Nuovo ospedale, i dubbi di Guccione: «Mancano quasi 200 milioni e l’Ao dovrà pagare l’affitto all’Inail. Sicuri che abbia i soldi?»
Dopo le polemiche seguite al convegno in cui Occhiuto ha preso impegni per l’avvio dei lavori, l’esponente del Pd critica l’immobilismo del Comune di Cosenza e lancia l’allarme sulla possibilità che le case e gli ospedali di comunità vengano affidati ai privati. «Pensiamo al tipo di cura che serve alla città»
Il convegno organizzato dal circolo cosentino del Pd, con la partecipazione del presidente Roberto Occhiuto, ha suscitato un vespaio di polemiche con la dura presa di posizione di Palazzo dei Bruzi. Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori, Carlo Guccione.
Guccione, allora, l’ha combinata grossa…
«E' vero, molti si sono chiesti del perché questa iniziativa e delle presenze al convegno organizzato dal circolo cittadino del Pd. Io penso invece che quel dibattito ha avuto un grande merito quello cioè di fare luce sullo stato di realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, anzi posso dire senza tema di smentita che l'operazione è stata duplice: non ridurre il tutto a una mera questione di edilizia sanitaria, ma porre il tema di quale modello di cura c'è bisogno per risollevare la sanità calabrese, perché questa di un nuovo ospedale deve essere un'occasione per dare un impulso a migliorare quantitativamente l'offerta sanitaria calabrese».
Nuovo ospedale, Occhiuto indica il punto preciso: «Qui nascerà il presidio di Cosenza» | VIDEONon eluda la domanda però, perchè avete organizzato il convegno?
«Penso fosse giusto che dopo dieci anni dal primo studio di fattibilità nel 2016 e a due anni dal nuovo studio di fattibilità si potesse capire lo stato dell’arte. Dal convegno sono emerse tante cose, anche sul fatto che per esempio in questi ultimi dieci anni l'unica grande novità sull'ospedale di Cosenza è stata la nascita della facoltà di Medicina che ha cambiato tante cose, anche la possibilità di mettere insieme la facoltà e un campus che è all'avanguardia per l'intelligenza artificiale e l'uso delle nuove tecnologie in campo sanitario. Questa è una grande occasione che dobbiamo cogliere per introdurre profonde riforme al sistema sanitario regionale».
Dal convegno sono emerse anche tante polemiche, c’è chi grida all’inciucio, chi allo scippo…
«Suvvia, c'è tanta strumentalità in alcune polemiche. Quello promosso dal PD è stato un confronto trasparente con chiarezza e coerenza delle nostre posizioni. Bisognava pur porre fine a posizioni silenti o ondivaghe. "Purché si realizzi, si faccia dove si vuole", un modo per lavarsene le mani da ogni responsabilità oppure affidare un incarico a febbraio del 2025 per un ricorso che probabilmente non è stato poi mai inoltrato. Abbiamo evitato che si continuasse a procedere sulla realizzazione del nuovo ospedale nell'indifferenza e nel silenzio della politica e anche di qualche istituzione interessata. Il convegno del circolo del PD interviene in un momento in cui ancora è possibile fare correzioni ed evitare che quello dell'ospedale sia un semplice trasferimento da Cosenza ad Arcavacata. Abbiamo dato elementi a tutti per capire lo stato delle cose e magari anche evitare che qualcuno facesse come Scajola: scopertosi proprietario di un appartamento al Colosseo a sua insaputa. Qui magari qualcuno avrebbe scoperto solo a cose fatte la vicenda del nuovo ospedale».
Nuovo ospedale Hub, summit all’Unical: Occhiuto presenta il progetto, Rende verso il parere decisivoC'è anche un problema urbanistico, però, perché un ospedale significa creare un comprensorio economico. Ci sarebbe bisogno di un riequilibrio a Sud dell’area urbana cosentina…
«Ma questo è un problema antico, quello di uno sviluppo ormai anche spontaneo verso il nord di Cosenza. Il problema è l'idea di città, di quali funzioni spostare in una città che è in grado di diventare un polo direzionale. Da questo punto di vista, per quanto mi riguarda, per esempio, aver perso l'opportunità della metropolitana leggera, Cosenza-Rende-Università, è stata una sciagura per Cosenza. Quando mi sono candidato sindaco nel 2016 questo era un punto centrale del mio programma elettorale. Rischiamo di essere una delle poche città calabresi a non avere una metropolitana, perché il trasporto pubblico locale è fondamentale se vuoi ridisegnare una città. Qua siamo in una situazione nella quale l'Amaco, la municipalizzata dei trasporti, è fallita, ma se non ridisegni un trasporto pubblico locale non puoi disegnare né un tipo di sviluppo e né un'idea di città. Dal mio punto di vista serve uno strumento veloce che ti collega anche al Savuto. Ferrovie della Calabria ha avuto un finanziamento di diversi milioni di euro, 300 o forse di più, per l’ammodernamento della tratta Cosenza-Catanzaro a idrogeno. Avere un collegamento veloce che si integra con l'ammodernamento della Cosenza-Catanzaro è uno strumento importante, i flussi del trasporto pubblico locale determinano anche le ipotesi di sviluppo e di direzione».
