Le inchieste di Di Pietro osteggiate dalla magistratura? Frustaci: «Perché il pm di Mani Pulite lo dice dopo 30 anni?»
A Perfidia confronto tra le opinioni del magistrato Annamaria Frustaci, sostenitrice del No alla riforma, e dell’avvocato Salvatore Staiano, favorevole al Sì. Due visioni autorevoli sulla revisione costituzionale e sull’assetto della giustizia
Nel corso della trasmissione Perfidia, sottotitolata questa settimana "il cielo in una panza" (rivedi su LaC Play), condotta da Antonella Grippo, il dibattito sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e sulle modifiche costituzionali è stato affrontato con toni serrati ma al tempo stesso ricchi di riflessione. A confrontarsi, nella prima parte della trasmissione, sono stati il magistrato Annamaria Frustaci, per le ragioni del No, e l'avvocato Salvatore Staiano, sostenitore del Sì, in un dialogo che ha cercato di portare chiarezza su un tema spesso percepito come esclusivamente tecnico.
La puntata si apre con l’introduzione di Antonella Grippo, che chiarisce immediatamente il clima e la natura della questione: «la materia del contendere sulla riforma costituzionale dell'ordinamento giudiziario era sembrata connotata da tecnicismi, ma non è così perché ha acceso le pulsioni più tribali».
Fin dall’inizio, dunque, il dibattito viene collocato in una dimensione non soltanto giuridica ma anche politica e culturale. Prende quindi la parola Annamaria Frustaci, che richiama il valore universale della Carta fondamentale: «la Costituzione è la carta di tutti i cittadini, per fortuna oggi non è più un dibattito tra accademici e addetti ai lavori».
Grippo osserva poi un fenomeno mediatico curioso, quasi simbolico dei tempi: l’“eccedenza” di magistrati in televisione, paragonata a quella dei medici specialisti nel periodo del Covid. La Grippo entra quindi nel vivo della discussione con una domanda diretta: «Regolamento di conti tutto interno alla magistratura?».
La risposta di Frustaci è chiara e decisa: «No, il fatto che vi siano idee differenti testimonia che non c'è nessuna battaglia di casta, ma si dibatte sulla forma di giustizia di Stato che noi vogliamo per il nostro paese».
Il confronto si sposta poi su una stagione cruciale della storia giudiziaria italiana. Antonella ricorda infatti: «Mani Pulite falcidiò la prima Repubblica. Antonio Di Pietro, schierato per il Sì, ha affermato che, al tempo delle indagini, non è stato fermato dalla politica ma dai magistrati».
Frustaci replica con rispetto ma anche con una punta di perplessità: «Penso che Di Pietro sia stato un grande magistrato, ma se ha ravvisato degli impedimenti perché non li ha evidenziati al tempo, avrebbe dovuto sollevare un tema così delicato anni fa, non ora».
Antonella Grippo introduce quindi una questione teorica molto presente nel dibattito pubblico: «Presso certi ambienti è in uso una certa teologia della Costituzione, ti convince questa teologia dell'inviolabilità della Costituzione?».
La magistrata chiarisce il proprio punto di vista con equilibrio: «Se c'è qualcosa che non va bisogna che la si cambi, ma qui cosa c'è che non va? Non vi è stata la proposta di legge, c'è stato un disegno di legge da parte del governo».
E sintetizza la sua posizione con una frase netta: «Non mi fido di chi cambia la Carta costituzionale senza confrontarsi».
Antonella Grippo solleva quindi una preoccupazione legata al tono del dibattito pubblico: «Questa declinazione del dibattito anche in termini sanguinari non ci fa rischiare di andare incontro a un verdetto non suffragato da elementi di conoscenza?».
Frustaci risponde con prudenza ma con chiarezza: «non penso, ma comunque non è un voto contro la Meloni».
Il discorso si sposta poi sulle parole pronunciate dal procuratore Nicola Gratteri. La Grippo interroga la Frustaci, la quale risponde dicendo che il procuratore è stato braccato da una testata giornalistica che gli ha rivolto per mesi delle accuse.
