Morti sul lavoro, Laghi: «Non sono vittime del caso ma di controlli insufficienti e scelte politiche sbagliate»
Il consigliere regionale sottolinea il dato calabrese: «Qui si registra il più alto tasso di irregolarità lavorativa d'Italia, pari al 27,8%, mentre gli organici ispettivi nelle province restano ben al di sotto di quanto previsto e necessario»
«Non possiamo continuare a contare in silenzio gli anelli di una catena che sembra non doversi interrompere mai. Ma non è fatalità». Interviene così sul tema delle morti sul lavoro il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi.
«Chi continua a perdere la vita sui luoghi di lavoro» prosegue «non è vittima del caso, ma di controlli del tutto insufficienti e scelte politiche sbagliate. Dal Primo maggio a oggi, in appena dieci giorni, quattro persone sono morte mentre lavoravano. Quattro vite spezzate. E ogni volta in molti parlano di fatalità, di destino, di tragica coincidenza. Ma qui il destino c'entra poco. Dietro queste morti ci sono controlli carenti o del tutto assenti, sicurezza trascurata, risorse insufficienti e scelte politiche che da anni non affrontano il problema con la necessaria determinazione e il dovuto impegno».
«Da medico e da consigliere regionale» dice Laghi «sento il dovere di dire le cose come stanno. Quella che viviamo è una strage quotidiana, silenziosa, che non può più essere tollerata. I numeri, del resto, raccontano una situazione evidente. Secondo le stime dell'Ispettorato nazionale del lavoro e le analisi del Sole 24 Ore, in Italia mancano migliaia di ispettori e tecnici della prevenzione: tra 3.600 e 5.900 unità rispetto al fabbisogno reale. Solo per i controlli amministrativi e tecnici la carenza supera le 2.600 persone. Un vuoto enorme, che rende impossibile garantire verifiche adeguate nei luoghi di lavoro».
«La risposta» prosegue Laghi «dovrebbe essere semplice: assumere subito il personale necessario. In Calabria il quadro è ancora più grave. La regione registra il più alto tasso di irregolarità lavorativa d'Italia, pari al 27,8%, mentre gli organici ispettivi nelle province restano ben al di sotto di quanto previsto e necessario. Proprio dove il lavoro nero e il sommerso sono più diffusi, i controlli risultano più deboli. Quando vengono ignorate le norme di sicurezza, quando si risparmia sui dispositivi di protezione o si chiudono gli occhi davanti ai rischi nei cantieri, chi ha responsabilità deve risponderne penalmente. La sicurezza non può essere considerata un costo da tagliare, ma un diritto fondamentale. Quella delle morti sul lavoro, più volte duramente stigmatizzate dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è cosa che grida vendetta al cielo, ma che deve trovare non più dilazionabili risposte - politiche, legislative e giudiziarie - qui sulla terra».