Le suppletive a Reggio Calabria “bocciano” Vannacci: «Ha raggiunto il punto massimo, il suo consenso emotivo e volatile»
Il direttore di Noto Sondaggi analizza il risultato delle suppletive: «È mancato il fattore Vannacci». E sul futuro di Futuro Nazionale ipotizza una possibile flessione dei consensi
Il risultato delle suppletive in Calabria diventa un banco di prova per valutare la tenuta del consenso di Roberto Vannacci. A leggere il dato calabrese in chiave nazionale è Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, che parla di un consenso «molto emotivo» e quindi potenzialmente volatile.
Secondo Noto, già nelle settimane precedenti le rilevazioni avevano registrato una flessione di circa un punto percentuale nei consensi attribuiti a Vannacci. Un elemento che, alla luce del voto calabrese, lo porta a ipotizzare che il consenso raccolto dal generale possa avere già raggiunto il suo livello massimo.
Il dato delle intenzioni di voto e quello delle urne
Uno degli elementi sottolineati dal sondaggista riguarda la composizione dell'elettorato di Futuro Nazionale. Nelle rilevazioni citate da Noto, circa il 40% di chi dichiarava di voler votare per il movimento si era astenuto sia alle elezioni politiche sia alle europee.
Una componente che, in occasione delle suppletive, non si sarebbe trasformata in voti effettivi. Per Noto, dunque, il dato calabrese evidenzia una distanza tra le intenzioni dichiarate nei sondaggi e la capacità di mobilitare concretamente gli elettori davanti alle urne.
«È mancato proprio il fattore Vannacci»
Il ragionamento del direttore di Noto Sondaggi parte anche dal profilo del candidato scelto per la competizione. Domenico Giannetta, già esponente di Forza Italia, viene descritto da Noto come una figura particolarmente radicata sul territorio: alle ultime elezioni regionali avrebbe raccolto circa 10mila voti.
Proprio per questo, secondo il sondaggista, nelle suppletive sarebbe stato possibile misurare quanto la presenza di Vannacci fosse in grado di aggiungere consenso rispetto alla forza elettorale del candidato.
La conclusione di Noto è che «è mancato proprio il fattore Vannacci»: il generale, nella sua lettura del voto, non avrebbe portato nuovi elettori alle urne, non avrebbe creato difficoltà al centrodestra e non avrebbe prodotto quel risultato di forte espansione che alcuni potevano attendersi.
«Difficile che il consenso emotivo tenga per un anno»
Il dato calabrese, incrociato con le precedenti rilevazioni, porta Noto a formulare un'ipotesi sul futuro del movimento: Vannacci potrebbe avere già raggiunto il proprio punto massimo oppure andare incontro a una fase di calo.
Il motivo, secondo il sondaggista, è legato alla natura stessa del consenso che attribuisce al generale. «Quando una forza politica sale troppo velocemente nei consensi – osserva Noto – spesso sono appunto consensi emotivi». Consensi che, nella sua analisi, possono essere dichiarati nelle intenzioni di voto ma non necessariamente tradursi in una scelta effettiva al seggio.
E c'è poi il fattore tempo. Per Noto, «è difficile che il consenso emotivo tenga per un anno», soprattutto se non riesce a trasformarsi in una base elettorale stabile e capace di mobilitarsi.
La lettura nazionale: il centrodestra tiene
Noto invita però a leggere il risultato calabrese anche attraverso il quadro dei rapporti di forza tra gli schieramenti. La sua analisi non evidenzia, sulla base di questo voto, un indebolimento generalizzato del centrodestra.
«Il centrodestra tiene», afferma il direttore di Noto Sondaggi, ricordando che la coalizione era forte alle ultime politiche, alle regionali e alle comunali e che, a suo giudizio, si conferma tale anche in questa occasione.
Diverso il discorso per il centrosinistra che, secondo Noto, rimane intorno a un terzo dei voti ma non sarebbe riuscito a sfruttare la divisione interna al fronte di destra.
Il voto calabrese, nella lettura del sondaggista, diventa così un elemento da inserire in un quadro più ampio: da una parte la tenuta del centrodestra, dall'altra la difficoltà del centrosinistra a trasformare le divisioni dell'area avversaria in un vantaggio elettorale e, sullo sfondo, l'incognita rappresentata dalla capacità di Vannacci di trasformare un consenso percepito come emotivo in una base stabile nel tempo.