La magistrata conclude ribadendo un principio cardine dello Stato di diritto: «Riteniamo che sia importante che la legge sia uguale per tutti. Il giudicato deve essere certo di non avere ingerenze politiche».
Le ragioni del Sì
Nella seconda parte della trasmissione prende la parola il costituzionalista Salvatore Staiano, chiamato a illustrare le ragioni del Sì. Si parte da una precisazione relativa a una dichiarazione di Gratteri: «Era uno scherzo, scherzavo con il conduttore, era una risposta ironica».
Staiano interviene con una riflessione che mescola ironia e pragmatismo: «Io sono da te perché penso che tu sia in posizioni alte in tutta Italia. La risposta che posso dare io è che in tema di registrazioni e altro c'è un sistema che consente di dire che si tratti di ironia, scherzo etc... Per il resto non mi interessa niente».
Antonella Grippo richiama quindi la questione della presunta dimensione elitaria del referendum, già evocata con Frustaci.
Staiano non nasconde la complessità della materia: «un argomento di natura tecnica è diventato una caciara politica. Sia nel No sia nel Sì in pochi hanno capito e sanno spiegare cosa sia questo cambiamento».
Il costituzionalista richiama poi la natura stessa della Carta: «La Carta costituzionale è una ghirlanda di principi, il costituente ha previsto la possibilità di rivederla, all'articolo 138».
E rassicura i cittadini: «I cittadini non devono pensare che si stia ribaltando la Costituzione».
Antonella osserva quindi un elemento politico significativo: «il voto è trasversale, uomini di sinistra voteranno sì. Il regolamento dei conti ti convince?»
Staiano risponde con una domanda che ridimensiona la lettura polemica: «Ma chi riesce a capirla la regolamentazione dei conti? Il problema è un altro».
Ed esplicita quello che, a suo avviso, è il vero nodo della questione: «Il punto è: perché ci stiamo armando per cambiare la Costituzione. Il problema è nato quando per raggiungere la verità c'è bisogno della separazione da entrambe le parti».
Antonella introduce allora una distinzione fondamentale del diritto: «La verità processuale non è apodittica».
Staiano replica con decisione: «La verità processuale è oggettiva. E deve essere garantita».
Infine la Grippo solleva una questione politica interna alla sinistra: «Perché nella Galassia delle sinistre solo i socialisti nella splendida loro solitudine votano sì, mentre i riformisti del Nazareno hanno scelto di votare no».
Staiano conclude con una considerazione sociopolitica: «i socialisti sono una componente elitaria della sinistra».
Un confronto di livello raro
La trasmissione ha offerto un confronto autentico e di alto profilo. Da un lato Annamaria Frustaci, magistrato di grande rigore e lucidità argomentativa, ha difeso con forza la necessità di preservare gli equilibri istituzionali e di non intervenire sulla Carta costituzionale senza un confronto ampio e condiviso.
Dall’altro lato Salvatore Staiano, costituzionalista di indubbia autorevolezza, ha portato nel dibattito una lettura sistematica e rigorosamente giuridica della possibilità di revisione costituzionale prevista dalla stessa Carta, insistendo sulla necessità di garantire la verità processuale e di affrontare senza timori i nodi strutturali del sistema.
Entrambi hanno dimostrato qualità rare nel dibattito televisivo contemporaneo: chiarezza, competenza e capacità di sostenere le proprie tesi senza cedere alla semplificazione.
Il merito di un simile confronto va anche alla conduzione di Antonella Grippo, che con grande preparazione, lucidità e sensibilità intellettuale ha saputo orchestrare una trasmissione complessa senza mai perdere il filo del ragionamento. Il suo lavoro di preparazione e la struttura stessa del programma rivelano uno sforzo notevole nel trasformare una materia apparentemente tecnica in un momento di autentica discussione pubblica.
Perfidia si conferma così una trasmissione capace di restituire dignità al dibattito politico e costituzionale, dimostrando come, quando la conduzione è intelligente e gli interlocutori sono all’altezza, anche i temi più difficili possano diventare occasione di confronto civile e di autentica crescita culturale.