Omicidio Giuseppe Di Dio, Loizzo alla Camera: «La modifica del capo d’imputazione crea un profondo senso di ingiustizia»
La deputata della Lega interviene sul caso del sedicenne ucciso a Capizzi e richiama l'attenzione sul percorso processuale, chiedendo che venga fatta piena luce sulle responsabilità. Intanto il Gup esclude il rito abbreviato e dispone il rinvio alla Corte d'Assise
Si riaccende il dibattito politico sul processo per l’omicidio di Giuseppe Di Dio, il sedicenne ucciso il 1° novembre 2025 a Capizzi durante una sparatoria. Alla vigilia di un passaggio decisivo del procedimento giudiziario, la deputata della Lega Simona Loizzo è intervenuta nell’Aula della Camera esprimendo forte preoccupazione per la modifica del capo d’imputazione, ritenuta una scelta destinata ad alimentare «un profondo senso di ingiustizia» nella famiglia della vittima e nell’intera comunità.
Nel suo intervento, Loizzo ha parlato di una decisione che «lascia sgomenti», sostenendo che il mutamento dell’impostazione accusatoria rischia di incrinare la fiducia dei cittadini nella giustizia. La parlamentare ha ricordato come il delitto abbia profondamente segnato la comunità di Capizzi e ha ribadito che il dolore dei familiari merita «risposte chiare e giustizia piena».
Le dichiarazioni della deputata arrivano dopo giorni di forte mobilitazione popolare. Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata nelle strade di Capizzi con lo slogan «Non vi daremo un minuto di silenzio, ma una vita di voce», chiedendo che il processo si svolga nel pieno rispetto della legalità e che vengano accertate tutte le responsabilità.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Giuseppe Di Dio fu raggiunto mortalmente da colpi d’arma da fuoco mentre si trovava davanti a un bar insieme ad alcuni amici. Per gli inquirenti il ragazzo era una vittima innocente, estranea al conflitto che aveva originato la sparatoria.
L’intervento di Simona Loizzo riporta così l’attenzione non solo sul dramma umano della famiglia Di Dio, ma anche sul delicato equilibrio tra le scelte processuali e la percezione della giustizia nell’opinione pubblica. Una vicenda che continua a suscitare un forte coinvolgimento civile, con una comunità che chiede che il processo faccia piena luce sui fatti e sulle responsabilità. Abbiamo sentito la deputata.
Onorevole Loizzo, l’omicidio di Giuseppe Di Dio ha profondamente scosso l’opinione pubblica. Che cosa rappresenta, a suo giudizio, questo processo per i familiari della vittima e per tutti i cittadini che chiedono giustizia?
«Giuseppe Di Dio aveva soltanto 16 anni quando è stato ucciso, per errore, da tre soggetti entrati in un locale per un regolamento di conti, finendo per colpire una vittima innocente che nulla aveva a che fare con la criminalità organizzata. È un processo che deve rendere giustizia a Giuseppe, alla sua famiglia e all’intera comunità. La modifica del quadro accusatorio, con il mancato riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi, ha consentito agli imputati di chiedere il rito abbreviato, con la possibilità di beneficiare della riduzione di pena prevista dalla legge. Lo trovo ingiusto e sconcertante, perché lo Stato deve far sentire ancora più forte la propria presenza nei territori in cui la criminalità colpisce il senso di giustizia di un’intera comunità.»
Lei ha parlato della necessità di una risposta forte dello Stato. Ritiene che oggi gli strumenti di prevenzione e di contrasto alla criminalità nei piccoli centri siano realmente adeguati oppure servano interventi più incisivi?
«Governo e Parlamento hanno lavorato moltissimo su questo fronte. Dal Decreto Cutro ai provvedimenti sulla sicurezza, molto è stato fatto per contrastare la criminalità organizzata, prevedere pene più severe, combattere le baby gang e affrontare il disagio giovanile che troppo spesso sfocia nella violenza. È chiaro che ogni legge può essere migliorata e noi sulla sicurezza non intendiamo fermarci, perché per la Lega resta una priorità assoluta. Le norme ci sono, ma devono essere applicate nel modo corretto. Nutriamo il massimo rispetto per il lavoro della magistratura, ma riteniamo legittimo aprire una riflessione politica e parlamentare su vicende che interrogano profondamente il Paese.»
Giuseppe Di Dio è morto a soli sedici anni, vittima innocente di una sparatoria. Che messaggio deve arrivare ai giovani che vivono in territori dove la violenza criminale continua a essere una presenza concreta?
«Lo Stato c’è, in ogni sua articolazione. I giovani devono sapere che esistono opportunità di crescita lontane dalla criminalità. Penso al lavoro del ministro Valditara per recuperare i ragazzi più fragili e riportarli a scuola, ma anche alle misure per favorire l’occupazione giovanile. Dobbiamo offrire prospettive concrete. È una sfida che riguarda anche l’uso delle nuove tecnologie e dei social network. Per questo sostengo la proposta di vietare l’accesso ai social ai minori di 15 anni. Vedo troppi ragazzi assorbiti dalla vita virtuale e sempre meno presenti nella realtà. È necessario rafforzare il patto educativo tra scuola, famiglia e istituzioni.»
Oltre all’azione della magistratura, quale ruolo devono assumere la politica, la scuola e le istituzioni locali per impedire che tragedie come questa possano ripetersi?
«Serve un lavoro di squadra, mettendo al centro l’interesse dei ragazzi. La scuola deve formare coscienze critiche e accompagnare i giovani verso il futuro. Le istituzioni locali devono creare occasioni di crescita e promuovere un confronto culturale capace di coinvolgere famiglie e territorio. La politica deve fare da collante e costruire le condizioni affinché i giovani abbiano reali opportunità. Tra le grandi sfide dei prossimi anni c’è anche quella dell’intelligenza artificiale: va governata e non demonizzata. È uno strumento destinato a cambiare la nostra società, ma non può sostituire l’uomo. Allo stesso tempo dobbiamo affrontare con serietà il tema delle dipendenze digitali e dell’uso dei social.»
Se il processo dovesse accertare responsabilità pesanti, quali iniziative legislative o politiche ritiene necessarie per rafforzare la tutela delle vittime innocenti della criminalità e il sostegno alle loro famiglie?
«Accolgo con soddisfazione l’esito dell’udienza odierna. Il Gup ha escluso il rito abbreviato per i tre imputati e questo rappresenta un passaggio importante nel percorso verso l’accertamento della verità. Continuerò a seguire da vicino il processo, confermando la mia piena vicinanza alla famiglia di Giuseppe. Ho inoltre presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia per chiedere verifiche sulla modifica del quadro accusatorio. È necessario continuare a rafforzare la tutela delle vittime della criminalità e sostenere concretamente le loro famiglie. La Lega ha già presentato in Senato alcune proposte normative che vanno in questa direzione e auspico che possano essere approvate rapidamente.»
Nel corso dell’ultima udienza il Gup Giuseppe Noto ha rigettato la richiesta di rito abbreviato avanzata dai tre imputati, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d’Assise di Caltanissetta. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 2 ottobre.