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19/10/2026 ore 12.47
Politica

Mentre al Nord le piazze bruciano, la Calabria protesta con dignità e rispetto: ora tocca al Governo dare risposte

Dagli scontri nelle città settentrionali ai presidi prevalentemente pacifici di agricoltori e autotrasportatori calabresi. Famiglie e imprese soffocate dal caro vita, dalle bollette e dai costi di produzione chiedono interventi concreti

di Redazione

Nessuno trascorre una notte sull'asfalto per divertimento. Nessuno lascia la propria famiglia, ferma il camion o abbandona i campi per il piacere di protestare. Quando un lavoratore arriva a occupare una strada, significa che qualcosa nella sua vita si è già fermato da tempo. I conti non tornano, le bollette pesano, il pieno costa troppo e persino riempire il carrello della spesa è diventato un esercizio di rinunce. La paura non arriva all'improvviso: cresce lentamente, fattura dopo fattura, fino a quando un uomo o una donna si ritrovano a chiedersi se domani avranno ancora un lavoro.

È questa la Calabria che protesta. Non soltanto contro il caro gasolio, ma contro un costo della vita che consuma salari, pensioni e risparmi, mentre agricoltori, autotrasportatori e piccoli imprenditori vedono aumentare le spese necessarie per tenere in piedi le proprie attività. Una Calabria che non chiede privilegi, ma la possibilità di continuare a vivere del proprio lavoro senza sentirsi ogni giorno un po' più povera.

Eppure, in mezzo a questa esasperazione, è emerso qualcosa che merita di essere raccontato con altrettanta forza: il modo in cui tanti calabresi hanno scelto di manifestare. Hanno portato sulle strade la propria disperazione, ma nei presidi rimasti pacifici non hanno rinunciato al rispetto per gli altri.

Mentre alcune piazze del Nord diventano teatro di scontri, la Calabria sceglie la dignità

Le immagini arrivate da Milano, Torino e Bologna raccontano episodi di violenza verificatisi durante manifestazioni differenti: scontri con le forze dell'ordine, lanci di oggetti, danneggiamenti e momenti di grave tensione. Scene che hanno segnato quelle giornate e che impongono di distinguere il diritto di manifestare dalle responsabilità di chi ricorre alla violenza.

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Dalle strade calabresi è arrivata, prevalentemente, un'immagine diversa. Nei quindici presidi degli autotrasportatori monitorati il 17 ottobre, i camion sono rimasti ai margini delle carreggiate, causando rallentamenti e disagi senza bloccare completamente la circolazione. Anche in Calabria si sono registrati momenti di tensione, che non vanno cancellati dal racconto. Ma nelle principali giornate della mobilitazione ha prevalso un comportamento responsabile.

Non significa che tutti i cortei del Nord siano stati violenti, né che tutte le proteste avessero le stesse motivazioni. Significa riconoscere un dato significativo: in una regione attraversata da difficoltà economiche profonde, tanti manifestanti hanno saputo esprimere la propria rabbia senza trasformarla in aggressione.

Questi calabresi hanno dimostrato che si può essere disperati senza perdere la dignità, arrabbiati senza rinunciare alla civiltà, determinati senza dimenticare l'educazione. Non hanno bisogno di essere descritti come eroi. Sono lavoratori, padri e madri, persone comuni che chiedono di essere ascoltate e che, nei presidi pacifici, hanno cercato di non aggiungere altra sofferenza a quella che già conoscono.

La dignità, però, non paga le fatture. L'educazione non riempie un serbatoio e il rispetto non basta a salvare un'impresa. Proprio per questo, il comportamento dei manifestanti rende ancora più urgente una risposta delle istituzioni.

I sindaci accanto ai lavoratori, da Roma si attendono soluzioni

LaC ha seguito la mobilitazione con otto postazioni nei principali presidi e tre troupe televisive notturne, documentando le difficoltà dei manifestanti anche quando le luci del giorno si spegnevano e sulle strade restavano camion, trattori e persone decise a non tornare a casa senza essere ascoltate.

La protesta ignorata dai grandi riflettori: LaC sceglie di esserci e dare voce alla Calabria che lotta e chiede ascolto

La politica più vicina ai territori non è rimasta assente. A Davoli sono arrivati il vicepresidente della Giunta regionale Filippo Mancuso, il presidente della Provincia di Catanzaro Amedeo Mormile e i sindaci di oltre trenta comuni. A Falerna hanno raggiunto i manifestanti amministratori locali e il consigliere regionale Giampaolo Bevilacqua, mentre a Santa Maria del Cedro si è presentato il consigliere regionale di Forza Italia Antonio De Caprio.

