Occhiuto: «Vannacci dobbiamo combatterlo, altro che aprirgli le porte. Il suo populismo non ci serve»
Il presidente della Calabria conferma il suo No al generale nel centrodestra: «Non è detto che i voti si sommino, anzi...». Poi promuove Giorgia Meloni («le do un voto tra il nove e il dieci») e chiede al governo un’agenda riformista
Un'agenda liberale, liberista e anche un po' libertaria. La propone Roberto Occhiuto, 57 anni, governatore della Calabria, ala riformista del partito più riformista della coalizione, Forza Italia con un'intervista al Foglio. "Intanto la politica non è aritmetica, quindi non è per forza detto che immettere elementi di populismo in una coalizione faccia sì che la coalizione aumenti i consensi. Anzi, può anche farle perdere appeal fra i riformisti e i liberali: non è scontato che i voti si sommino", dice a proposito di Vannacci.
Lei Vannacci in casa non se lo metterebbe? "No e non ne parlo nemmeno volentieri, perché così si finisce per enfatizzare un fenomeno presente in tutta Europa, la destra populista, invece di combatterlo. Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse, quindi a fare una campagna elettorale su un terreno che non è il suo. Proprio Meloni ha dimostrato di saper governare da destra ma senza cedere al populismo", spiega.
"A Giorgia Meloni presidente del Consiglio do un voto che oscilla fra il nove e il dieci. Alla prova del governo, nonostante molto scetticismo, ha dimostrato un piglio e uno standing che nemmeno quelli che la apprezzavano già riuscivano a immaginare. Però non può fare tutto lei, non può coprire tutto e sostituirsi a tutti. La parte più riformista e più liberale della coalizione è stata a volte con le braccia conserte aspettando che Meloni facesse il lavoro. Ma lei interpreta in chiave europea il suo essere di destra. Il motore riformista e liberale della coalizione dev'essere Forza Italia, che deve continuare a portare avanti anche le sue storiche battaglie garantiste. E qui bisogna sfatare un mito: quando si parla di riforme, sembra sempre che ci si rivolga a un'élite, come se fossimo il vecchio Partito liberale fisso al 2 per cento. Invece una coalizione liberale è quella che scrive la propria agenda e non se la fa scrivere dalla cronaca. Non vuol dire che non bisogna commentare i fatti del giorno, ma proporre alla pubblica opinione delle riforme concrete e condivisibili".
"Non si tratta di gettare la croce addosso a qualcuno - dice ancora Occhiuto -: senza Antonio Tajani, probabilmente Forza Italia sarebbe scomparsa insieme a Berlusconi. Detto questo, vorrei un partito capace di mettere in pratica quotidianamente un'agenda riformista, a cominciare dal metodo". Il metodo? "Consiste nel non scrivere le leggi sotto la dettatura delle corporazioni".