Nuovo ospedale, M5S all’attacco: «Show di Occhiuto, restano i buchi su fondi e tempi»Torno sul punto. Quello che non è emerso dal convegno è il futuro dell’Annunziata…
«Nella mia introduzione ho posto una domanda alla quale non è stata data risposta, di quale modello di cura abbiamo bisogno? E sono partito dal fatto che in Calabria qualche tempo fa è nata la più grande e importante azienda ospedaliera universitaria del Mezzogiorno, la Dulbecco. Si è arrivati lì attraverso una fusione fra il Policlinico Mater Domini e l’hub Pugliese e Ciaccio, che vivono e operano in due poli sanitari diversi. Quella è stata un'esperienza che ha cambiato e ha migliorato l'offerta sanitaria di quella realtà dando un contributo anche alla sanità ospedaliera calabrese. Un modello che mette insieme un hub, un policlinico, con tutte le potenzialità dell'Unical, significa mettere in campo una grande azienda ospedaliera universitaria. Abbiamo messo in campo anche un'altra proposta: utilizzare l'Inrca di Cosenza che è un centro di ricerca all'avanguardia ed è anche inserito in progetti europei per quanto riguarda lo studio della geriatria e malattie croniche. Questo è il problema, noi abbiamo bisogno di un modello di cura che risponda a tre esigenze fondamentali: prima come riduciamo la migrazione sanitaria, 326 milioni all'anno quindi 70 mila calabresi che vanno a curarsi fuori. Poi abbiamo 437mila cronici con due patologie concomitanti, come diamo una risposta ai cronici? Perché non è possibile curarli in ospedale, i cronici dobbiamo curarli sul territorio. Terzo la questione che riguarda i posti letto per acuti. Mancano in Calabria 2mila posti letto per acuti rispetto agli standard che prevede il ministero, se non risolviamo questa cosa dei posti letto, come riduciamo la migrazione sanitaria? Abbiamo bisogno di aumentare i posti letto, di un modello di cura che non sia più ospedalocentrico, ma che preveda la costruzione di una rete territoriale di prossimità che non esiste in Calabria, quindi il problema che riguarda case e ospedali di comunità, l'ADI, l'assistenza domiciliare interna, la telemedicina, la digitalizzazione, le COT che sono quegli strumenti che prendono in carico il paziente e monitorano il paziente».
Nuovo ospedale a Rende mentre il capoluogo perde servizi e abitanti: la “questione Cosenza” agita la politicaIl Pnrr verte proprio su questo. A che punto siamo?
«Mancano due mesi alla conclusione del ciclo del Pnrr, non solo devono essere finite le case di comunità e gli ospedali di comunità, ma devono essere operativi. Ci sono degli standard, dei disciplinari, una casa di comunità può essere collaudata solo a condizione che siano previsti alcuni servizi obbligatori, a me non risulta siano pronti. L’indiscrezione, e questa cosa non può essere una soluzione, è che addirittura si vogliono affidare le case di comunità ai privati».
Del resto i medici per fornire questi servizi dove li troviamo?
«Il piano assunzionale non si è fatto, c'è uno studio dell'università di molto tempo fa, di un docente secondo il quale è necessario per attivare le case di comunità e gli ospedali di comunità, assumere 1600, tra Oss, infermieri, medici, assistenti sociali, psicologi, anche questo è un altro tassello che noi abbiamo posto nel convegno».
Insomma tanta roba…
«Il punto centrale però è che ho detto, cifre alla mano, che erano disponibili 364 milioni per costruire l'ospedale, ma sono insufficienti, ce ne vogliono 546. Occhiuto ha confermato, ha parlato della costruzione per lotti e per stralci. Ha anche ammesso che mancano 17 milioni per le aule universitarie».
