Referendum, c’è chi dice Sì (anche a sinistra) e chi combatte per il No: ecco le posizioni dei protagonisti calabresi
A pochi giorni dal voto l’esito è più incerto che mai. Nette le posizioni del regista Calopresti e del procuratore Gratteri. Il presidente Occhiuto favorevole alla riforma ma con una certa timidezza. Intanto nel centrodestra c’è già la caccia a chi si è disimpegnato
Mancano una manciata di giorni al referendum sulla riforma della giustizia e il dibattito si infittisce, anzi si polarizza. Difficile oggi dare un pronostico sull'esito finale con i No che sembrano incalzare i Si molto più di quanto si poteva prevedere alla vigilia . Insomma la partita sembra tirata. Quello che colpisce sono le posizioni di chi è direttamente investito della questione: tutta l'avvocatura schierata per il Si senza se e senza ma, la magistratura compatta sul fronte opposto. Naturalmente ci sono le dovute eccezioni, ma in linea di massima la tendenza è questa. Ad esempio vota Si un liberale come l'avvocato Raffaele della Valle che nel corso della sua carriera professionale difese Enzo Tortora, protagonista di uno dei più grossi errori giudiziari italiani.
Però è evidente che se sono queste due categorie le maggiormente interessate alla riforma, il referendum ha finito per assumere un valore politico che attraversa trasversalmente i due schieramenti. Il centrosinistra è per il No ma c'è un buon pezzo che voterà Si. C'è chi lo dice apertamente e chi lo tiene sottotraccia. Nel primo caso l'esempio più lampante è il calabrese ex Ministro della Difesa, Marco Minniti, grande esperto di intelligence che non fa mistero della sua scelta, al punto da prendersi qualche invettiva dai giornali che spingono per il No. Non c'è solo lui. C'è anche l'ex parlamentare e presidente della giunta regionale, Mario Oliverio , principale esponente in Calabria dei comitati della sinistra per il Sì. Infine c'è chi voterà turandosi il naso come l'europerlamentare Mimmo Lucano che in un'intervista al “Foglio” ha detto che voterà No per disciplina di partito, ma con tormento visto quello che i giudici gli hanno fatto passare.
Referendum, da Calopresti a Gratteri
Chi invece non ha alcun dubbio è il regista e attore Mimmo Calopresti, nato a Polistena che ha partecipato all'iniziativa degli artisti per il No definendosi “un soldato della Costituzione”, «Il mio No è rispetto - ha detto- Rispetto per una Costituzione costruita dopo una dittatura. Rispetto per l'equilibrio democratico». E a proposito del fronte del No non si può non citare il Procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, da molti indicatori come il frontman del No , la figura grazie alla quale i contrari alla riforma hanno preso peso e consistenza. Al centro di diverse polemiche il Procuratore in questa battaglia dialettica non si è certo risparmiato e le sue posizioni hanno avuto una grande eco sui media nazionali.
Referendum, le posizioni scontate di Irto e Occhiuto
Più scontate le posizioni si Nicola Irto, senatore Pd e segretario regionale del partito, di Giuseppe Falcomatà, consigliere regionale del Pd e dell'europerlamentare di Sinistra Pasquale Tridico.
Così come sono scontate le posizioni di Roberto Occhiuto . In realtà il presidente della giunta regionale non sembra particolarmente appassionato al referendum. Nonostante la riforma sia vista da molti come una battaglia cara a Forza Italia, il Governatore ha partecipato poco al dibattito. SI è limitato soltanto a dare ragione ad un'intervista di Marina Berlusconi a Repubblica, in cui la figlia del Cavaliere invitava tutti a liberare il dibattito da schemi politici, pur rivendicando la riforma come tema politico caro al suo papà. Per il resto Occhiuto si è concesso una manciata di interviste sui media, ma non ha partecipato o organizzato convegni sul tema.
Più attivo il suo ex assessore e senatore di FdI, Fausto Orsomarso, che negli ultimi giorni su input del partito ha organizzato una serie di convegni e incontri in tandem con il sottosegretario agli Interni, Wanda Ferro . L'ultimo in programma a Cosenza per il 20 marzo prevede la partecipazione di Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera dei meloniani. D'altronde, come abbiamo già avuto modo di scrivere, per la premier la posta in gioco va oltre il quesito referendario e, a seconda del suo esito, si potrebbe aprire diversi scenari politici.
Allora politicamente va registrato questo paradosso tutto interno al Governo in cui quelli che si stanno spendendo di più per il referendum sono proprio i Fratelli d'Italia. Nella compagine governativa, invece, c'è chi guarda con sospetto la Lega al punto che Matteo Salvini il 12 marzo scorso ha dovuto convocare via zoom tutti i coordinatori regionali del movimento con un unico punto in agenda, il referendum appunto . Nel corso della riunione in tanti hanno sollevato gli scudi contro la narrazione secondo cui proprio la Lega sarebbe l'anello mancante dell'alleanza nella lotta per il Sì alla riforma costituzionale. Salvini non ci sta a passare come capro espiatorio di una eventuale sconfitta e ha accelerato sui gazebo in piazza. Bisogna vedere se l'accelerazione è avvenuta troppo tardi.