei passeggeri e contemporaneamente perdere collegamenti; una compagnia può annunciare nuove rotte e successivamente modificare la propria strategia; una regione può investire nella promozione del territorio senza avere la possibilità di imporre a un vettore la permanenza su una determinata tratta.

Per questo la qualità di una politica aeroportuale non dovrebbe essere valutata esclusivamente attraverso il numero degli annunci, delle inaugurazioni o delle destinazioni presenti in un determinato calendario stagionale. Servono indicatori più solidi: traffico effettivamente generato, durata dei collegamenti, frequenze disponibili, accessibilità economica dei biglietti, distribuzione dei voli durante l'anno e capacità di attrarre operatori diversi.

La Calabria ha bisogno di collegamenti aerei perché la propria posizione geografica rende particolarmente importante la possibilità di raggiungere rapidamente i principali mercati nazionali ed europei. Ma proprio questa necessità impone di distinguere la promozione di una nuova rotta dalla costruzione di una rete di trasporti realmente affidabile.

Ryanair lascerà Brema e con essa scomparirà, almeno per il momento, il collegamento diretto con Lamezia Terme. Non è la prova di un fallimento della politica aeroportuale calabrese, ma un promemoria sui limiti di un modello nel quale il destino di una parte della mobilità regionale dipende dalle convenienze economiche di una compagnia privata.

Il vero successo, per chi governa, non consiste soltanto nel poter annunciare che un nuovo aereo atterrerà in Calabria. Consiste nel creare le condizioni perché quel collegamento abbia ragioni sufficientemente solide per continuare a esistere anche dopo che si sono spenti i riflettori dell'inaugurazione.