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25/03/2026 ore 15.49
Politica

Referendum, Brutto (FdI): «Non era un voto politico, andiamo avanti. Il No in Calabria? Qui la magistratura pesa tanto»

Il capogruppo regionale dei meloniani analizza l’esito del della consultazione e spiega che al Sud «l’autorevolezza di giudici e pm nella lotta alle mafie è stata determinante». E sulla giunta Occhiuto dice: «Nessuno scossone, i calabresi ci hanno giudicato pochi mesi fa e tutti sappiamo come è andata»

di Massimo Clausi
Angelo Brutto, capogruppo Fratelli d'Italia

C'è poca voglia di parlare nel centrodestra dopo l'esito del referendum sulla riforma della giustizia. Nonostante il ritornello del voto tecnico e non politico, l'alta affluenza lì sembra a dimostrare il contrario. Così come le dimissioni nel Governo. Ne abbiamo parlato con Angelo Brutto, capogruppo regionale di Fdi.

Brutto si aspettava un risultato così rotondo?

«No, assolutamente no. In realtà né questa affluenza, né questa partecipazione così elevata, né la sconfitta in questi termini, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia era prevedibile».

Siccome non penso che siano tutti appassionati del destino dei magistrati, qualcuno dice che questa affluenza è un segnale politico contro il governo...

«Non c'è nulla contro il governo, questo non è un test, non è stato presentato come un test pro o contro il governo. Anzi, Giorgia Meloni è stata chiara nella dichiarazione per il sostegno al referendum. In nessun caso sarebbe stato un voto contro o pro il governo, anche perché continuare con la stessa determinazione di prima l'azione del governo».

Quindi non ci sarà nessun voto anticipato?

«Assolutamente no».

Però ci sono state le dimissioni di Delmastro e della Bartolozzi e la Meloni chiede anche le dimissioni della Santanchè, quindi qualche contraccolpo politico c'è stato…

«Ma no, ritengo sia solo una questione di sensibilità politica per vicende che vanno oltre il referendum».

La Santanché pare non abbia la stessa sensibilità…

«Vedremo».

E in Calabria? Che lettura dà del voto?

«In Calabria il No ha prevalso, abbiamo perso. Ovviamente non sono annoverabile tra quelli che il giorno dopo ritrattano la posizione. Io ho sostenuto, con il mio partito, le ragioni del Sì. Abbiamo tenuto fede al programma elettorale del governo. Ricordo che ci sono stati quattro passaggi tra Camera e Senato per l'approvazione della riforma costituzionale. L'abbiamo sottoposta al giudizio degli elettori e gli elettori l'hanno bocciata. Quindi ne prendiamo atto. Rimane, secondo me, il problema della separazione delle carriere per la piena attuazione della Costituzione. Rimane invariato il problema delle correnti della magistratura».

Voi come Fratelli d'Italia vi siete impegnati molto. Avete fatto forse due o tre iniziative al giorno, anche con leader nazionali, qua in Calabria. 

«Ci ​​siamo impegnati moltissimo perché non proponiamo e non sosteniamo riforme per le quali non siamo convinti. Quindi abbiamo fatto come solito nostra abitudine, sostenere le nostre idee».

E gli alleati? Mi pare che Occhiuto non ha fatto nemmeno un'iniziativa pubblica.

«Questa è una riforma promossa dall'intero governo. Noi ci sentiamo sentiti la responsabilità di sostenerla in modo forte, visibile, su tutto il territorio della Calabria. Altri partiti utilizzeranno strategie diverse rispetto alle nostre, ma sicuramente ci sarà stato un sostegno come il nostro».

Leggiamo il dato del referendum in chiave calabrese. Qualcuno dice che il centrodestra regionale inizia a scricchiolare…

«Il centrodestra regionale si è sottoposto al giudizio dei calabresi pochi mesi fa. Abbiamo visto tutti qual è stato il riscontro delle urne, quindi assolutamente positivo. Questo, come dicevo prima, non è un test per il governo Meloni, ovviamente non è un test sicuramente per il governo regionale. Mi meraviglia molto che alcuni sindaci che prima sostenevano il Sì, poi si sono arrestati nella corsa, e oggi giudicano questo risultato elettorale come una vittoria addirittura dell'amministrazione»

Si riferisce a Franz Caruso?

«Sì, Caruso ovviamente le ha perse tutte, quindi non sa come barcamenarsi. Scommetto che se avesse vinto il sì avrebbe fatto la medesima dichiarazione».

Il futuro della coalizione di centrodestra quindi lo vede sereno?

«Assolutamente sì».

Però il No ha trionfato soprattutto nel Sud. Come legge questo dato?

«Nel sud Italia il tentativo di far passare questa come una riforma contro i magistrati dalla parte del fronte del no è riuscito. Questa non era una riforma, non è mai stata un tentativo contro i magistrati, anzi è stata sempre una riforma tesa alla valorizzazione del merito e quindi di tutti quei magistrati che ogni giorno fanno il proprio dovere. Noi siamo sempre stati quei giovani, adesso non più giovani, a stare dietro uno striscione su cui c'era scritto Paolo Vive. Quindi la nostra posizione è quella, la nostra scuola politica è quella. Pensiamo a Giorgia Meloni che scende in campo nel '92, proprio successivamente alle stragi di Capaci e Via D'Amelio, non è mai stato un tentativo da parte del governo di Fratelli d'Italia di sottoporre alcuno al potere politico, anzi oggi l'influenza politica è più forte, è più forte visto il metodo di elezione all'interno del Parlamento, l'elezione del Csm, anche dei togati con il sistema delle correnti. Però il messaggio fuorviante che il Comitato del No ha voluto far passare, soprattutto al Sud, è stato un messaggio che è stato ricevuto dagli elettori. Quindi forse la difesa della magistratura, dei magistrati che rimangono un punto fermo al Sud d'Italia, ha colpito nel segno. Questa paura, soprattutto in territori dove la presenza della criminalità organizzata è oggettivamente più forte che in altri, il fatto che dei magistrati siano scesi in campo ha anche condizionato i risultati elettorali. L'azione della magistratura in Calabria, soprattutto nei confronti della criminalità organizzata, è forte quindi se scende in campo la magistratura ha una credibilità molto elevata. Questo al Sud ha spinto di più, secondo me, il risultato».

Fra i magistrati in prima linea c'era Gratteri, intravede per lui un futuro politico?

«Non saprei. Questa è una decisione che deve prendere lui, nessun altro. Mi limite a dire che nel Sud i magistrati hanno avuto un ruolo rilevante e comunque noi ci rimettiamo alla volontà che il popolo ha espresso con il referendum»

Perché? Che volevate fare? Un colpo di Stato?

«No, intendo dire che in altri casi la Costituzione è stata cambiata a colpi di maggioranza e non sempre è stato rispettato l'esito elettorale. I governi tecnici ne sono una dimostrazione».