Reddito di merito e borse di studio, parte la sfida alla fuga dei cervelli ma la Calabria rischia la beffa: ecco perché
Le nuove norme garantiscono incentivi ai ragazzi che studiano nelle nostre università, ma se non si prevedono incentivi per le aziende che li assumono il rischio è quello di finanziare una formazione di cui godranno altri sistemi produttivi. Regione ultima in Europa per occupazione
L’amministrazione regionale di centrodestra sta puntando fortissimo sulle future generazioni. Lo scopo è quello di frenare il più possibile la fuga dei cervelli. Sta cercando di farlo sostanzialmente attraverso due misure. La prima è la nuova legge sulle borse di studio approvata all’unanimità nell’ultimo consiglio regionale su iniziativa del capogruppo di Fratelli d’Italia, Angelo Brutto, uno che proprio nei movimenti studenteschi ha mosso i primi passi in politica. La nuova legge regionale ha cercato di colmare lacune della vecchia normativa e superare soprattutto l’ostacolo dei tempi di erogazione. Le borse di studio sono finanziate infatti da tre fonti diverse: il fondo nazionale, le università e le Regioni. Il problema della Calabria è che in assenza di una normativa puntuale le erogazioni arrivavano spesso in ritardo. Si verificava quindi il fenomeno degli idonei non beneficiari per carenza di fondi. La legge proposta da Brutto prevede uno stanziamento certo ogni anno e una priorità di questo stanziamento nei fondi europei.
Reddito di merito, 15 milioni di euro all’anno per premiare i migliori universitari calabresi: contributi da 500 a 1000 euroL’altro “filone” è quello del famoso reddito di merito che Roberto Occhiuto aveva lanciato in campagna elettorale per contrastare la proposta del suo competitor Pasquale Tridico del reddito di dignità.
Quello proposto, e realizzato, da Occhiuto punta sul merito degli studenti calabresi e di chi si iscrive per la prima volta all’università. Il plafond è di 15 milioni di euro per una platea di 3500 studenti. Secondo il protocollo firmato con i rettori delle tre università calabresi verranno erogati 500 euro per chi mantiene una media del 27, 750 per chi ha una media del 28 ed infine mille euro per chi ha una media del 29. Per le matricole è previsto anche un incentivo purchè abbiano come voto al diploma di 95/100 più un posizionamento nel top 10% delle graduatorie Tolc che sarebbero i test di ingresso alle università. Questo apre un primo problema perché non tutti i corsi di laurea li prevedono e non tutte le università. Così come in tanti hanno sottolineato come il livello di selettività e la difficoltà degli esami variano sensibilmente tra facoltà e corsi di studio. Da laureato in Scienze Politiche diciamo che mantenere una media del 27 in questo corso di laurea è certamente più facile che farlo in ingegneria o fisica ad esempio.
Sono punti che dovranno essere chiariti nel prossimo futuro. Così come bisognerà accompagnare queste misure con altre. Se l’obiettivo dichiarato è quello di frenare la fuga dei cervelli ed invitare i nostri ragazzi a rimanere in Calabria a sprigionare le loro energie intellettuali, incentivare i meritevoli evidentemente non basta. Il problema è che senza una serie di misure a favore delle imprese calabresi che assumono i ragazzi il reddito di merito potrebbe trasformarsi in un boomerang. Come dimostrano i ranking del settore, i nostri atenei non hanno certo un problema di calo di iscrizioni (sia pure nel contesto generale in cui le immatricolazioni si stanno contraendo). Il problema è che dopo la laurea i nostri ragazzi vanno via per cercare prospettive di carriera di ampio respiro che la Calabria in questo momento non offre. Capiamo la difficoltà a reperire le risorse necessarie (l’assessore Minenna in conferenza stampa ha detto che già non è stato facile trovare quelle per il reddito di merito), ma uno sforzo va fatto. In caso contrario il rischio è quello di finanziare una formazione di cui poi godranno sistemi produttivi di altre regioni e di "anestetizzare" così l’effetto che si voleva conseguire.
Del resto i dati diffusi ieri da Eurostat sono impietosi: la Calabria resta tra le regioni con il più basso tasso di occupazione in tutta l’Unione europea. Nel 2025, nella fascia tra i 15 e i 64 anni, lavora appena il 46,4% della popolazione. Un dato in aumento rispetto al 44,8% del 2024, ma ancora lontanissimo dalla soglia del 50% e soprattutto dai livelli medi europei.
Davanti la Calabria, nella classifica negativa, come lo scorso anno si colloca solo la Guyana francese e subito dopo Campania e Sicilia a dimostrazione di un divario fra Nord e Sud che ancora è lungi dall’essere colmato.