Nella Locride hanno partecipato i sindaci di Bovalino, Siderno e Locri, insieme all'assessora regionale Eulalia Micheli e al consigliere del Partito democratico Giuseppe Ranuccio. A Vazzano, nel Vibonese, una ventina di primi cittadini ha manifestato accanto agli autotrasportatori. Anche il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Cesare Di Pietro, ha raggiunto il presidio di Bovalino per ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori. Presenze diverse, istituzionali e umane, che meritano di essere riconosciute senza distinzioni politiche.

Ma una stretta di mano, per quanto sincera, non basta a pagare una fattura. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha annunciato 15 milioni di euro contro il caro gasolio, mentre il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha convocato per il 20 ottobre a Milano un incontro con le delegazioni degli autotrasportatori. Sono segnali di interlocuzione, sui quali resta da misurare l'efficacia concreta.

Le dichiarazioni arrivate da Roma hanno intanto alimentato il confronto politico. La sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro ha riferito di segnalazioni su possibili infiltrazioni criminali nelle manifestazioni, suscitando la replica del senatore del Partito democratico Nicola Irto, che ha chiesto elementi concreti e invitato a evitare sospetti generalizzati. Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha richiamato i manifestanti al rispetto della legge, criticando i blocchi stradali e i danni alle attività economiche, provocando contestazioni politiche, tra cui quella della deputata del Movimento 5 Stelle Anna Laura Orrico.

La tutela della legalità e dei diritti degli altri cittadini è una responsabilità delle istituzioni. Lo è altrettanto ascoltare chi denuncia di non riuscire più a sostenere i costi del proprio lavoro. Le due esigenze non dovrebbero essere contrapposte, soprattutto quando una mobilitazione dimostra di saper mantenere, nella sua parte prevalente, un carattere pacifico.

Al governo nazionale e ai parlamentari calabresi della maggioranza spetta adesso spiegare quali interventi intendano sostenere, con quali risorse e in quali tempi. Perché il caro carburanti è soltanto una parte del problema: il costo della vita, le bollette, i generi alimentari e le spese delle imprese compongono una crisi che non si risolve con una dichiarazione di solidarietà.

Dietro ogni camion fermo c'è una famiglia che aspetta

Chi osserva le proteste da casa può vedere soprattutto le code, i rallentamenti e il disagio di arrivare tardi al lavoro. È comprensibile. Ma dietro quei camion ci sono persone che devono acquistare carburante prima ancora di guadagnare un euro, imprese che devono pagare dipendenti e fornitori, famiglie il cui reddito dipende da un'attività diventata sempre più difficile da sostenere.

La disperazione non fa sempre rumore. A volte è un imprenditore che si domanda come pagherà la prossima fattura, un agricoltore che teme di lavorare in perdita, un autotrasportatore che guarda il proprio camion e si chiede per quanto tempo potrà ancora permettersi di metterlo in moto. Ma è anche una madre che controlla lo scontrino della spesa, un pensionato che deve fare i conti con le bollette, un giovane che lavora e continua a non potersi permettere una casa.

Sono situazioni diverse, unite dalla stessa domanda: quanto ancora si potrà andare avanti così?

La politica non deve necessariamente salire su un trattore o trascorrere una notte al freddo per dimostrare vicinanza. Deve però ascoltare anche le parole più dure, spiegare quali soluzioni può offrire e assumersi la responsabilità delle decisioni. Governare non significa soltanto esserci quando si taglia un nastro, ma anche quando qualcuno rischia di chiudere un'attività e perdere il lavoro.

Sui social, intanto, le critiche investono soprattutto chi governa. Non tutti i commenti rappresentano l'opinione generale, ma il malessere che esprimono non può essere liquidato come una semplice polemica. Quando un cittadino arriva a considerare la protesta l'unico modo per ottenere attenzione, il problema non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma anche la fiducia nelle istituzioni.

La Calabria che protesta non è fatta soltanto di strade occupate e mezzi pesanti incolonnati. È fatta di persone che hanno paura di non farcela più e che, nella grande maggioranza dei presidi raccontati, hanno cercato di non scaricare quella paura sugli altri. Persone che chiedono una cosa semplice e immensa: poter continuare a vivere del proprio lavoro.

Chi protesta non chiede una fotografia con un politico. Chiede di poter tornare a casa, riabbracciare la propria famiglia e sapere che domani avrà ancora un lavoro.

E forse è proprio questo che dovrebbe togliere il sonno a chi governa: sapere che, mentre nei palazzi si discute, sulle strade della Calabria ci sono persone che il sonno lo hanno già perso. Non per scelta, ma per paura di perdere tutto.

Hanno dimostrato di saper protestare senza perdere la dignità. Adesso aspettano che le istituzioni dimostrino di saper ascoltare senza perdere altro tempo.