Sezioni
Edizioni locali
24/02/2026 ore 19.07
Politica

Non solo l'autonomia differenziata, ora la Chiesa critica il Governo Meloni anche sulle politiche migratorie (e il referendum)

Gli interventi dei vescovi calabresi, quello del vescovo di Palermo criticano la disumanità di fronte ai cadaveri che il ciclone Harry sta restituendo sulle piagge del Mediterraneo. Mons. Francesco Savino parteciperà intanto ad un incontro di Magistratura Democratica sul referendum della giustizia

di Massimo Clausi

I tre anni dalla strage di Cutro sono particolarmente significativi. Anche perché a “rinfrescare” la nostra memoria sul dramma degli sbarchi ci ha pensato il ciclone Harry che ha riportato sulle coste calabresi e siciliane quindici corpi di migranti, partiti alla disperata ricerca di un futuro migliore per sé stessi e le loro famiglie

I cadaveri sulle coste raccontano di viaggi delle speranza mai finiti e di una politica che deve trovare una soluzione oltre i Cpr

Un episodio che è passato quasi sotto silenzio nel dibattito politico, non così in quello sociale segnando forse il punto più basso nei rapporti fra la Chiesa e l'attuale Governo italiano.

Una crepa che si legge nel documento licenziato dai vescovi calabresi: "Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio".

«I morti in mare ci chiedono conto, aprite corridoi umanitari sicuri per chi fugge»: l’appello dei vescovi calabresi

I vescovi calabresi parlano di silenzio che, in certi momenti, "diventa complicità". Da qui la richiesta alle istituzioni italiane ed europee di "essere all'altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro Paese e del nostro continente" e l'appello ad aprire "corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria".

Ma a muovere critiche contro una politica migratoria che dovrebbe salvare la vita anziché spingere verso la morte è stato anche il vescovo di Palermo. «Sono sinceramente dispiaciuto - scrive l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice alla ong Mediterranea Saving Humans - di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall'ennesima strage - non è una tragedia! - consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche - di ieri e di oggi -, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell'essere umano , in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso».

Il Presule faceva riferimento all'iniziativa che si è svolta domenica 22 febbraio, al largo del porto di Trapani, dove don Mattia Ferrari, cappellano della Mediterranea Saving Humans ha celebrato la Santa Messa, poi è stata pronunciata una preghiera musulmana e una civile per i morti ei dispersi. «Davanti ai recenti naufragi, che hanno segnato la strage più grande nel Mediterraneo di questi anni — ha scritto don Mattia Ferrari sui social media — c'è stato silenzio e indifferenza. Chi ha parlato di loro? Chi ha pianto per loro? Questo ha segnato un'ulteriore ferita alla loro dignità calpestata».

L'evento si è svolto alla presenza di rappresentanti delle Chiese siciliane, impegnati da sempre nel sostegno dei migranti, e sono stati letti anche dei contributi inviati dal vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli e dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Sul fronte migratorio, fra l'altro, lo scontro non è nuovo. Anche il vescovo di Ravenna, Gian Carlo Perego, presidente di “Migrantes”, a condannare l'apertura dei centri in Albania parlando di spreco di denaro pubblico.

Ma la diversità di vedute fra la Chiesa e il Governo non è solo sul tema dei migranti. Servire ricordare l'alzata di scudi dei vescovi contro l'autonomia differenziata che ha visto in uno dei suoi protagonisti mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano All'Jonio, ma soprattutto vicepresidente della Cei. Proprio Savino, come abbiamo già avuto modo di scrivere, parteciperà al XXV congresso di Magistratura Democratica.

Secondo il programma sarà fra i relatori del dibattito “L'insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo”, a soli nove giorni dal voto referendario. Un altro fronte di dissenso con le politiche del Governo.

Segnali non buoni per la premier Meloni che pure ha come bussola il motto Dio, Patria e famiglia.

?>