Pignataro: «Classe dirigente del centrosinistra calabrese non all’altezza. Ingerenze Usa inaccettabili»
Il segretario di Sinistra italiana: «A Reggio Calabria siamo indirizzati su Canale, alle Provinciali di Cosenza ha perso l’arroganza delle imposizioni e dell’inciucio. Avevamo avvisato tutti che Caruso non sarebbe stato unitario». Su Flavio Stasi...
Dalle tensioni nel centrosinistra alle sconfitte elettorali in Calabria, fino alla crisi della sanità regionale e al dibattito sui medici cubani. Il segretario regionale di Sinistra Italiana, Fernando Pignataro, traccia un’analisi critica dello stato della coalizione progressista, dei rapporti di AVS con Pd e M5S e delle prospettive politiche nella regione. Nell’intervista affronta anche i nodi della leadership del centrosinistra, la necessità di un ricambio della classe dirigente e le strategie per costruire un’alternativa credibile al governo regionale guidato dal centrodestra.
Pignataro, che non si espone più di tanto sul matrimonio tra i Verdi e Flavio Stasi, parla inoltre delle recenti elezioni provinciali di Cosenza, del suo niet a Franz Caruso, delle primarie per il Comune di Reggio Calabria e del percorso di riorganizzazione interna di Sinistra Italiana dopo la cocente delusione alle Regionali. Un confronto che tocca i principali temi dell’agenda politica calabrese e le sfide che attendono l’area progressista nei prossimi mesi.
Pignataro, qual è oggi il ruolo di Sinistra Italiana all’interno dell’alleanza con Partito Democratico e Movimento 5 Stelle? Avs, dopo le Regionali, anche per la Provincia di Cosenza ha - ci passi il termine - subìto le imposizioni romane di democrat ed ex grillini.
«Noi crediamo convintamente che la coalizione progressista debba lavorare ad un programma alternativo per il Paese. Sull’alleanza col PD e il M5S non nutriamo ripensamenti e perplessità. Però occorre chiarezza sui contenuti e sui metodi, su un programma condiviso, almeno sulle grandi opzioni strategiche e sulla scelta delle candidature. La vicenda della Regione brucia perché non c’è stato il rispetto per AVS, per un alleato leale e generoso, ma si sono fatti prevalere logiche vecchie, personalismi e anche gelosie. E brucia ancor di più per i risultati che noi avevamo ampiamente preventivato».
Abbiamo definito Flavio Stasi il promesso sposo di Avs. Le fedi sono state scambiate (lato Verdi)?
«Che Flavio Stasi abbia un interesse verso AVS è cosa notoria, che è dovuto ad un’ampia condivisione del progetto politico che sta alla base dell’Alleanza è altrettanto conosciuta. Non so se abbia aderito ad Europa Verde, certo è che noi siamo forze accoglienti e aspettiamo a braccia aperte amministratori bravi, politici perbene, chi può offrire un bagaglio di esperienze e capacità che fanno crescere noi e che possono far bene alla nostra regione.
In Calabria il centrosinistra sta inanellando una serie di sconfitte da capogiro. C’è o no un problema di leadership?
«Quando si perde non c’è un solo problema, ci sono tanti problemi, uno di questi è rappresentato sicuramente da una classe dirigente che non è all’altezza di un compito difficile in una terra che racchiude in sé tutte le contraddizioni possibili. Sto ripetendo da più tempo che in Calabria c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale, della politica e dell’etica pubblica. O si danno segnali di cambiamento “epocale” o la Sinistra rischia di perdere definitivamente il proprio ruolo. Secondo lei la classe dirigente dei partiti può fare questo? Io credo proprio di no: c’è bisogno di un ricambio generazionale e, soprattutto, intellettuale».
La Sanità resta uno dei principali problemi della Calabria tra ospedali carenti di personale. Da settimane siete in tour per denunciare all’esterno dei nosocomi le criticità.
«Non solo denuncia e analisi del declino del sistema sanitario pubblico, ma cancellazione della medicina territoriale e di prossimità, sottoutilizzazione di tantissimi ospedali, carenze di personale medico e paramedico, strutture vecchie e fatiscenti, mancanza di attrezzature e potremmo continuare per ore. La verità è che noi non siamo in condizione di superare il debito sanitario, non riusciamo a far fronte al cosiddetto Piano di rientro. Per più motivi: la ripartizione delle risorse nazionali che ci penalizzano da svariati anni e che non bastano a soddisfare la richiesta della regione con più malati cronici d’Italia, perché ha una popolazione che è invecchiata; la gestione di questi anni fatta di scandali, sprechi e sperperi, infiltrazioni del malaffare. Noi ci meravigliamo che su questa analisi e soprattutto sulle proposte permanga una freddezza del governo regionale. Appena abbiamo iniziato la Campagna Diritto alla Salute ci aspettavamo un’apertura di confronto sullo scorporo del Piano di rientro, sull’azzeramento del debito, su risorse che tengano conto della situazione epidemiologica calabrese, sulla decretazione dello stato di emergenza sanitaria in una regione che non riesce a garantire il diritto alla salute dei propri cittadine e cittadini».
