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24/07/2026 ore 06.30
Politica

Meloni verso il record di longevità, ma nel centrodestra è già iniziata la partita della successione politica

La tenuta del Governo non basta a fermare il confronto interno alla coalizione. Tra il congresso di Forza Italia, il ruolo di Occhiuto e Cirio e la sfida Salvini-Vannacci, la corsa al dopo 2027 è già iniziata

di Redazione Politica

La legislatura entra nella sua fase decisiva. Salvo eventi politici oggi difficilmente prevedibili, quello guidato da Giorgia Meloni è destinato a diventare il Governo più longevo della storia della Repubblica. La scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2027, è ormai all’orizzonte e la presidente del Consiglio punta a un primato destinato a entrare nei libri di storia.

La longevità di un esecutivo, tuttavia, non coincide necessariamente con la qualità della sua azione politica. Sul bilancio del Governo Meloni il giudizio non è esattamente positivo. Per la maggioranza, l’esecutivo ha garantito stabilità, credibilità internazionale e continuità istituzionale. Per le opposizioni e numerosi osservatori, invece, i risultati economici sono negativi, il percorso delle riforme si è rapidamente interrotto, mentre diversi ministri hanno mostrato un profilo politico poco incisivo. A ciò si aggiungono le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni esponenti dell’esecutivo.

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Se la tenuta del Governo appare ancora solida, all’interno dei partiti della maggioranza è già iniziata la partita del dopo.

La competizione non riguarda più soltanto il consenso elettorale. Si gioca sulla futura leadership del centrodestra, sulla costruzione delle nuove classi dirigenti e sugli equilibri destinati a caratterizzare la prossima legislatura.

Ma è probabilmente dentro Forza Italia che si gioca una delle partite più delicate dell’intera coalizione.

Antonio Tajani resta segretario nazionale, perché rappresenta il principale garante dell’unità del partito. Il vero interrogativo riguarda però il futuro della forza politica fondata da Silvio Berlusconi.

La domanda che circola negli ambienti politici romani è semplice: chi decide davvero in Forza Italia?

Formalmente decide Tajani. Politicamente, tuttavia, nessuna scelta strategica può prescindere dall’influenza della famiglia Berlusconi, che continua a rappresentare il punto di riferimento identitario e simbolico del partito. Marina e Pier Silvio Berlusconi non svolgono un ruolo diretto nella vita politica quotidiana e, almeno allo stato attuale, non sembrano orientati a una candidatura alle prossime elezioni politiche. Il loro orientamento, però, continua ad avere un peso nelle grandi scelte che riguardano il futuro degli azzurri.

Tajani punta tutto sul congresso nazionale. Per un partito che nella sua storia ha sempre privilegiato una struttura fortemente verticistica, si tratta di un passaggio significativo. Ancora più importanti saranno i congressi territoriali, chiamati a definire gli equilibri della futura classe dirigente.

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La Calabria ha già celebrato il proprio congresso regionale con l’elezione di Francesco Cannizzaro alla guida del partito.

Resta invece tutta aperta la competizione tra Roberto Occhiuto e Alberto Cirio, i due presidenti di Regione che vengono indicati tra i possibili protagonisti della futura stagione di Forza Italia.

Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale, ha costruito negli ultimi anni un profilo di amministratore europeista e riformatore. Ha sempre escluso pubblicamente l’intenzione di sfidare Tajani, ma negli ambienti del partito viene considerato uno dei dirigenti che vorrà dire la sua quando si aprirà il tema della successione. Il suo peso politico resta significativo ma occorre capire come giocherà questa forza.

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, gode della piena fiducia di Tajani e sta assumendo un ruolo centrale nella stagione congressuale. Anche il suo nome viene indicato tra quelli che potrebbero raccogliere l’eredità della leadership azzurra quando si aprirà realmente la fase del ricambio.

Per entrambi il banco di prova sarà duplice: consolidare il consenso nelle rispettive regioni e dimostrare di poter parlare a quell’elettorato moderato che Forza Italia considera decisivo per mantenere un proprio spazio autonomo rispetto alla crescente forza di Fratelli d’Italia.

Negli ambienti del centrodestra continua inoltre a circolare l’ipotesi di una candidatura di Occhiuto alle prossime elezioni politiche, accompagnata dalla prospettiva di un importante incarico di governo in caso di vittoria della coalizione. Un’eventuale scelta di questo tipo comporterebbe però un prezzo politico molto elevato per la Calabria, che si troverebbe ad affrontare un nuovo scioglimento anticipato del Consiglio regionale nel giro di pochi mesi. Una cosa grave e senza precedenti.

In questo quadro Giorgia Meloni continua a detenere la leadership della coalizione.

Fratelli d’Italia resta il primo partito del centrodestra e continua a dettare la linea sulle principali questioni di governo. Negli ultimi mesi, tuttavia, i sondaggi hanno registrato una certa insistente flessione dei consensi rispetto ai livelli più alti raggiunti nel corso della legislatura, mentre il Governo deve confrontarsi con un crescente malcontento legato al rallentamento economico, al potere d’acquisto delle famiglie e alle tensioni internazionali.

Anche la politica estera continua a rappresentare uno dei terreni più delicati, tra il rapporto con l’Unione europea, il nuovo scenario internazionale e le tensioni con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.

Nonostante ciò, nessuno degli alleati appare oggi nelle condizioni di mettere realmente in discussione la leadership della presidente del Consiglio. Meloni resta la candidata naturale del centrodestra anche per il 2027, pur in un quadro politico che potrebbe cambiare sensibilmente nei prossimi mesi.

L’interesse comune della coalizione resta quello di arrivare unita alla fine della legislatura, evitando crisi che potrebbero compromettere il vantaggio costruito dal 2022 a oggi.

Un’altra partita destinata a incidere sugli equilibri della maggioranza è quella tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci.

La nascita del movimento guidato dall’ex generale apre infatti una competizione diretta nello stesso bacino elettorale della Lega. Vannacci punta a conquistare quella parte dell’elettorato sovranista che considera il partito di Salvini eccessivamente condizionato dalle responsabilità di governo. Salvini, invece, dovrà difendere il proprio ruolo nazionale e mantenere la centralità della Lega negli equilibri del centrodestra.

È probabile che nei prossimi mesi il confronto si intensifichi soprattutto sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, dell’identità nazionale e dei rapporti con Bruxelles, con il rischio di una crescente competizione nello stesso spazio politico.

La campagna elettorale, pur senza dichiarazioni ufficiali, è di fatto già iniziata.

Meloni lavora per confermare la leadership della coalizione. Tajani è impegnato nella trasformazione di Forza Italia in un partito sempre più organizzato e radicato sul territorio. Occhiuto e Cirio guardano alla fase successiva, consapevoli che il ricambio della leadership azzurra rappresenterà uno dei passaggi politici più importanti dei prossimi anni. Salvini, infine, dovrà contenere la concorrenza di Vannacci evitando un’ulteriore frammentazione dell’area sovranista.

La stabilità del Governo appare oggi meno in discussione della stabilità futura dei partiti che lo sostengono. Ed è proprio all’interno della maggioranza che, nei prossimi mesi, si giocherà una parte decisiva degli equilibri politici destinati a caratterizzare l’Italia dopo il 2027.