Mattarella al Meeting di Rimini: «Rifiutare l’odio, l’avversione al diverso e allo straniero. Educare alla pace»
Il messaggio del Presidente della Repubblica per la 47ª edizione dell’evento. Dalla citazione di Dante alla denuncia delle guerre e delle diseguaglianze: «Illusori muri» contro cui opporre solidarietà, amicizia sociale e capacità di costruire ponti
C’è un filo che unisce l’amore di Dante, la pace, la solidarietà e la responsabilità delle comunità. È il filo scelto da Sergio Mattarella nel messaggio inviato al Meeting di Rimini, che oggi ha aperto la sua 47ª edizione. Un messaggio breve, ma dal forte contenuto civile e politico, nel quale il Presidente della Repubblica mette in guardia dai rischi dell’egoismo, dell’odio, delle chiusure e delle diseguaglianze.
Mattarella ha inviato il suo messaggio a Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli. Il Quirinale ha pubblicato il testo nella giornata del 21 agosto.
Il Presidente parte dal significato stesso del Meeting. Dopo 47 edizioni, scrive, la manifestazione rappresenta ormai una storia e, in una fase caratterizzata da «trasformazioni straordinarie», continua a proporsi come luogo capace di contribuire alla costruzione della storia, mantenendo il legame con la propria esperienza.
Poi arriva il tema scelto quest’anno: l’amore.
Il titolo della 47ª edizione è tratto dall’ultimo verso della Divina Commedia: «L’amor che move il sole e l’altre stelle». Mattarella sottolinea che quel verso non può essere letto soltanto come espressione di un sentimento individuale.
L’amore, nella lettura proposta dal Capo dello Stato, è invece una forza che apre all’altro, supera l’individualismo e assume una dimensione sociale. È la capacità di collegare l’io al tu e al noi, rompendo le solitudini e dando una direzione ai percorsi delle persone.
È qui che il messaggio assume una forte dimensione civile.
Mattarella contrappone questa idea di amore a quello che definisce «falso realismo», cioè quell’atteggiamento che conduce all’inerzia, alla sfiducia e alla rassegnazione. Di fronte alle trasformazioni del mondo, secondo il Presidente, le comunità non devono considerarsi spettatrici impotenti: devono sentirsi protagoniste del proprio futuro.
Un passaggio che Mattarella collega anche alle parole di Leone XIV, richiamando la sua riflessione contenuta nella Magnifica humanitas.
Il modello indicato dal Presidente è quello di un’umanità che non si chiude «dentro illusori muri» e non si consegna all’egoismo, ma rimane aperta, attenta alle ingiustizie e ai drammi di chi soffre e capace di costruire nuovi ponti.
È probabilmente questo il cuore politico del messaggio.
Per Mattarella, solidarietà, amicizia sociale e gratuità dell’amore non sono soltanto valori personali o religiosi. Possono diventare energie capaci di incidere sulla politica, sull’economia e sulla vita civile, aprendo «orizzonti inediti».
E subito dopo arriva la fotografia del mondo contemporaneo.
Il Presidente parla di guerre, di diseguaglianze crescenti e della concentrazione di poteri nelle mani di «ristrettissime oligarchie», capaci di accumulare poteri superiori a quelli di molti Stati sovrani.
È un passaggio particolarmente netto. Mattarella non si limita a un generico richiamo alla pace, ma lega la crisi della convivenza internazionale alla crescita delle diseguaglianze e alla concentrazione del potere.
Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere la rassegnazione.
Il Presidente individua nelle persone, nella loro capacità di relazione e nella loro umanità, le energie necessarie per reagire. E indica con chiarezza ciò che deve essere rifiutato: l’omologazione, la passività, l’odio e l’avversione verso chi è diverso e verso lo straniero.
La conclusione è un richiamo all’educazione alla pace.
Non una pace intesa soltanto come assenza di guerra, ma come costruzione quotidiana di una società capace di riconoscere l’altro, combattere le solitudini, contrastare l’odio e non accettare come inevitabili le ingiustizie.
Il messaggio si chiude con un augurio al Meeting e a tutti coloro che parteciperanno alle giornate di Rimini: continuare a costruire, con generosità, «orizzonti di umanità».
Il testo di Mattarella appare significativo anche per il momento nel quale arriva.
Il Presidente parla di un mondo attraversato da guerre e diseguaglianze, denuncia la concentrazione di potere nelle mani di ristrette oligarchie e, nello stesso tempo, mette in guardia dall’idea che la risposta possa essere quella di chiudersi dentro i propri confini.
Il riferimento agli «illusori muri», all’avversione verso «il diverso» e «lo straniero» e alla necessità di costruire «ponti nuovi» conferisce al messaggio una precisa impronta civile.
Mattarella affida così alla società, alle comunità e alle persone una responsabilità: non arrendersi all’idea che il futuro sia già deciso da altri.
Il punto centrale del messaggio è proprio questo: l’amore, nella prospettiva evocata da Dante, non è soltanto sentimento privato. È una forza capace di generare relazioni, responsabilità e partecipazione. E può diventare una risposta concreta alla solitudine, all’odio, alle diseguaglianze e alla guerra.
In una fase nella quale il dibattito pubblico è spesso dominato dalla contrapposizione, dalla paura e dalla ricerca del nemico, il Presidente della Repubblica propone invece un’altra direzione: legare l’io al tu, trasformare l’individualismo in comunità, sostituire i muri con i ponti e la rassegnazione con la responsabilità.
È questa, in sostanza, la sfida che Mattarella consegna al Meeting di Rimini 2026.
Una sfida che prende le mosse da Dante, ma arriva direttamente al presente.