Invece?
«Niente, la propaganda prima di tutto».
In Calabria continua il dibattito sull’impiego dei medici cubani per far fronte alla carenza di personale negli ospedali. Washington preme, ma Occhiuto ha incontrato l’ambasciatore cubano in Cittadella. E’ un segnale?
«Questa vicenda del governo di Trump che si intromette nelle vicende di un Paese sovrano è inaccettabile e la risposta doveva essere ferma e decisa, non compromissoria. Tant’è che l’imminente arrivo di altri professionisti di Cuba non pare sia più all’ordine del giorno. Abbiamo sempre detto che Occhiuto prediliga le soluzioni temporanee, tampone, provvisorie. Questa dei medici cubani però è diventata, senza una soluzione organica e strutturale, assolutamente indispensabile per evitare la chiusura dei reparti di emergenza urgenza in ospedali piccoli, medi e grandi del nostro territorio».
Alle recenti elezioni provinciali di Cosenza il centrosinistra è uscito sconfitto e Alleanza Verdi e Sinistra non ha sostenuto la candidatura del sindaco Franz Caruso. Perché?
«AVS ha proposto al tavolo criteri oggettivi: una candidatura di un giovane amministratore che desse il segnale di un forte cambiamento, un amministratore che avesse davanti larga parte della consiliatura per garantire una continuità amministrativa, insomma un tentativo di discontinuità. Abbiamo detto chiaramente, viste come sono andate le cose forse gli unici, che non ci convinceva la candidatura del sindaco di Cosenza, proprio perché non rispondeva ai criteri da noi indicati. Avevamo tra l’altro più di una sensazione che c’erano larghe arie di insoddisfazione e non condivisione. Piuttosto che guardare dentro un centrosinistra che in provincia di Cosenza è largamente maggioritario tra sindaci e amministratori, si è usato il solito metodo della arroganza, della certezza di vittoria basata sull’inciucio con una parte del centrodestra (ed anche lì qualche problemuccio c’è). Infine, i nostri amministratori, non molti a dir la verità, ma alcuni di grande peso “ponderale” non avrebbero mai votato per un candidato del centrodestra e, pur non condividendo, hanno fatto una scelta di campo. Così non è stato per tutti in modo leale, chiaro ed evidente. Crediamo nei partiti e lavoriamo perché i partiti ritornino ad avere il ruolo centrale nella costruzione dell’alternativa di governo in tutto il territorio, basta trasversalismi e anche personalismi e l’appropriazione di ruoli che non si hanno nei fatti.
In vista delle elezioni comunali di Reggio Calabria, il centrosinistra ha scelto la strada delle primarie. Ritiene che possano essere lo strumento giusto? Su chi vi orienterete?
«Non privilegiamo questo metodo, le primarie si sono prestate spesso a forzature, degenerazioni, inciuci, intromissioni interessate. A Reggio Calabria non c’era una proposta condivisa. Anche a Roma probabilmente si dovrà ricorrere a questa strada, che dev’essere sapientemente gestita, per scegliere il leader della Coalizione Progressista. Staremo a vedere, non ci sottraiamo, anzi faremo fino in fondo la nostra parte. AVS della Citta Metropolitana di Reggio Calabria predilige la candidatura di Massimo Canale, per la sua storia, la sua trasparenza e anche per le tante battaglie della sinistra reggina che lo hanno visto partecipe».
Concludiamo con la più stretta attualità. Si celebra il congresso provinciale di Cosenza dopo il repulisti, anche se a lei non piace chiamarlo così, a margine del flop delle Regionali. Sarà unitario?
«Non proprio un Congresso. La Federazione di Cosenza di Sinistra Italiana non era stata commissariata, ma alle dimissioni del gruppo dirigente dopo un brutto risultato elettorale alle elezioni regionali, si è fatto fronte con una reggenza, un accompagnamento della Segreteria regionale. Quindi, oggi si tiene una Assemblea delle iscritte e degli iscritti in provincia per rivedere l’Organismo dirigente provinciale ed eleggere la guida politica della più grande Federazione della Calabria. Credo che con la consapevolezza che ci sia molto da fare, a partire da un maggiore radicamento sul territorio (lo scarso radicamento è sicuramente una delle principali cause dei mancati risultati) e una grande capacità di ascolto e di proposta, ci sarà una grande unità e una forte solidarietà del gruppo dirigente di Sinistra Italiana di Cosenza e provincia».