Pnrr, Guccione chiede trasparenza: «La Regione dica quante case e ospedali di comunità sono operativi»
L’esponente del Pd invita anche i sindaci a partecipare a disegnare la sanità calabrese del futuro. «Se dopo 15 anni è finito il commissariamento allora è giusto che gli amministratori dicano le esigenze dei territori». I nodi dell’Inrca e dell’azienda universitaria a Cosenza
Lo scorso 30 giugno sono scaduti i termini per la realizzazione dei progetti previsti dal Pnrr. Il termine formale di scadenza, però, è stato il 31 agosto, data entro cui i soggetti attuatori hanno dovuto inviare a Bruxelles tutta la documentazione attestante non solo il completamento delle opere, ma la loro effettiva messa in funzione.
Pnrr, tempo scaduto: la Calabria chiude all’ultimo posto tra infrastrutture ferme e sanità al palo«Sarebbe giusto un’operazione di trasparenza per capire se le case e gli ospedali di comunità previsti sono stati realizzati e sono operative», dice oggi Carlo Guccione della direzione nazionale del Pd.
«Un cittadino che si reca in una casa di comunità oggi dovrebbe trovare il personale, così per quanto riguarda la telemedicina, la digitalizzazione del sistema sanitario nazionale; la presa in carico del 10% degli over 65. Questi erano gli obiettivi. Mi auguro che in queste settimane ci siano i report da parte della Regione Calabria per capire qual è lo stato delle cose, perché qui ci siamo giocati una partita importantissima».
Qual è, secondo lei, questa partita o meglio che obiettivi dobbiamo raggiungere attraverso il Pnrr?
«La costruzione di una vera rete territoriale che in Calabria non c’era e mi auguro che sia realizzata. Recentemente è stato approvato il piano operativo del nuovo piano di Rientro. Entro il secondo semestre 2026 deve essere revisionato il sistema urgenza-emergenza e la rete ospedaliera. L’implementazione della rete ospedaliera doveva essere realizzata già al 31 dicembre 2025. La Regione però non è riuscita e i Ministeri affiancanti hanno concesso altri sei mesi di proroga. Questa è un'altra partita importante, perché dobbiamo recuperare un gap evidente. Uno dei motivi per cui abbiamo l'immigrazione sanitaria più alta d'Italia, è la mancanza di posti letto. In base agli standard del ministero della Sanità ne abbiamo due mila in meno».
Lei lo dice da anni…
«Perché è vero. Ma non dobbiamo costruire una rete ospedaliera come si è fatta negli anni 50-70, quando ogni politico di turno si faceva a costruire un ospedale sotto casa. Serve una rete ospedaliera che guardi ai prossimi vent'anni, a cominciare dalla mancanza di posti letto perché non possiamo stare sotto i minimi nazionali»
È un processo che andrebbe guidato.
«Si, non può essere un'operazione solo dei tecnici del Dipartimento Salute. Intanto vanno coinvolti i sindaci, che in questa fase sono completamente assenti rispetto a questa questione».
E loro cosa potrebbero fare?
«Penso che la questione di una nuova rete ospedaliera non possa non passare attraverso un coinvolgimento delle autonomie locali. Mi auguro che i sindaci che presiedono per legge le conferenze provinciali sulla sanità si mettano in modo, perchè la legge per la conferenza dei sindaci prevede prerogative importantissime sugli atti aziendali, sui bilanci e sulle linee programmatiche future per quanto riguarda il sistema sanitario calabrese. Mi auguro che i sindaci diventino protagonisti e convochino questa assemblea con l'ordine del giorno due punti fondamentali».
Quali?
«La verifica di quello che è stato realizzato con il Pnrr Salute e una discussione su come migliorare la rete sanitaria calabrese. Sono due obiettivi importantissimi che vanno nella direzione di rendere protagonista chi sta sul territorio. Siamo usciti dal commissariamento, formalmente i poteri sono ritornati in capo alla Regione e proprio in questo momento in cui c'è il ritorno ad una sovranità democratica e legislativa assente per oltre 15 anni, è giusto dare anche la parola a chi in Calabria opera quotidianamente. Per questa via, rifiutando una logica campanilistica, ragionare su quale modello di cura realizzare in Calabria. Le faccio un esempio che è l’Inrca di Cosenza. In Calabria abbiamo 437mila pazienti cronici, quasi il 90% con due patologie concomitanti. L’Inrca studia proprio le nuove patologie degli anziani e propone nuovi modelli di cura. C’è un accordo fra la Calabria e la Regione Marche che si era impegnata a rilanciare l’attività dell’istituto a Cosenza. La situazione è che mancano posti letto e in alcuni reparti addirittura non ci sono i gas medicali. Dobbiamo allora incalzare la Regione Marche per rilanciare l’istituto in Calabria. Questa è solo una delle questioni».
Ce ne dica un’altra…
«La fase nuova che si è aperta nel Nord della Calabria attraverso l’apertura della facoltà di Medicina all’Unical e il problema del rapporto con l’Hub di Cosenza. Noi come Pd abbiamo lanciato la proposta di un modello di cura che prevede l’integrazione, come avviene a Catanzaro, fra l’azienda universitaria e l’Hub cittadino. In questo modo si troverebbe una soluzione alla carenza di posti letto mettendo insieme anche la ricerca e la formazione di nuovi operatori sanitari. Mettere insieme tutte queste cose significa mettere in campo una sanità di qualità che dà risposte ai cittadini».
Un po’ quello che avete proposto al famoso convegno con Occhiuto…
«Si ma ancora né Occhiuto né De Salazar hanno risposto alle domande che avevamo posto in quell’occasione. Primo: a che punto è la realizzazione dell’azienda universitaria ospedaliera? Secondo: con quali soldi si paga il fitto all’Inail della struttura del nuovo ospedale? L’Inail chiede un ritorno del 4% dell’investimento fatto. In totale siamo a circa a 646 milioni di investimento complessivo che fanno la bellezza di oltre 25 milioni di fitto annuo. Chi e come lo pagherà? Da questo punto di vista i rendering vanno bene, però io ho fatto il consigliere comunale a Cosenza e di rendering con il sindaco Mario Occhiuto ne ho visti tantissimi, tutti belli, affascinanti. Ma i cittadini di realizzazioni ne hanno viste poche».