La sconfitta di San Giovanni in Fiore apre una crepa nel centrodestra: tutti gli errori che hanno permesso la “remuntada” di Barile
Il 24 e 25 maggio gli elettori hanno premiato le liste (dieci) a sostegno di Marco Ambrogio, ma nel giro di due settimane lo scenario politico è completamente cambiato. E torna l’“anatra zoppa”
Il risultato del ballottaggio di San Giovanni in Fiore ha sorpreso molti osservatori. Dopo il primo turno sembrava difficile immaginare un ribaltamento così netto. Il centrodestra aveva infatti conquistato la maggioranza del Consiglio comunale e disponeva di un vantaggio importante. Eppure, nel giro di due settimane, lo scenario politico è cambiato completamente.
L'“anatra zoppa” è tornata a camminare. Una parte significativa dell'elettorato sangiovannese ha infatti scelto di distinguere il voto per il Consiglio comunale da quello per il sindaco. Al primo turno ha premiato le liste del centrodestra, ma al ballottaggio ha ritenuto più affidabile per la guida della città Antonio Barile, candidato civico sostenuto dal centrosinistra.
Che cosa è accaduto tra il primo e il secondo turno?
Le ragioni sono certamente diverse, ma alcuni elementi appaiono particolarmente rilevanti.
Innanzitutto hanno pesato le tensioni interne alla coalizione che ha governato la città negli ultimi anni. La crisi con Fratelli d'Italia, culminata con l'allontanamento del vicesindaco Salvatore Cocchiero e con la successiva nomina di Claudia Loria, poi diventata sindaco facente funzioni, ha lasciato strascichi politici che probabilmente non sono stati del tutto riassorbiti durante la campagna elettorale.
Ma il fattore che sembra aver inciso maggiormente riguarda il tono assunto nella fase finale della corsa elettorale. Marco Ambrogio ha condotto una campagna molto intensa, caratterizzata da inaugurazioni, presentazioni di progetti, aperture di cantieri e annunci di nuovi investimenti. Una strategia ritenuta eccessiva.
San Giovanni in Fiore, Ambrogio incassa la sconfitta ma smorza gli entusiasmi: «Non c’è governabilità, torneremo presto al voto»Nelle ultime settimane si è parlato di una nuova stagione di sviluppo per la città. Sono stati presentati interventi riguardanti l'ospedale, il lago Arvo e numerose opere pubbliche ancora in fase di realizzazione. Anche alcuni progetti sociali sono stati illustrati come imminenti, suscitando però dubbi tra quanti ritenevano che molti interventi fossero ancora lontani dalla concreta attuazione.
A ciò si è aggiunta una mobilitazione elettorale di dimensioni considerevoli. Dieci liste, circa 160 candidati a sostegno di Ambrogio, e poi numerose sedi operative disseminate sul territorio, hanno dato vita a una campagna senza precedenti per una realtà delle dimensioni di San Giovanni in Fiore. Una macchina organizzativa imponente che, anziché trasmettere forza, in alcuni casi ha finito per alimentare una percezione di eccesso.
San Giovanni in Fiore, Barile esulta (e si commuove): «Abbiamo mandato a casa la politica che fa male alla Calabria»Anche alcune scelte amministrative sono entrate nel dibattito politico. Tra queste la realizzazione di nuovi asili nido finanziati con fondi del Pnrr. In una città che continua a fare i conti con il calo demografico e con la diminuzione costante degli studenti, molti cittadini si sono interrogati sulla reale priorità di questi investimenti rispetto ad altre emergenze, come lo spopolamento, il lavoro e i servizi essenziali.
L'ultimo mese di campagna è stato segnato da una forte accelerazione degli interventi sul territorio. Cantieri, bitumazioni, lavori pubblici e nuovi annunci di opere pubbliche hanno dato l'impressione di una corsa contro il tempo per mostrare risultati concreti prima del voto. Una strategia che una parte dell'elettorato ha interpretato come una forzatura e che potrebbe aver prodotto un effetto opposto rispetto a quello sperato.
C'era poi un altro elemento difficile da ignorare. La candidatura di Ambrogio è stata inevitabilmente associata all'amministrazione guidata negli anni precedenti da Rosaria Succurro. Per una parte dei cittadini il passaggio di testimone all'interno della stessa famiglia è apparso eccessivo, alimentando la richiesta di un cambiamento nella guida del Comune.
Infine, non è passata inosservata la reazione successiva al voto di ieri. L'ipotesi di possibili dimissioni dei consiglieri comunali di maggioranza per impedire il governo del nuovo sindaco Barile è stata accolta da molti cittadini con grave perplessità. Più che una dimostrazione di forza politica, è apparsa come il segnale di una coalizione ancora scossa dal risultato elettorale.
Eppure Marco Ambrogio non è un esordiente. Ha alle spalle una lunga esperienza amministrativa e istituzionale maturata tra Comune e Provincia. Proprio per questo la sconfitta assume un significato politico ancora più rilevante.
Il voto di San Giovanni in Fiore lascia una lezione chiara. I numeri del primo turno non bastano a garantire la vittoria finale. Quando una parte dell'elettorato percepisce eccessi comunicativi, conflitti interni, messaggi poco convincenti o una distanza crescente dai problemi reali della comunità, può cambiare orientamento nel giro di pochi giorni.
Ed è probabilmente ciò che è accaduto in uno dei ballottaggi più sorprendenti e significativi di questa tornata amministrativa.