Però ha detto che i lavori partiranno…
«Ha preso l'impegno rispetto all'opinione pubblica, di appaltare il primo lotto entro il 31-12-26, con i poteri che ha il dottore Moroni, che è depositario di una ordinanza della protezione civile che assegna poteri straordinari per la realizzazione dei quattro ospedali calabresi compreso Cosenza. Però il problema non è solo l’edilizia. Dobbiamo pensare al tipo di cure da offrire. Nel mondo crescono i fragili e i malati cronici. La Calabria non è esente visto l’invecchiamento della popolazione. Coinvolgendo anche un centro di ricerca come l’Inrca possiamo trasformare la vecchia Annunziata in un polo di ricerca per dare risposte a questo tipo di problemi».
Ma chissà, conoscendo le cose calabresi, i tempi di realizzazione del nuovo ospedale…
«Il convegno è un punto di partenza, quindi ci saranno ulteriori passaggi e chiamate in causa delle istituzioni, un appello anche ad una maggiore attenzione rispetto la questione. Le reazioni registrate, lo sbigottimento del fatto che le vicende all'ospedale fossero avanzate fino a questo punto, mi fanno domandare ma le istituzioni perché non sono intervenute prima, perché non hanno fatto i passaggi che si dovevano fare, non ponendo una questione di campanili o di confini, ma di come disegnare l’offerta sanitaria sul territorio».
Ma torniamo un attimo ai soldi per costruire l’ospedale, dal convegno è emersa un'altra criticità.
«Sì, perché l’ospedale verrà costruito con i fondi Inail, fondi che prevedono, come ha detto anche il Presidente Occhiuto, che Inail diventa proprietario dell'immobile e l'azienda ospedaliera deve pagare un fitto. Ho fatto una domanda a De Salazar, ma è compatibile con l'attuale bilancio dell'azienda ospedaliera il pagamento del fitto? L’azienda nel 2024 ha chiuso un passivo di 29 milioni».
E se l’azienda non fosse solvibile che succede? Non si fa più l’ospedale?
«Questo lo vedremo perché l’azienda è obbligata a firmare un contratto prima di avviare l’iter dell’appalto integrato che verrà gestito dall’Inail non dalla Regione. Ma c’è anche un altro problema».
Quale?
«Quello del riconoscimento giuridico di azienda ospedaliera universitaria. Occhiuto ha avviato la procedura nel 2024, ha scritto ai ministeri Miur e Sanità per avviare la pratica in base alla legge che prevede che ci sia un decreto da parte dei Ministeri d'intesa con la Conferenza Stato/Regioni. Ancora questo parere non c’è. Quando ci sarà questa cosa, ci deve essere un DPCM del Consiglio dei Ministri che istituisce l'azienda universitaria ospedaliera. Se non avremo questo riconoscimento è chiaro che crolla tutta la costruzione che abbiamo fatto finora».
E Occhiuto che ha risposto?
«Non ha risposto, ma noi lo incalzeremo»
Nessun inciucio allora?
«La mia relazione è stata ferma, puntuale, l'ho scritta per evitare ci fossero equivoci, ma gli inciuci si fanno nottetempo, sicuramente non con tanti giornalisti e tanto pubblico. Quindi abbiamo posto tutte le questioni politiche e i nostri dubbi, avanzato le nostre proposte, sulle quali insisteremo con le nostre iniziative. Ho detto ad esempio che mi ha lasciato perplesso il fatto che una settimana prima dell’uscita dal commissariamento Occhiuto abbia firmato le pre-intese sull'autonomia differenziata che aumenteranno i divari fra il Nord e la Calabria, fra il Nord e il mezzogiorno del Paese. Ho anche spiegato che non servono accordi fra regioni per mettere tetti alla migrazione sanitaria perché il diritto alla cura è tutelato dalla Costituzione: ognuno ha il diritto di curarsi dove meglio crede. Certo, uscire dal commissariamento è una buona notizia, ma bisogna vedere cosa prevede il nuovo piano operativo. Su questo noi incalzeremo perché vogliamo capire che piano di rientro si sta concordando, se è vero, come dicono alcuni, che sarà lacrime e sangue per i calabresi. Altrimenti l’uscita dal commissariamento sarà solo l’ennesimo spot propagandistico senza vantaggi per i calabresi».