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12/09/2026 ore 10.05
Politica

Legge elettorale, Tucci: «Una presa in giro per gli elettori. Meloni ha paura degli italiani»

Il deputato del M5S boccia il nuovo sistema: «Preferenze sì, ma di facciata. Così è una presa in giro». E annuncia battaglia alla Camera: «Se passerà, valuteremo ogni altra mossa possibile»

di Riccardo Montanaro

La nuova legge elettorale riaccende lo scontro politico, soprattutto sul tema delle preferenze e del ruolo dei capilista bloccati. Il Movimento 5 Stelle contesta duramente il provvedimento e accusa la maggioranza di aver lasciato ai vertici dei partiti un ruolo decisivo nella scelta dei parlamentari. Riccardo Tucci, deputato del M5S, annuncia battaglia alla Camera e non esclude ulteriori iniziative dopo l’approvazione definitiva.

Qual è la valutazione politica del M5S sul testo in approvazione dopo l’emendamento sulle preferenze?

La ritengo una presa in giro per gli elettori, semplicemente perché Giorgia Meloni, tradendo per l’ennesima volta se stessa, non ha avuto il coraggio di introdurre le preferenze vere, non l’accozzo che hanno anche il coraggio di rivendicare, che avrebbero dato più potere ai cittadini nella scelta dei propri rappresentanti politici. Meloni ha paura degli italiani. E pensare che c’è stato un tempo in cui la premier, dai banchi dell’opposizione, tuonava contro le segreterie di partito restie a introdurre le preferenze nella legge elettorale. Ora che è al governo non le vuole più. Le stanze ovattate del potere l’hanno cambiata e Vannacci è il frutto avvelenato di questa sua metamorfosi.

Mi lasci aggiungere che trovo profondamente cinica e scollata dalla realtà questa discussione sulla legge elettorale nel mentre gli italiani annaspano tra caro bollette, caro benzina e spesa alimentare che in cinque anni è aumentata del 30%. In questo clima emergenziale, la preoccupazione del centrodestra, dopo 4 anni di governi fallimentari, è come imbullonarsi meglio alla poltrona.

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Il Movimento ha sostenuto le “preferenze pure” e la fine dei capilista bloccati: cosa cambia concretamente per gli elettori rispetto al Rosatellum, e perché la vostra proposta è stata respinta?

Per gli elettori cambia ben poco rispetto al listino bloccato, anzi, se l’obiettivo era quello di avvicinare la politica ai cittadini, la formula scelta dal centrodestra, cioè capilista bloccati e solo a seguire preferenze da esprimere con una crocetta su nomi già scritti, non farà altro che allontanarli ulteriormente. Almeno con il Rosatellum un certo numero di parlamentari vengono eletti con i collegi uninominali, che possono piacere o meno, ma rendono il candidato ben riconoscibile. Invece, la nostra proposta per le preferenze per tutti i candidati è stata respinta perché Giorgia Meloni e la sua maggioranza non hanno alcuna intenzione di dare ai cittadini un reale potere di scelta.

Come rispondete a chi dice che, con i capilista bloccati, le tre preferenze sono solo formali e non incidono davvero su chi viene eletto?

Che chi sostiene tale argomentazione ha ragione da vendere. Le faccio un esempio. Immaginiamo una forza politica che viaggia intorno al 7/8 per cento dei consensi su scala nazionale: il capolista bloccato, deciso e blindato dalle segreterie di partito, potrà essere chiunque, anche sconosciuto agli elettori del collegio nel quale si presenta. Il secondo candidato in lista, magari del territorio, può prendere anche 50 mila voti di preferenza. Il risultato sarà che il capolista si troverà eletto mentre chi ha preso le preferenze resterà fuori. È o non è una presa per i fondelli? Secondo alcune autorevoli stime, i nominati tramite il sistema del capolista bloccato saranno una netta maggioranza del Parlamento.

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Quali effetti temete sul tasso di partecipazione e sul voto di protesta, anche alla luce della crescita di formazioni come Futuro Nazionale di Vannacci?

La storia insegna che quando si fa una legge elettorale per depotenziare uno specifico partito o tenere fuori qualcuno dalle aule parlamentari, si finisce per rafforzarli, dando loro uno slancio che altrimenti non avrebbero avuto. Su questo aspetto ci vedo una similitudine con il Rosatellum nel 2017, ideato per depotenziare il Movimento 5 Stelle, finì per issarlo al 33% dei consensi. Detto questo, il cambiamento vero è rappresentato dal campo progressista guidato da Giuseppe Conte, non da chi si traveste di nuovo odorando di vecchio.

Il M5S sta valutando iniziative successive (alla Camera, con emendamenti, o con strumenti come referendum o raccolta firme) per correggere la legge elettorale? Quali sono i vostri prossimi passi concreti?

Al Senato siamo impegnati da giorni, anche di notte, per fare opposizione e ostruzionismo contro questa legge elettorale che truffa gli elettori. La legge dovrà tornare alla Camera, dove siedo anche io, e lì, esattamente come per la prima lettura, daremo battaglia con ogni mezzo previsto dal regolamento. Ricordo che alla Camera, a voto segreto, decine di parlamentari di maggioranza hanno bocciato l’emendamento sulle preferenze farlocche, evidentemente hanno paura anche di quelle briciole di potere di scelta dei cittadini e vogliono solo le nomine calate dall’alto. L’approvazione finale della legge non sarà una passeggiata. Se passerà, valuteremo ogni altra mossa possibile. Io penso che molti aspetti di questa legge possano essere oggetto di una seria valutazione della Corte Costituzionale.