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23/04/2026 ore 15.37
Politica

La sicurezza punto debole della Meloni, dopo il caos sull’ultimo decreto arriva la diffida degli eredi di Mattei

Il nipote del manager dell’Eni diffida la premier a parlare di piano per l’Africa. Ennesimo grattacapo sulle questioni sicurezza per il Governo anche se nessuno sa bene in cosa consistano gli accordi pensati per frenare l’immigrazione

di Massimo Clausi
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Non nel mio nome. Gli eredi di Enrico Mattei (uno di loro per la verità, Pietro figlio del fratello minore Italo) hanno ufficialmente diffidato il Governo, con tanto di Pec, a spendere il nome del grande manager dell’Eni per la strategia di cooperazione in Africa. Un’altra tegola si abbatte quindi sulla premier Meloni e ancora una volta su uno dei pilastri della sua azione politica ovvero la sicurezza.

In concreto in pochi sanno in cosa consista il piano, dietro però c’è l’idea molto cara alla destra dell’aiutiamoli a casa loro. Il piano prevede difatti una serie di investimenti che vanno dall’energia all’agricoltura, per creare possibilità di sviluppo in Africa e fermare quindi le partenze. I numeri non stanno dando ragione alla strategia visto che gli sbarchi continuano come e più di prima. Nemmeno il famoso decreto Cutro, emanato proprio dalla Calabria qualche giorno dopo la strage, che mirava a introdurre un giro di vite sull'immigrazione irregolare, la stretta sulla protezione speciale e pene inasprite per gli scafisti da perseguire in ogni angolo del globo terracqueo ha prodotto effetti tangibili.

«Si tratta solo di propaganda - dice il senatore calabrese del Pd, Nicola Irto - Il Governo non ha fatto altro che raggruppare una serie di investimenti previsti dalle grandi aziende di Stato sotto questa etichetta. Ha messo dentro anche investimenti di aziende private già previsti per quelle regioni, ma non ha messo un euro di finanziamento in più. Unica cosa che ha fatto è stata creare nuove strutture burocratiche come la cabina di regia e la struttura di missione». Anche delle comunicazioni, che la legge istitutiva del piano prevedeva, non si ha molta traccia.«Hanno sì mandato delle lunghe relazioni - continua Irto - ma sul piano Mattei non c’è stata nessuna discussione o confronto politico né in aula né nelle commissioni».

Insomma in pochi hanno contezza cosa sia questo piano Mattei, ma agli eredi proprio non piace che il Governo utilizzi l’illustre cognome. L’operato di Meloni è definito in «totale antitesi» con le gesta di Mattei - si legge nella mail - e l’uso del suo nome «finalizzato a scopi di propaganda» che rischiano di «distorcere» figura ed eredità politica del fondatore. Invece di perseguire «la sovranità energetica nazionale» il governo mostra «una marcata subordinazione agli interessi degli Usa». Mattei «selezionava i giovani locali, li formava nelle scuole dell’Eni e li rimandava nei loro Paesi - continua la diffida - un approccio lontano dall’attuale utilizzo del tema migratorio per fini politici». L’erede è pronto a fare causa e andare fino in fondo se la Meloni dovesse continuare a utilizzare il nome del suo familiare. «Ci sono leggi che tutelano i cognomi - ha detto a Repubblica - decideranno i giudici».

In attesa di eventuali esiti giudiziari, ci sono già quelli politici. Il presidente del M5S Giuseppe Conte è intervenuto in Aula alla Camera contro Meloni: «Avete sbandierato un Piano Mattei vuoto e avete costretto gli eredi a diffidarvi dall’associare il loro nome ai vostri progetti su immigrazione, politica energetica e politica estera. Vi hanno detto “non permettetevi più di parlare di Mattei, per ché non è mai stato servo di altre potenze”. Avete fallito anche su questo». Il Movimento ha anche presentato un’interrogazione parlamentare alla premier, a firma del deputato Antonio Colucci, per chiedere se a questo punto ci sia stato «un uso improprio o strumentale della memoria pubblica della Repubblica».

Anche Luana Zanella, deputata di Avs, ha presentato un’interrogazione a Meloni: «La diffida è solo l’ultima grana per lei. Nell’attesa di avere comunicazioni ufficiali da Palazzo Chigi, troviamo una scelta radicalmente scorretta l’aver usato il nome di una figura di eccellenza della storia del Novecento, noto per il suo lavoro innovativo e di dialogo paritario con il sud del mondo, per propagandare un nuovo piano di colonizzazione».

 La diffida della famiglia Mattei è solo l’ultima grana. La più grande è proprio quella politica ovvero il fallimento del tema politico centrale di questo Governo ovvero la sicurezza perseguita ossessivamente attraverso una serie di decreti (quello sui rave, quello di Cutro, quello di Caivano e l’ultimo che ha creato un corto circuito istituzionale) che non hanno sortito gli effetti sperati e hanno creato più problemi che ordine pubblico.